La storia dello Zambia è scritta anche con il rame. Ma a guadagnarci non sono i minatori
scritto per noi da
Angela Zanella

Martedì 25 luglio 2006, nella
miniera di rame di Chambisi, della compagnia statale China Nonferrous Metal Mining
(CNMM), sei minatori vengono feriti da arma da fuoco in un violento scontro tra
polizia, lavoratori e proprietà causato, secondo il sindacato dei minatori, dal
mancato aumento dei salari ai lavoratori della compagnia, tra i più sottopagati
dell'industria del rame. Il sindacato accusa alcuni manager cinesi di aver
sparato ai minatori. Accuse respinte, a sparare è stata la polizia, dicono.
Giovedì
27 luglio 2006. Il lavoro riprende a Chambisi. La polizia dice che i minatori
sono stati feriti da "personale" della miniera, ma non specifica chi.
La CNMM ribadisce: a sparare è stata la polizia.
Lo
Zambia è un paese la cui storia si scrive anche con il rame, che nel 2005 è
protagonista di un nuovo boom grazie alle richieste di paesi stranieri come
Cina e India. Il prezzo del rame è di nuovo alto dopo lo stallo degli anni '80
e '90 e lo Zambia ne è oggi il primo esportatore africano. Ma a guadagnarci non
sono i minatori. Anche negli anni '60 il paese ha vissuto un boom ramato. Con
l'indipendenza del 1964, lo Zambia si sentiva forte: c'era voglia di fare, di
creare case, servizi, divertimenti; le autorità costruivano infrastrutture,
facevano progetti. Anni di pianificazione centralizzata, però, hanno creato una
cultura di dipendenza dallo Stato e lo Stato si è accorto di non poter
sostenere tutti i servizi. La povertà di fondo e una politica urbana
insostenibile hanno fatto sì che le abitazioni venissero assorbite in
stabilimenti informali e una congiuntura economica internazionale sfavorevole
hanno contribuito al crollo del prezzo del rame. A fine anni '70 lo Zambia era
in crisi.

L'anno scorso il prezzo del rame è di nuovo salito, ma nel frattempo
sono cambiate molte cose. Nel 2000 la parastatale Zambia Consolidated Copper
Mines (ZCCM), che aveva il monopolio, ha venduto a privati, entrando come socia
minoritaria in alcune compagnie. Il prezzo del rame era basso e la
disoccupazione dilagava ma le aziende straniere avevano fatto un ottimo affare:
oggi le più forti sono la Konkola Copper Mines (KCM), la Mopani Copper Mines e
la Bwana Mkubwa Mines. Ma di zambiano c'è poco più del nome. La KCM appartiene
per il 51 percento ad una compagnia di Londra, per il 29 percento a una delle
Bermuda e per il resto alla ZCCM. La Mopani é per il 73 percento di un'azienda
svizzera, per il 10 percento della ZCCM e per il 17 percento della First
Quantoum Minerals di Vancouver, unica proprietaria della Bwana. Il prezzo del
rame è sei volte superiore al 2000, ma i minatori non se sono accorti. Rayford
Mbulu, presidente dell'Unione dei minatori dello Zambia, è critico con le
compagnie perchè non danno ai minatori salari decenti e preferiscono assumere
i
ragazzini che lasciano la scuola perchè si accontentano di un contratto a breve
termine e di una paga misera. I minatori non hanno assicurazione medica, il
risarcimento per infortunio è raro, la pensione non esiste.
Molte cave nuove
sono state aperte, aumentando la richiesta di forza lavoro, ma i minatori
chiedono anche investimenti nel sociale: le strade sono dissestate, i rifiuti
ovunque, il servizio idrico inadeguato. Per il vice presidente della KCM
Augustine Seyuba gli zambiani sono abituati a vedere le cose negative del loro
paese ma dovrebbero imparare ad apprezzare le cose positive. Le maggiori
compagnie stanno cominciando a muoversi nel sociale ma c'è ancora tanto da
fare. La Camera delle miniere, intanto, sta negoziando con il governo alcuni
tagli al sistema di tassazione a favore del settore del rame. Industrie,
capitali stranieri, negoziazioni governative. E i minatori?