Il presidente Cobolli Gigli ci spiega il perché dell'appello 'Uniti per la pace' lanciato dalla Juventus

“La guerra è il peggiore degli strumenti per risolvere le
questioni. Siamo contro ogni metodo violento. La violenza non porta a nulla”.
Con queste parole Giovanni Cobolli Gigli, presidente della Juventus, ci spiega
con chiarezza i perché dell’appello che la società sportiva ha lanciato contro
la guerra in Medio Oriente. “Le tragiche notizie che
arrivano dal Medio Oriente ci feriscono profondamente – aveva dichiarato la
Juventus - E’ impossibile restare indifferenti alle violenze che giorno dopo
giorno colpiscono quei Paesi. Il calcio ha il dovere di essere portavoce di
valori positivi, tra cui quello della pace. La Juventus si unisce ad altre
società di calcio italiano nel mostrare il proprio dolore per quanto sta
accadendo”.
Ma Cobolli va oltre: “Questo appello è
un tentativo per cercare di far riflettere chi di dovere su quanto sta
accadendo, in modo da stimolare la loro buona volontà. L’unica soluzione è la
pace, lo è sempre. Con la guerra non si arriva a niente. Lo sport e il calcio,
da grandi attrattori di audience quali sono, hanno quindi la grande
responsabilità di dirlo a chiare lettere”.
È comunque la prima volta che la
Juve spende il suo nome in un appello così ‘politico’?
“Da ora in poi la Juventus sarà sempre
pronta a intervenire di fronte a drammi simili. Sembreranno messaggi inusuali
per una squadra di calcio, ma riteniamo opportuno che tutte le madri, i padri,
i giovani che ci seguono siano stimolati a riflettere su quanto accade nel
mondo. È anche un’ottima opportunità per smitizzare il calcio e
restituirgli il giusto peso. Nella vita ci sono ben altre questioni che non il
gioco del pallone. E, tengo a sottolineare, che non si tratta di un modo per la
Juve di lavarsi dalle colpe passate, la società non è nuova a concreti atti di
solidarietà in molti campi. È invece un’ottima occasione per rimettere tutti al
proprio posto e per ricordare che il calcio è solo uno sport, bello e
divertente, ma solo uno sport. Quindi usiamolo per comunicare grandi messaggi
di pace, di solidarietà. Usiamolo per dire no alla guerra”.
Perché adesso?
“Perché la tragedia è impellente e in più in Medio Oriente il
calcio italiano è molto seguito. I nostri calciatori sono amati, in particolare
la nostra nazionale, a cui la Juventus
ha dato tanto. Quindi spetta anche a noi far sentire tutta la nostra
solidarietà e buona volontà. Noi interverremo per quanto ci competerà e
stimoleremo la nostra fetta di mondo ogni qual volta sarà necessario”.
Insieme e come l’Inter?
“In questa questione ci troviamo umanamente a pensarla come
Massimo Moratti e la sua Inter. Ci ritroviamo ad avere intenti comuni. Ci viene
naturale: davanti a eventi così catastrofici non c’è altra posizione. Ripeto,
la guerra è il peggiore degli strumenti e non è mai la soluzione”.