04/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Presentata dall’esercito israeliano come la capitale di Hezbollah, era molto meno importante
Prima della ‘guerra di luglio’, come i libanesi chiamano l’offensiva israeliana iniziata il 12 luglio scorso, nella piazza principale di Bint Jbeil un tank israeliano era esposto come un monumento. Era un carro armato catturato dai miliziani di Hezbollah prima della ritirata israeliana del 2000 ed era il simbolo di quella che i miliziani sciiti hanno sempre presentato come una loro vittoria.

miliziani di hezbollahLottare con la memoria. Il tank è ancora là. I militari israeliani hanno provato a spostare quel fastidioso ricordo, ma non ci sono riusciti e si sono accontentati di distruggere tutte le bandiere di Hezbollah che erano state poste sul veicolo. Hanno distrutto invece un altro simbolo della piazza principale di Bint Jbeil: il pugno chiuso di cemento bianco che, circondato di fiori, ricordava la lotta del passato. Bint Jbeil, o la ‘figlia della piccola montagna’, come la chiamano i suoi circa 3mila abitanti, è a 122 chilometri da Beirut, poco prima del confine con Israele. Adesso è stata trasformata in un campo di battaglia tra Hezbollah e Tsahal, l’esercito israeliano. La stampa d’Israele, nelle ore che precedevano l’attacco, la presentava come ‘la capitale di Hezbollah’, conquista strategica e simbolica determinante della guerra in Libano. In realtà non è così, ma ogni guerra ha bisogno della sua propaganda e il comando militare israeliano, dopo 900 vittime (delle quali solo 80 erano combattenti) ed episodi come la strage di Cana, ha bisogno di sbandierare dei successi che non arrivano. Anzi il bilancio dell’attacco dell’esercito israeliano, fino a questo punto, è deficitario. Dopo più di 20 giorni di guerra, Hezbollah è riuscita a mantenere inalterata la pressione del lancio di missili su Israele, dimostrando un’organizzazione e una capacità di resistenza che forse i militari d’Israele non si aspettavano. La pressione internazionale cresce, e allora bisogna mostrare all’opinione pubblica interna che le stragi non sono inutili, ma che al contrario l’esercito israeliano sta ottenendo dei grossi risultati. Ecco allora il mito di Bint Jbeil.

un'anziana di bint jbeilUna mossa per la tv.
La realtà è diversa. Bint Jbeil è un luogo importante per i libanesi che appoggiano Hezbollah. Le sue strade sono piene di bandiere e manifesti dei leader e dei martiri della milizia sciita, ma ha più un valore simbolico che strategico. La chiamano anche ‘la capitale della resistenza e della liberazione’, ma per il motivo che a Bint Jbeil si sono sempre vantati di essere la città del sud che ha aiutato di più, e volontariamente, la lotta degli Hezbollah. Una lotta che prima di tutto era contro un esercito invasore e non per motivi ideologici o religiosi. Differenza che non ha cambiato la situazione delle circa 400 famiglie che sono rimaste intrappolate nella cittadina quando l’esercito israeliano ha attaccato in forze. “Gli aeroplani hanno cominciato a passare sopra le nostre teste”, racconta su un blog un ragazzo di Bint Jbeil, “la gente era terrorizzata, poi è stato l’inferno. Quasi tutte le case sono semidistrutte e combattevano strada per strada”. Prima dell’azione di forza gli israeliani avevano invitato la popolazione civile ad abbandonare l’area, ma “le vie di fuga non sono meno pericolose del restare in città e poi molti non sapevano dove andare. Sono tante le persone che, avendo già conosciuto l’esperienza della guerra e dell’occupazione, hanno deciso di restare, ma nessuno si aspettava una pioggia di fuoco di queste dimensioni”. L’esercito israeliano, dopo aver espugnato la cittadina, si è ritirato il 29 luglio scorso e questa mossa contrasta con la teoria della conquista strategica indispensabile. Il 31 un convoglio della Croce Rossa Internazionale è riuscito a entrare in città, denunciando l’allarmante situazione umanitaria. Il 1 agosto sembrava che i tank di Tel Aviv stessero per rioccupare la posizione, ma poi hanno volto il loro interesse a un’altra località. I ragazzi di Bint Jbeil hanno organizzato un sito che parla della cittadina e dove stanno raccogliendo le mail di solidarietà da tutto il mondo, forse stupiti loro stessi della popolarità guadagnata dalla loro piccola cittadina. Evidentemente ignorano che le guerre moderne si combattono anche sui giornali e sui telegiornali.

Christian Elia

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