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Il triangolo della morte. La provincia di Al Anbar,
nella zona centrale dell’Iraq, è nota come il triangolo della morte per il
grande numero di soldati statunitensi che sono stati uccisi nel corso delle
operazioni militari che vi si sono svolte. Dal 2003 a oggi i raid statunitensi
sulle città della provincia di Al Anbar sono stati numerosi e, ogni volta, il
timore dei ribelli, dell’esercito e dei bombardamenti, ha spinto migliaia di
civili ad abbandonare le proprie case. Anni di trattative politiche e sforzi militari
con ingenti perdite non sono stati in grado di fermare la violenza, né nel
centro né nel sud del Paese.
Carenze e sostegno. Dall’annuncio del ministero delle
Migrazioni e per gli Sfollati, poco è stato fatto per contenere il fenomeno, e
sono molte le organizzazioni umanitarie che si sono lamentate delle carenze di
rifornimenti e di assistenza da parte del governo. “Non possiamo rimanere con
le mani in mano a osservare la situazione che precipita senza dare una mano”
dice uno studente di medicina a Ramadi, “Sono qui per assistere la gente nel
campo vicino a Ramadi – continua una ragazza che studia per diventare
insegnante – qui la maggior parte delle persone sono sfollate per sfuggire alle
violenze religiose. Io preparo da mangiare e faccio delle lezioni per i bambini
ospiti del campo”. “Sono dieci i ragazzi che ci stanno aiutando in questo
momento – dice il portavoce dell’Iraq Aid Association di Baghdad – un giorno
saranno dottori, dentisti, farmacisti o ingegneri. Qui avranno modo di fare
molta esperienza”. Nei campi profughi c’è carenza di cibo, di medicine, di
posti letto coperti, di personale medico e assistenti. Molti di questi
volontari girano per le città della provincia e nella capitale per raccogliere
donazioni e cibo per le famiglie degli sfollati o per le cure ospedaliere dei
feriti. “Abbiamo riempito le auto con riso, fagioli, olio e abbiamo diviso le
provviste tra diverse famiglie – racconta un ingegnere di Falluja – La gente è
sempre sorpresa nel vedere studenti che raccolgono cibo per gli sfollati”. Naoki Tomasini