Armi non convenzionali su Gaza: la testimonianza del medico dell'ospedale di Shifa
Joma al Saqqa è un chirurgo dello Shifa hospital di Gaza
che ha curato molte delle vittime di queste ultime settimane di bombardamenti.
Il dottor Saqqa ha visitato numerosi pazienti colpiti da armi non convenzionali
e racconta quello che ha visto.
“Gli attacchi israeliani delle ultime settimane sono stati
particolarmente violenti. Israele, nonostante l’apertura del fronte libanese,
non ha cessato di bombardare la striscia di Gaza e non ha esitato a usare anche
armi particolari, munizioni che non erano mai state impiegate prima. Siamo nel
sesto anno di intifada e, prima d’ora, non avevo mai visto ferite del tipo di
quelle giunte all’ospedale negli ultimi tempi. Sono circa una ventina di
persone ogni giorno quelle che si presentano in ospedale con ferite evidentemente
provocate da bombe non convenzionali”.
Queste armi sono mortali?
“Non necessariamente, dipende dall’entità del contatto con
quelle sostanze. Diverse persone sono sopravvissute, ma, dal 25 giugno a oggi,
sono almeno 150 quelle che sono rimaste uccise da questo tipo di armi. Quaranta
di loro erano bambini. Ci sono anche altre 550 persone rimaste ferite, anche
quelle in gran parte bambini, donne e anziani. Nelle ultime quattro settimane,
il bilancio complessivo degli attacchi –convenzionali e non- sulla Striscia è di 178 morti e 1100 feriti”.
Come riconosce le vittime di bombardamenti non
convenzionali?
“E' una cosa molto strana: i corpi di molte delle vittime
sono giunti allo Shifa hospital completamente fusi. Al punto di assumere un
colore scuro come il carbone. Spesso erano letteralmente spezzati. I feriti,
invece, presentavano delle zone del corpo gravemente ustionate, con le
bruciature che avanzavano all’interno fino alle ossa distruggendo muscoli e
organi. Alcuni dei feriti avevano le ossa degli arti completamente esposte e
bruciate, senza più tessuti sopra. Nella maggior parte di questi casi, la sola
cosa che abbiamo potuto fare è stata la completa amputazione di uno o più arti.
Non avevamo scelta ”.
Come avviene il contatto con queste sostanze?
“A quanto pare, il solo contatto con le schegge di queste
munizioni con il viso o altre parti del corpo produce bruciature che, quando
colpiscono il volto, rendono le persone completamente irriconoscibili anche
dalle proprie famiglie. Le persone ferite da queste misteriose armi hanno
raccontato di potenti esplosioni, dopo le quali tutto quel che avevano intorno
prendeva fuoco. Questi testimoni raccontano di aver cercato di fermare il fuoco
con acqua o sabbia, tutti riferiscono che “le fiamme tornavano ancora e ancora
più alte”.”
Vestiti e capelli erano bruciati? I bombardamenti al
fosforo su Falluja avevano lasciato intatti i tessuti degli abiti delle
vittime...
“No, in questo caso era bruciato tutto, anche gli abiti e i
capelli. Ci sono stati casi di corpi che esternamente presentavano decine di
schegge. Solo che, una volta aperti per l’autopsia, quelle schegge non c’erano
più. I tessuti interni erano pesantemente danneggiati ma delle schegge non
c’era più traccia, nemmeno ai raggi x”.
Avete fatto delle indagini?
“Queste armi, come dicevo, causano dei gravi danni interni,
al fegato, all’intestino, alla milza. Bruciature che, evidentemente, non sono
provocate dal fuoco, ma da qualcosa di sconosciuto per noi. Abbiamo pensato al
fosforo o altre sostanze chimiche, solo che il nostro laboratorio chimico è
stato completamente distrutto dall’aviazione israeliana due anni fa. Dunque non
abbiamo la possibilità di fare delle analisi. Ci sono stati altri casi di
pazienti che all’esterno del corpo non presentavano alcun tipo di schegge ma,
all’interno, abbiamo trovato il fegato e la milza a pezzi. Ho chiesto ad alcuni
colleghi italiani cosa potesse essere e ho mandato loro delle immagini. Mi
hanno risposto che le bruciature profonde potrebbero essere causate dal fosforo,
oppure potrebbe trattarsi di energia laser (armi a energia diretta, ndr.) e
mi hanno promesso di venire per indagare”.
Mi dica di più sulle schegge...
“Ci tengo a ripetere che la cosa più strana è non riuscire a
vedere le schegge di queste armi con i raggi x. Finché una volta, per caso,
mentre stavo facendo un’operazione ho toccato con le mani uno di quei frammenti
all’interno di un corpo in cui i raggi x non avevano evidenziato nulla. Sono
fatti di un materiale nero, non metallico e molto leggero, ma devastante per la
carne. Ho conservato alcuni di quei frammenti e anche campioni dei tessuti
intaccati, sperando che qualcuno dei comitati medici internazionali possa
studiarli. Ma fin ora gli israeliani hanno impedito l’ingresso nella striscia
di Gaza a medici italiani, anche il console italiano che veniva a Gaza a
portare farmaci è stato fermato. Ma non solo, alle volte avremmo bisogno di
indirizzare alcuni pazienti all’estero dove potrebbero essere curati, ma a
causa dell’assedio tutto ciò è oggi impossibile”.
Com’è la situazione in generale nell’ospedale di Gaza?
“Siamo chiusi dentro una prigione: i farmaci non possono
entrare, le commissioni mediche internazionali nemmeno, i pazienti non possono
uscire. Ora ci mancano medicine, soprattutto quelle di emergenza, e molte delle
nostre attrezzature mediche sono fuori uso. Abbiamo corrente elettrica otto ore
al giorno grazie ai generatori, che però vanno a gasolio. Fortunatamente ieri
abbiamo ricevuto alcune scorte di combustibile mandate dall’Unione Europea.
Questo ci dà un minimo di indipendenza, ma nel resto della Striscia non ci sono
molti generatori. Oltre a ciò, anche il sistema fognario e le capacità di
prelevare acqua dai pozzi sono compromessi. Ora l’ospedale è completo, anzi, è
sovraffollato”.