01/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



In Iraq 180mila sfollati in pochi mesi, sostenuti dalle Ong e da gruppi di studenti
Alcuni gruppi di studenti delle università della provincia di Al Anbar hanno deciso di mobilitarsi e di trascorrere le proprie vacanze estive negli ospedali, nelle cliniche e nei campi profughi, per sostenere i loro connazionali sfollati.
 
Il triangolo della morte. La provincia di Al Anbar, nella zona centrale dell’Iraq, è nota come il triangolo della morte per il grande numero di soldati statunitensi che sono stati uccisi nel corso delle operazioni militari che vi si sono svolte. Dal 2003 a oggi i raid statunitensi sulle città della provincia di Al Anbar sono stati numerosi e, ogni volta, il timore dei ribelli, dell’esercito e dei bombardamenti, ha spinto migliaia di civili ad abbandonare le proprie case. Anni di trattative politiche e sforzi militari con ingenti perdite non sono stati in grado di fermare la violenza, né nel centro né nel sud del Paese.
Recentemente, il portavoce del ministero per le Migrazioni e gli Sfollati, Sattar Nowruz, ha annunciato che il numero dei civili sfollati è in crescita continua e preoccupante. A partire dall’attentato contro il mausoleo sciita di Samara, il 22 febbraio scorso, il numero delle persone scappate dalle violenze a sfondo religioso ha raggiunto e superato le 182 mila unità. Solo negli ultimi dieci giorni le persone che sono fuggite dalle violenze nelle città irachene sono state venti mila. Una pericolosa escalation confermata anche dai dati delle Nazioni Unite. Decine di migliaia di sunniti e sciiti iracheni sono in fuga dalle violenze e sono diretti in altre città dove il loro gruppo è maggioritario.
 
Carenze e sostegno. Dall’annuncio del ministero delle Migrazioni e per gli Sfollati, poco è stato fatto per contenere il fenomeno, e sono molte le organizzazioni umanitarie che si sono lamentate delle carenze di rifornimenti e di assistenza da parte del governo. “Non possiamo rimanere con le mani in mano a osservare la situazione che precipita senza dare una mano” dice uno studente di medicina a Ramadi, “Sono qui per assistere la gente nel campo vicino a Ramadi – continua una ragazza che studia per diventare insegnante – qui la maggior parte delle persone sono sfollate per sfuggire alle violenze religiose. Io preparo da mangiare e faccio delle lezioni per i bambini ospiti del campo”. “Sono dieci i ragazzi che ci stanno aiutando in questo momento – dice il portavoce dell’Iraq Aid Association di Baghdad – un giorno saranno dottori, dentisti, farmacisti o ingegneri. Qui avranno modo di fare molta esperienza”. Nei campi profughi c’è carenza di cibo, di medicine, di posti letto coperti, di personale medico e assistenti. Molti di questi volontari girano per le città della provincia e nella capitale per raccogliere donazioni e cibo per le famiglie degli sfollati o per le cure ospedaliere dei feriti. “Abbiamo riempito le auto con riso, fagioli, olio e abbiamo diviso le provviste tra diverse famiglie – racconta un ingegnere di Falluja – La gente è sempre sorpresa nel vedere studenti che raccolgono cibo per gli sfollati”.
 
Per molte delle persone che vivono sotto una tenda e hanno perso tutto, l’impegno di questi studenti può significare molto più dell’aiuto strettamente materiale. “Quando gli studenti vengono ad aiutarci – racconta una donna di Ramadi – ci sentiamo nuovamente rispettati. Dio benedica questi ragazzi di buon cuore, sono così rari nell’Iraq di oggi”.
 

Naoki Tomasini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità