Testimonianze da Mutur, dove sono morte almeno 18 persone. Migliaia gli sfollati in fuga
La guerra nel
nord-est dello Sri Lanka è tornata colpendo i civili: 18 hanno perso la vita
tra mercoledì e giovedì scorsi per colpi di mortaio e artiglieria e altri migliaia
sono in fuga nell’area
di Mutur. La Croce Rossa, che parla di 22mila sfollati, ha lanciato un appello
disperato affinché si stabilisca un corridoio umanitario per raggiungere chi è
rimasto senz’acqua, cibo e possibilità di cure. Il precipitare
della situazione nelle ultime ore ha costretto anche il mediatore norvegese del
processo di pace, Jon Hanssen Bauer, a recarsi nel Paese asiatico per parlare
con governo e ribelli delle Tigri tamil, in conflitto dai primi anni Ottanta.
I
colloqui dovrebbero svolgersi nel fine settimana.
Strage di civili. Nella città di Mutur, a popolazione
prevalentemente musulmana, le persone si erano rifugiate in scuole,
moschee e nell’ospedale,
che ora però non sono più sicuri, poiché non sono stati risparmiati
dagli
attacchi. Giovedì il fuoco d’artiglieria ha colpito due scuole,
causando almeno
17 morti. Esercito cingalese e ribelli si sono accusati a vicenda della
strage.
Secondo la coordinatrice
dell’”Umanitaria Padana Onlus”, tornata martedì in Italia da Mutur e in
contatto con le Suore Apostoliche Carmelitane di Trincomalee, ci
sarebbero
altre vittime civili: “La Chiesa di S. Antonio, che offriva rifugio a
donne, vecchi e bambini tamil inermi, è stata bombardata mercoledì
dall’artiglieria dello Sri
Lanka: un bimbo cattolico di otto anni è morto e tre donne sono rimaste
ferite. Il piccolo,
come mi hanno riferito le Sorelle Carmelitane, si chiamava Arabindan e
stava
pranzando, quando è stato colpito dalle schegge del colpo di mortaio.
Vicino a
lui, c’era la madre, rimasta ferita con altre due donne”.
“Contestualmente –
continua la volontaria - mi hanno detto che è stato bombardato anche
l’ospedale di Mutur, a suo tempo danneggiato dallo tsunami e appena finito di
ristrutturare dalla Protezione Civile italiana in concorso con la
Fatebenefratelli”. Fumagalli è rimasta a Mutur e Trincomalee fino a lunedì
scorso, in tempo per assistere all’intensificazione delle violenze. “Ovunque in
giro c’erano soldati e qualche mezzo pesante. Dovevamo continuamente fermarci
ai posti di blocco. I bombardieri passavano su Trincomalee e su Mutur, dove
abbiamo sentito anche tantissimi colpi di mortaio”. Al momento l’operatrice
umanitaria ha saputo che le bambine dell'orfanotrofio
femminile di Mutur, che la sua Onlus ha aiutato a ricostruire dopo il
maremoto
del
24 dicembre 2004, hanno fatto molte miglia a piedi per rifugiarsi in una scuola.

L’ultima offensiva dell’esercito. Un’area del nord-est più a sud, a partire da
giovedì 27 luglio, è stata anche bombardata dall’aviazione cingalese, che aveva
dichiarato di voler liberare in questo modo una fonte d’acqua “bloccata” dalle
Tigri. La disputa intorno al canale Maalarivu, in realtà, resta poco chiara. I
ribelli, infatti, hanno respinto l’accusa di aver preso il controllo del
percorso d’acqua e hanno detto che i bombardamenti sono una reazione illogica
e
ingiustificata. Dopo gli attacchi aerei su Maalarivu, sono aumentati gli
scontri a terra a Trincomalee e Mutur, che potrebbero continuare finché le due
parti non troveranno un accordo sulla gestione del canale, che serve a irrigare
i campi di migliaia di contadini. Il numero complessivo delle vittime di questi
ultimi giorni non è preciso, visto che entrambe le parti tendono a esagerare i
risultati raggiunti nelle loro azioni militari.
Negoziati in stallo. La tregua, firmata nel 2002, è stata messa
in discussione dopo l’elezione del presidente Mahinda Rajapakse, un
nazionalista che non vuole concedere l’autonomia nelle zone nord-orientali
controllate dalle Tigri. Ad aprile, poi, dopo un attentato kamikaze nel
quartiere generale dell’esercito nella capitale Colombo, l’aviazione ha ripreso
a bombardare il nord-est, innescando una spirale di violenza che continua
tuttora. Le trattative di pace, riprese nel febbraio scorso a Ginevra e
interrotte proprio ad aprile, oggi sembrano più lontane che mai.