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Fine dicembre 2004: il massiccio primo ministro ucraino, il filo-russo
Viktor Yanukovych – successore designato dell’allora presidente Leonid Kuchma
–
vede i suoi sogni di potere crollare sotto la marea rivoluzionaria arancione
che invade le strade e le piazze innevate di Kiev per contestare la sua
vittoria alle elezioni presidenziali. Dopo un drammatico braccio di ferro tra
il regime sostenuto da Mosca e l’opposizione sostenuta da Washington, Yanukovych
è costretto a cedere il passo al leader arancione filo-occidentale Viktor
Yuschenko e ad accontentarsi del ruolo di leader dell’opposizione.
Yuschenko ha scelto
per non perdere il potere. Mercoledì notte, dopo giorni e giorni di
febbrili ed estenuanti trattative e consultazioni tra i partiti delle due
coalizioni, gli “arancioni” filo-occidentali (Nostra Ucraina di Yuschenko e Blocco
Yulia Tymoshenko) e i “rosso-blu” filo-russi (Partito delle Regioni di
Yanukovych, Socialisti di Moroz e Comunisti di Simonenko), il presidente
ucraino ha conferito al suo avversario Yanukovych l’incarico di primo ministro
per
formare il nuovo governo (oggi il voto in parlamento).
Ma formalmente c’è
stato un accordo politico. Ufficialmente però, la decisione di Yuschenko è
stata presa in base a un patto di unità nazionale, il cosiddetto “Universale”
(nome ricorrente nella storia ucraina delle intese politiche), ideato per costringere
il futuro governo Yanukovych a non discostarsi dalla politica filo-occidentale
e liberista del governo arancione: in particolare il nuovo esecutivo dovrebbe
impegnarsi
a portare avanti il processo di adesione dell’Ucraina alla Nato, all’Ue e al
Wto, proseguire sulla strada delle liberalizzazioni economiche e mantenere l’ucraino
come unica lingua nazionale.
Porà: “Yanukovich non
rispetterà i patti”. Se nella Suprema Rada saranno i 129 parlamentari della
Tymoshenko ad opporsi al nuovo governo di unità nazionale guidato da Yanukovych
– del quale faranno parte anche esponenti arancioni del partito presidenziale
–, fuori, per le strade di Kiev, saranno i giovani di Porà – il movimento più
combattivo della rivoluzione del 2004, quello sponsorizzato dal miliardario
statunitense George Soros – a dare battaglia contro questo ritorno al passato.
“Combatteremo
questo governo – ha dichiarato a PeaceReporter
Sergiy Taran, direttore del dipartimento di analisi politica di Porà – perché
siamo certi che chi ha truffato il popolo ucraino in passato continuerà a farlo
in futuro, perché sappiamo che per Yanukovych il patto che ha firmato è carta
straccia: a lui, come a tutti in questo paese, interessa soltanto il potere.
Una volta a capo del governo, farà quello che vorrà, ignorando ogni impegno
preso. Yuschenko può dire quel che vuole, ma oggi l’Ucraina sta facendo un deciso
passo verso il passato”. Enrico Piovesana