Le università in Iraq sono nelle mani dei movimenti religiosi, nonostante i divieti
Scritto per noi da
Erminia Calabrese
“Ormai l'insegnamento in Iraq ha aperto le porte agli
ulema. Le milizie preferiscono i ragiul
al-din (gli uomini di religione) ai professori”. È Hussein al Durri, ex
rettore dell'università di Baghdad, a parlare. Al Durri adesso si trova in
Egitto e lavora alla Lega Araba. “Ci sono tanti problemi ora in Iraq per quanto
riguarda l'insegnamento. Le università sono diventate sede di movimenti
politici e religiosi che organizzano varie attività all'interno dell'ateneo”.
Voglia di fuggire. “Questi movimenti cercano anche di influenzare la politica
del governo iracheno e di imporre le loro idee agli studenti. Ci sono molti
giorni di sciopero o di attività in cui l'insegnamento non è possibile”. È la
voce di Solam al Giumail, ex docente universitario e ora membro del parlamento
iracheno.
Saad al Hadith, professore di Scienze Politiche
all'università di Baghdad, è rimasto nella sua città. A differenza degli altri
la fortuna non ha bussato alla sua porta e lui ancora l'aspetta. “Sto cercando
una possibilità di lavoro all'estero. Ho spedito il mio curriculum alle
università di molti paesi arabi ma è un periodo molto difficile. Qui, intanto,
un professore che si oppone a questi movimenti ha molti problemi. Per questo
molti sono andati via da qu”. “Più di trenta professori della mia facoltà di
scienze politiche sono andati a vivere fuori dall'Iraq. Millecinquecento sono
i
professori che hanno lasciato il Paese lo scorso anno, e da quest'estate penso
che siano stati mille. Si sono recati nei paesi arabi o nel golfo, alcuni anche
in Europa. Ma sostituirli non è un problema. Ci sono dottorandi e assistenti
pronti a prendere il loro posto ”, aggiunge.
Impotenza del Governo. Come se non fosse bastata la guerra, anche i movimenti
politici e religiosi hanno arrestato, almeno in parte, l'attività didattica.
Non sono movimenti contro l'occupazione, Saad ci tiene a precisarlo “No, non
sono movimenti di resistenza. Molto spesso questi movimenti sono in opposizione
al governo, ma hanno scopi diversi. Se prima erano contro le truppe di
occupazione, ora lo scontro è diventato tra le confessioni. Lo scopo è creare
scontri e discordia tra sunniti e sciiti. Ogni studente o professore che prende
le distanze da questi movimenti e non entra nel loro club è costretto a
trasferirsi in una altra sede dove può trovare maggiore sicurezza. La religione
all'interno dell'università gioca un ruolo molto importante. Parlo della
religione che si basa sull'importanza di un gruppo confessionale su un altro,
quella religione che impartisce precetti negativi, dove i vari dirigenti non
fanno che ribadire la prevalenza di un sunnita su uno sciita e viceversa”.
Intanto il governo, nonostante la sua debolezza, poche settimane fa ha
varato un decreto che proibisce ogni sorta di attività politica o religiosa
nelle università. “Questa è una decisione che resterà solo sulla carta
–commenta Saad - perché nessuno, nemmeno il governo, ha il controllo sui
movimenti politici e religiosi che hanno guidano le università irachene. Sono
le milizie ad avere il controllo, sono potenti e dispongono di molti soldi.
Loro interferiscono su tutto anche su di me. È impossibile che questa legge
possa entrare in vigore”.