“Vogliamo dimostrare che gli Israeliani e i Palestinesi partono come un unico
gruppo, non due. Supereremo insieme ostacoli e pericoli”. Così Ziad Darwish, giornalista
palestinese, ha presentato la missione Rompere il ghiaccio che partirà il 1 gennaio
2004 per l’Antartide. La spedizione è composta da quattro Palestinesi e quattro
Israeliani, sei uomini e due donne. Il loro obiettivo è quello di scalare un picco
inesplorato dell’Antartide, che raggiungeranno dal Cile meridionale, navigando
attraverso il Passaggio di Drake, considerato uno dei tratti di mare più pericolosi
al mondo.
L’interesse scientifico del progetto è rilevante, ma l’obiettivo principale dell’avventura
è simbolico: gli otto esploratori vogliono dimostrare che le due comunità possono
lavorare insieme. Pur divise da differenze politiche e religiose, la collaborazione
e la coesistenza pacifica sono possibili, anzi necessarie.

“Non siamo dei semplici pacifisti”, dice Heskel Nathaniel, il coordinatore dell’iniziativa.
I componenti del gruppo hanno vissuto esperienze forti, trovando proprio in queste
la volontà di dare un esempio positivo. Doron Erel e Avihu Shoshani, ad esempio,
sono due israeliani che hanno prestato servizio militare per anni nei temutissimi
corpi speciali delle forze armate d’Israele.
Suleiman al-Kathib, palestinese, ha scontato dieci anni di prigione per azioni
contro le truppe israeliane, come Nasser Quos, che per la stessa accusa, di anni
in carcere ne ha trascorsi tre. Il fratello di Ziad Darwish, l’organizzatore della
spedizione, è morto sotto il fuoco dell’esercito di Israele nel 1982, durante
una operazione nei Territori Occupati.
La spedizione è organizzata da
Extreme Peace Missions, un’associazione che vuole sostenere il confronto e il dialogo tra popoli in
guerra attraverso la condivisione di esperienze estreme, in cui collaborare è
vitale. In questa avventura, tranne Erel e Nathaniel, nessuno dei componenti ha
precedenti esperienze di scalate in montagna. Gli altri membri del gruppo svolgono
i lavori più vari: uno è avvocato, un altro è insegnante di educazione fisica,
un altro ancora è allenatore di calcio e c’è anche un giornalista.
Una volta giunti sulla vetta in Antartide, gli otto membri del gruppo terranno
una cerimonia simbolica per dare un nome benaugurante al picco, che non è stato
ancora battezzato.
Christian Elia