04/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Testimonianze da Mutur, dove sono morte almeno 18 persone. Migliaia gli sfollati in fuga
 
La guerra nel nord-est dello Sri Lanka è tornata colpendo i civili: 18 hanno perso la vita tra mercoledì e giovedì scorsi per colpi di mortaio e artiglieria e altri migliaia sono in fuga nell’area di Mutur. La Croce Rossa, che parla di 22mila sfollati, ha lanciato un appello disperato affinché si stabilisca un corridoio umanitario per raggiungere chi è rimasto senz’acqua, cibo e possibilità di cure. Il precipitare della situazione nelle ultime ore ha costretto anche il mediatore norvegese del processo di pace, Jon Hanssen Bauer, a recarsi nel Paese asiatico per parlare con governo e ribelli delle Tigri tamil, in conflitto dai primi anni Ottanta. I colloqui dovrebbero svolgersi nel fine settimana.
 
Strage di civili. Nella città di Mutur, a popolazione prevalentemente musulmana, le persone si erano rifugiate in scuole, moschee e nell’ospedale, che ora però non sono più sicuri, poiché non sono stati risparmiati dagli attacchi. Giovedì il fuoco d’artiglieria ha colpito due scuole, causando almeno 17 morti. Esercito cingalese e ribelli si sono accusati a vicenda della strage.
Secondo la coordinatrice dell’”Umanitaria Padana Onlus”, tornata martedì in Italia da Mutur e in contatto con le Suore Apostoliche Carmelitane di Trincomalee, ci sarebbero altre vittime civili: “La Chiesa di S. Antonio, che offriva rifugio a donne, vecchi e bambini tamil inermi, è stata bombardata mercoledì dall’artiglieria dello Sri Lanka: un bimbo cattolico di otto anni è morto e tre donne sono rimaste ferite. Il piccolo, come mi hanno riferito le Sorelle Carmelitane, si chiamava Arabindan e stava pranzando, quando è stato colpito dalle schegge del colpo di mortaio. Vicino a lui, c’era la madre, rimasta ferita con altre due donne”.
“Contestualmente – continua la volontaria - mi hanno detto che è stato bombardato anche l’ospedale di Mutur, a suo tempo danneggiato dallo tsunami e appena finito di ristrutturare dalla Protezione Civile italiana in concorso con la Fatebenefratelli”. Fumagalli è rimasta a Mutur e Trincomalee fino a lunedì scorso, in tempo per assistere all’intensificazione delle violenze. “Ovunque in giro c’erano soldati e qualche mezzo pesante. Dovevamo continuamente fermarci ai posti di blocco. I bombardieri passavano su Trincomalee e su Mutur, dove abbiamo sentito anche tantissimi colpi di mortaio”. Al momento l’operatrice umanitaria ha saputo che  le bambine dell'orfanotrofio femminile di Mutur, che la sua Onlus ha aiutato a ricostruire dopo il maremoto del 24 dicembre 2004, hanno fatto molte miglia a piedi per rifugiarsi in una scuola.
  Esercito cingalese
L’ultima offensiva dell’esercito. Un’area del nord-est più a sud, a partire da giovedì 27 luglio, è stata anche bombardata dall’aviazione cingalese, che aveva dichiarato di voler liberare in questo modo una fonte d’acqua “bloccata” dalle Tigri. La disputa intorno al canale Maalarivu, in realtà, resta poco chiara. I ribelli, infatti, hanno respinto l’accusa di aver preso il controllo del percorso d’acqua e hanno detto che i bombardamenti sono una reazione illogica e ingiustificata. Dopo gli attacchi aerei su Maalarivu, sono aumentati gli scontri a terra a Trincomalee e Mutur, che potrebbero continuare finché le due parti non troveranno un accordo sulla gestione del canale, che serve a irrigare i campi di migliaia di contadini. Il numero complessivo delle vittime di questi ultimi giorni non è preciso, visto che entrambe le parti tendono a esagerare i risultati raggiunti nelle loro azioni militari.
 
Negoziati in stallo. La tregua, firmata nel 2002, è stata messa in discussione dopo l’elezione del presidente Mahinda Rajapakse, un nazionalista che non vuole concedere l’autonomia nelle zone nord-orientali controllate dalle Tigri. Ad aprile, poi, dopo un attentato kamikaze nel quartiere generale dell’esercito nella capitale Colombo, l’aviazione ha ripreso a bombardare il nord-est, innescando una spirale di violenza che continua tuttora. Le trattative di pace, riprese nel febbraio scorso a Ginevra e interrotte proprio ad aprile, oggi sembrano più lontane che mai.
 
 

Francesca Lancini

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