03/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La solidarietà tra i libanesi ha cancellato la linea verde tra Beirut Est e Ovest
Scritto per noi da
Erminia Calabrese

Hassan e Joseph, due ragazzi libanesi di 20 anni, vivono in due diversi quartieri di Beirut
 
Joseph Nawfal. “Abito a Dikewna, un quartiere a Nord di Beirut. Da quando è scoppiata la guerra, quel mercoledì nero, tutti dicono che questa zona, essendo abitata da cristiani, è abbastanza tranquilla. Forse questo è vero visto che i bombardamenti israeliani sono stati, soprattutto, concentrati nel sud del paese. Dopo il 12 luglio 2006 le nostre vite sono cambiate, e non esagero se dico per sempre. Le nostre giornate adesso si somigliano tutte, stiamo lì, in casa ad aspettare, senza sapere cosa. Un’altra bomba o un’altra promessa di tregua non mantenuta? Nel mio quartiere ci sono molti rifugiati. Appena arrivano, tutti hanno il cuore pieno di paura: paura di restare vittime di un bombardamento durante il tragitto, e la paura di non essere accolti dalle famiglie cristiane, dopo tanti anni di guerra civile. Ora sono qui e dormono nelle scuole, nei giardini pubblici, nelle fabbriche e nelle università. Provo una gioia immensa nel vedere che la gente del sud è stata accolta a braccia aperte dai loro fratelli cristiani. Ogni giorno cerchiamo di fare il possibile per aiutarli e farli sentire come a casa loro. Questa guerra è atroce, non risparmia nessuno. Mi sveglio la mattina e mia mamma è già in cucina a preparare cibi libanesi per le famiglie rifugiate nella scuola vicino alla nostra casa. Ero piccolo durante la guerra civile, ma alcune immagini e sentimenti li ricordo perfettamente. È la prima volta che veramente sento che il popolo è unito, e che c’è una solidarietà che prima non esisteva. Da quando è scoppiata la guerra trascorro i miei giorni in questa scuola tra gente innocente che è dovuta fuggire. Gioco coi bambini e racconto favole. Ho messo da parte i miei studi e i miei esami universitari. Adesso non c’è tempo per quello, è più importante fare qualcosa per gli altri".
 
Hassan Fadel. “Durante la prima notte di guerra stavamo dormendo. All'improvviso io e la mia famiglia ci siamo svegliati col rumore dell'attacco israeliano sui quartieri alla periferia sud di Beirut: Haret Hreik, Goubeiry, Mcharafiyye. In tutti questi quartieri quasi ogni giorno ci sono attacchi. Io abito a Tayyoune. Il rumore degli aerei israeliani è molto forte, così io e la mia famiglia ci rifugiamo in una sola stanza perché abbiamo paura e vogliamo stare insieme. Mia sorella piccola piange tutto il giorno e diventa molto nervosa, nemmeno le carezze di mia madre riescono a calmarla. Le bombe continuano a cadere sul mio Paese e molta gente si nasconde nei rifugi. Altri invece si sono spostati nei quartieri cristiani o sulle montagne. Nel mio quartiere non ci sono più negozi aperti ormai e non ci sono più automobili per le strade. Cibo e acqua scarseggiano. Il direttore della mia scuola ci ha accolti ad Asharafiyye e ci ha distribuito del cibo, così come i movimenti sociali e le associazioni di beneficenza cristiane. Ci sono dei volontari che raggruppano i bambini, gli portano dolci e li fanno giocare. Nelle scuole ci sono molti malati ma le medicine non ci sono. Ora da alcuni giorni non c’é elettricità e la sera accendiamo le candele. Sono felice perché sia i cristiani che i musulmani sono uniti e non approvano quel che sta facendo Israele. Nello stesso tempo sono triste perché Israele continua a bombardare. Io qui sono più al sicuro rispetto alla gente al sud, ma non ne posso più di sentire ogni giorno il rumore delle bombe. Nell'ultimo massacro, domenica a Qana, sono morti molti bambini. Spero che il mondo non resti a guardare come ha fatto finora, e non aspetti che sia Washington a dire ‘basta’ a Israele, perché questo non accadrà".
 
 
Categoria: Guerra
Luogo: Libano
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