Corruzione, crisi economica, dissidenti in cerca di asilo politico, fuga dalla città: un paese in crisi
scritto per noi da
Angela Zanella
Tempi
difficili per lo Zimbabwe. Corruzione, crisi economica, dissidenti in cerca di
asilo politico, fuga dalla città si intersecano e si aggrovigliano tra di loro
rendendo il quadro della situazione abbastanza complicato.
Corruzione. Il 3
agosto, il ministro della Giustizia Patrick Chinamasa viene prosciolto
dall'accusa di aver ostacolato il corso della giustizia. L'accusa era di aver
influenzato nel 2004 i testimoni in un processo per violenza politica che
vedeva coinvolto il ministro della Sicurezza nazionale, Didymus Mutasa, vicino
al presidente Robert Mugabe. Chinamasa non sarà processato perchè i magistrati
temono intimidazioni politiche dopo che Mutasa li ha accusati di essere tutti
membri del partito dell'opposizione Movimento per il Cambiamento Democratico
(Mdc). Continua, invece, l'iter giudiziario per le altre persone sotto
inchiesta per lo stesso reato. A marzo altri 20 sostenitori di Mutasa sono
stati condannati a due anni di prigione per violenza politica, ma il ministro
non è stato coinvolto.
Asilo politico. Il 2
agosto, il Tribunale di Asilo e Immigrazione della Gran Bretagna decreta che i
richiedenti asilo politico dallo Zimbabwe che si vedono bocciata la richiesta
possono essere rimandati in patria, perchè non corrono veri rischi nel proprio
paese. Lo Zimbabwe si dice pronto ad accoglierli e Chinamasa dichiara che le
voci di presunti maltrattamenti e persecuzioni sono infondate. Eppure sei anni
fa molti dissidenti hanno lasciato il paese, e l'Mdc denuncia le torture
inflitte ai suoi membri. Per il presidente Mugabe queste persone sarebbero
state incitate dagli inglesi a lasciare lo Zimbabwe e addita le sanzioni
imposte dai paesi occidentali come causa della crisi economica del paese.
Crisi economica. Gli
zimbabwani hanno tempo fino al 21 agosto per cambiare le vecchie monete. La
banca centrale il 31 luglio ha deciso di togliere tre zeri da tutte le
banconote e di svalutare il dollaro zimbabwano del 60 percento per far fronte
all'inflazione. Per gli economisti, però, la decisione non porterà ad una
rivalutazione della moneta: sarà più facile fare i conti ma i prezzi saranno
aggiornati senza che ci sia un vero cambiamento. Da parte sua Gideon Gono,
governatore della banca centrale, accusa gli imprenditori privati di promuovere
il riciclaggio di denaro e il mercato nero. In una settimana sono state
arrestate almeno 125 persone. Di fatto lo Zimbabwe ha il tasso d'inflazione più
alto del mondo, pari al 1200 percento.
Ruralizzazione.
Fuga dalla città. Centinaia
di persone lasciano la capitale Harare per la campagna: in città la
disoccupazione tocca picchi del 70 percento e il costo della vita è troppo
alto, a partire dagli affitti. L'anno scorso tra maggio e luglio si è svolta
l'Operazione Murambatsvina, voluta dal governo per "restaurare
l'ordine", ma ribattezzata "Scaccia Sporcizia" o "Tsunami
Zimbabwano": per eliminare le strutture considerate illegali e combattere
il diffondersi di epidemie, il presidente Mugabe ha fatto radere al suolo
numerose case e chioschi dei sobborghi di Harare, lasciando senza tetto e senza
lavoro oltre 700.000 persone, ma colpendone in modo indiretto circa 2,4 milioni,
secondo l'Onu. Per il governo i cittadini coinvolti sarebbero 120.000.
L'operazione ha scatenato un esodo verso le campagne, dove gli abitanti di
Harare hanno formato una nuova comunità guardata con sospetto da chi già viveva
nelle aree rurali perchè spesso si costruiscono una casa senza avere un terreno
da coltivare o animali e quindi sono considerati la causa dell'aumento di
furti, violenza e prostituzione.
Mugabe
nega ogni responsabilità e accusa i paesi stranieri e gli oppositori interni di
boicottare ogni sua iniziativa. Chi critica il presidente lo accusa di essere
un despota che ignora la democrazia, decima l'economia e manovra le elezioni
politiche. Sono tutti troppo impegnati ad accusarsi a vicenda per cercare una
soluzione.