Internet: la fine della neutralità. Il futuro della Rete è una serie di spazi chiusi?
Il Prof. Lawrence Lessig, direttore dell’Istituto di
Cyberlaw
dell’Università di Stanford, nel libro “The future of ideas” del 2001
preconizzava una tendenza che alcuni operatori avrebbero messo in atto:
la “chiusura” della rete Internet e la discriminazione del traffico,
portando ad una situazione assai diversa da quella che conosciamo oggi.
Secondo Lessig, in assenza di interventi regolamentari e per ragioni di
vantaggio economico degli operatori, il futuro tende verso reti private
parzialmente interconnesse e verso un controllo dei servizi
utilizzabili su di esse con una penalizzazione dei servizi “non
graditi” all’operatore o comunque differenti dai consueti web e posta
elettronica.
Per fare un paragone, è come se l’aria potesse essere condizionata a penalizzare
le conversazioni di argomenti non graditi.

Molti di noi tendono ad identificare Internet con il web e la posta elettronica,
ma la rete delle reti è molto di più.
Internet è l'agglomerato che nasce dalla interconnessione di reti
distinte, proprietà di operatori diversi, che si scambiano traffico
(bit) secondo delle regole comuni.
Queste regole generalmente condivise sono definite da una
organizzazione internazionale, con un forte presidio statunitense,
chiamata Iana: Internet Assigned Number Authority.
Alla base del funzionamento di Internet vi sono dei "numeri" il cui
significato, affinché si possa operare, deve essere condiviso da tutti i partecipanti.
Facendo una analogia con il sistema telefonico, se il numero "39" fosse
adottato oltre all’Italia anche da una nazione asiatica, una telefonata
originata dagli USA non si saprebbe dove dovrebbe essere consegnata: in
Italia o nell'ipotetico paese asiatico? Si comprende quindi come l'importanza
di un accordo complessivo è
essenziale al funzionamento stesso della rete a livello mondiale.
Un operatore di telecomunicazioni però potrebbe, per proprie legittime
scelte tecnologiche o di mercato, realizzare una propria rete ed utilizzare dei
numeri "privati" mettendo ai propri confini dei
dispositivi che convertano i suoi "numeri privati" in "numeri Internet" globalmente
riconosciuti (chiamati indirizzi IP).
Ma questa rete "privata" non sarebbe a tutti gli effetti "parte di
Internet", ma solo "interconnessa ad Internet" e le funzionalità
assicurate agli utenti sarebbero limitate rispetto a quelle di cui può
godere
l'utente di un "pieno accesso ad Internet" (cd. "full Internet"). Ad
esempio, potrebbe non essere direttamente raggiungibile dagli altri
utenti Internet, salvo corresponsione di canoni aggiuntivi per il
servizio di “traduzione” reso necessario dalle scelte tecnologiche di
costruzione della rete.
L'effetto di un sistema siffatto è che gli utenti all'interno della
rete privata, si trovano in una sorta di giardino recintato (magari
anche dorato), al cui interno le comunicazioni possono avvenire liberamente
ma i cui confini sono sorvegliati da delle "dogane" che limitano gli scambi.
Se il giardino recintato è sufficientemente grande, nuovi utenti
saranno incentivati ad entrarvi per poter comunicare liberamente con il
maggior numero di persone, in un circolo virtuoso per l'operatore in
questione e vizioso per gli operatori concorrenti.
Una situazione delicata, nota come “esternalità di rete” che le regole
del mercato affrontano nella disciplina antitrust, illegittimo se
praticato da un operatore monopolista o dominante, e non in pieno
accordo con i principi di Internet di libera comunicazione di chiunque
con chiunque.

Ma non di soli “indirizzi IP” è costituita Internet, bensì anche di
altri numeri che identificano gli sportelli virtuali che erogano i
"servizi".
Questi numeri sono detti "porte" per analogia con il mondo fisico e
dietro ad ogni porta c'é un programma in grado di erogare un servizio.
La porta della posta elettronica è diversa della porta del
web così il nostro Eudora o Outlook sa che deve richiedere un servizio
di posta elettronica ad una porta ben nota e non si rivolge per sbaglio
a quella di competenza di Internet Explorer o Firefox. (La porta
del web é la numero 80, quella per l'invio della posta é la numero 25).
Qualunque programma Internet, anche i popolari programmi per la VoIP
(telefonia su Internet) o quelli usati per lo scambio di files "peer to
peer" o P2P, comunicano usando indirizzi IP e numeri di porta.
E
gli operatori possono decidere di chiudere la rete per non consentire
di far passare il traffico destinato a quelle porte o di penalizzarlo
inserendolo in "code" di traffico a bassa priorità per cui di fatto
questi programmi sono inutilizzabili almeno nella maggior parte della
giornata.
Non sempre queste pratiche sono ritenute nocive da una parte
dell’utenza. Ad esempio, qualche operatore, in presenza di una rete
improvvisamente satura, penalizza il traffico P2P a vantaggio del web e
della posta elettronica, in attesa di potenziamento della rete.
Altre volte la scelta può avere motivazioni meno “nobili”. Recentemente
mi è successo in Brasile di incappare in un operatore che bloccava
integralmente il traffico del mio servizio VoIP obbligandomi pertanto a
telefonare in Italia usando il sistema telefonico tradizionale, almeno
100 volte più costoso.
Questo è un chiaro esempio di come un operatore blocca l'innovazione
per proteggere i propri ricavi, utilizzando l'architettura tecnologica
della rete. Un comportamento sulla cui illiceità non vi è molta
giurisprudenza.
Nella nostra esperienza quotidiana, il mezzo di trasmissione è neutrale rispetto
al contenuto trasportato.
L'aria é la stessa indipendentemente dal canale che un utente
sintonizzi; la telefonata raggiunge chiunque, indipendentemente
dell'argomento della conversazione o del destinatario della stessa; la
rete internet consente a chiunque di fruire di qualunque contenuto
senza discriminazioni qualitative indipendentemente dal fornitore di
accesso e di servizio/contenuto.
Il futuro potrebbe evolvere nella direzione della fine della
neutralità della rete ? la rete di domani, anche in Italia, potrebbe
essere costituita da giardini recintati e di servizi penalizzati con
interconnessioni solo parzialmente interoperanti ?
E' un tema assai delicato, all'intersezione di argomenti difficili
quali le regole di tutela del mercato, i diritti individuali e piccoli
dettagli tecnologici.