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Convivenza in frantumi. Il regime di Saddam Hussein
aveva causato laceranti divisioni, imponendo il dominio della minoranza
sunnita sui curdi e sugli sciiti con la
violenza. I massacri e il regime di polizia assicuravano la gestione centrale
del potere, ma l’odio che nutrivano motivatamente verso il dittatore le
popolazioni del nord (curdo) e del sud (sciita), anche quando il regime è
andato in pezzi sotto le bombe delle forze della Coalizione, non ha mai messo
in discussione l’unità dell’Iraq.
Esodo di massa. L’elemento di novità è proprio
questo: la gente si sfolla da sola. L’Iraq, dopo l’attacco delle forze della
Coalizione nel marzo 2003, è costantemente attraversato da colonne di profughi
in fuga dai combattimenti, dai rastrellamenti e dai bombardamenti. Ma adesso le
famiglie scelgono di abbandonare il villaggio o la città dove hanno sempre
vissuto per recarsi in altri luoghi dove sentirsi più al sicuro. “Ogni giorno
ho visto famiglie partire con tutti i mezzi a disposizione”, racconta ad al-Jazeera
Abdullah Abdul Kareem Abdul Sattar, il comandante del contingente
dell’esercito iracheno a Nasser Wa Salaam, “circa 1500 famiglie sciite hanno
abbandonato la città, un’enormità per una cittadina di più o meno 80mila
abitanti, spostandosi verso luoghi dove si sentono più sicuri. Abbiamo fatto di
tutto per trattenerli e rassicurarli, ma non ce stato verso di convincerli.
Molti di loro hanno scambiato la casa con amici sunniti di altre città. Sono
già 800 le nuove famiglie sunnite arrivate in città”.
Un Paese stravolto. Nasser Wa Salaam non è
l’unico esempio. Lo stesso fenomeno di fuga sciita si è verificato nel
famigerato villaggio di Abu Ghraib, alle porte di Baghdad. Ma il fenomeno
avviene anche in senso opposto, e sono ormai migliaia i sunniti che scappano
dai quartieri sciiti di Baghdad per raggiungere Falluja, dove rappresentano la
maggioranza. Il motivo di questo esodo interno, che sta letteralmente ridisegnando
la demografia irachena, con la creazione di isole omogenee a livello
confessionale, è dovuto all’escalation delle violenze interconfessionali. Il
ministero per le Migrazioni iracheno calcola, dall’inizio degli scontri tra
sunniti e sciiti, che siano 26858 le famiglie che hanno abbandonato la propria
casa in seguito alle violenze, per un totale di circa 160mila persone. Il punto
di svolta, secondo il dicastero iracheno, è stato l’attentato alla moschea
sciita di Samarra del 22 febbraio scorso. Dopo quel grave episodio, hanno
cominciato a imperversare gli squadroni della morte sciiti, in particolare
quelli fedeli all’ayatollah Moqtada al-Sadr, seguite a ruota dalle milizie
sunnite. Ma anche i curdi, terza grande comunità del paese, sono coinvolti dal
processo
di omogeneizzazione delle città, in particolare a Mosul e Kirkurk, dove cercano
con tutti i mezzi di scacciare sunniti e sciiti. Christian Elia