Triste primato per il mese di luglio: 97 le vittime lungo le
rotte tra la Libia e l´Italia e tra il Marocco e le Isole Canarie in Spagna. Di
nuovo morti a Melilla tentando di scavalcare l´alambrada dell´enclave spagnola.
Almeno 58 i dispersi. Morti anche 8 bambini e 2 neonati. Dal 1988 almeno 4.973
persone hanno perso la vita lungo le frontiere europee
Nove bambini.
"La cosa più straziante è stata vedere i corpi dei bambini che
galleggiavano intorno alla barca. A bordo alcuni sembravano morti, erano in
condizioni indescrivibili, non avevano la forza di parlare e tanto più di
gridare e chiedere aiuto". Vincenzo Nardulli - capitano del peschereccio
"Saverio Ciglia" - ricorda così la scena del salvataggio quando
domenica 30 luglio, poco prima dell´alba ha soccorso 40 miglia a sud di Malta
una piccola barca di migranti salpata dalla Libia. La nave vagava alla deriva
da 6 giorni. Sotto l´arsura dell´estate, senza acqua né cibo, sono morte 17
persone. Tra di loro 8 bambini, un neonato e 5 donne. Quattro dei bambini erano
fratelli, deceduti insieme alla madre. Dell´intera famiglia è sopravvissuto
solo il figlio maggiore, di 16 anni. Il caldo e la paura di non farcela hanno
costretto i 13 compagni di viaggio sopravvissuti a gettare i cadaveri in mare.
Intanto nel pomeriggio di quella stessa domenica è deceduto all´ospedale Civico
di Palermo, dove era ricoverato in coma, uno dei sopravvissuti ad una tragedia
del tutto simile datata 29 luglio, quando 130 km a sud dell´isola di Lampedusa
era stata avvistata e soccorsa un´imbarcazione partita dalla Libia, alla deriva
da 20 giorni dopo un guasto al motore. Il caldo e la sete hanno ucciso 13 dei
passeggeri, i loro corpi sono stati buttati in acqua dai 14 compagni di viaggio
sopravvissuti.
Triste epilogo di un
mese dannato. Dal primo al 31 luglio sono almeno 97 le vittime delle acque
del Mediterraneo lungo le rotte che congiungono Libia e Italia e nell´Oceano
Atlantico tra Marocco e Isole Canarie. Di questi, 58 persone sono dispersi. Di
loro non rimane un corpo su cui piangere, né un ricordo a cui appendere la
memoria. L´aumento delle vittime - a giugno erano state 38 e a maggio 90 (di
cui però 44 in un incidente stradale) - si collega con l´aumento degli sbarchi,
dovuti alla bella stagione. A Lampedusa sono arrivate 2.000 persone negli
ultimi 15 giorni di luglio, dall´inizio dell´anno gli arrivi sono 9.500, 2.000
in più rispetto allo stesso periodo del 2005. Lo stesso alle Canarie, dove nei
primi 6 mesi del 2005 le persone sbarcate sono state 11.155, più del doppio
delle 4.751 di tutto il 2005.
E alle Canarie hanno perso la vita a luglio 14 persone, tra
cui un neonato, a cui si aggiungono i 21 morti e i 9 dispersi di un naufragio
avvenuto il 4 del mese al largo di El-Ayun, in Marocco e i 3 morti a Ceuta e
Melilla, nel tentativo di scavalcare l´alambrada, la barriera che separa le due
enclave spagnole dal territorio marocchino. Lungo la rotta Libia - Italia anche
le acque tunisine sono state testimoni dell´ennesima tragedia. Il 26 luglio,
quando al largo di Mahdia un´imbarcazione partita da Zuwarah, in Libia, ha
fatto naufragio causando la morte di 17 dei 25 passeggeri.
Due giorni prima, in Sicilia, erano stati ritrovati sulla
spiaggia di Gela, nei pressi della foce del fiume Dirillo, i corpi di due
uomini annegati. In acqua, a 200 metri dalla riva, galleggiava il corpo della
terza vittima, una donna marocchina di 24 anni. Nel suo zainetto è stata
ritrovata una lettera destinata alla persona che doveva raggiungere in Italia,
alcune
foto, e un biglietto con tre numeri di cellulare. A riconoscerla è stata la
sorella, che vive e lavora a Modena. Per lei adesso inizierà l´odissea del
rimpatrio della salma. Una trafila di burocrazia e spese, che tiene ancora
bloccate a Gela le salme di 3 ragazzi eritrei morti l´11 settembre del 2005:
12.450 euro li separano dal lutto dei propri cari.
Se la matematica non
è un´opinione. L'emergenza frontiera dura da quasi vent'anni. Secondo la
rassegna stampa di Fortress Europe dal 1988 ad oggi si ha notizia della morte
lungo i confini europei di 4.973 persone, tra cui 1.593 dispersi, a cui si
aggiunge una stima della Guardia costiera spagnola, che nel marzo 2006 parlava
di 1.200 dispersi tra la Mauritania e le isole Canarie dal dicembre 2005.
Una tragedia concentrata perlopiù sulle rotte dalla Turchia
alla Grecia, dalla Libia e dalla Tunisia alla Sicilia e a Malta, dall'Albania
alla Puglia, dal Marocco, dall'Algeria e dalla Mauritania alla Spagna. Nel
Canale di Sicilia i morti sono 1.769, di cui 976 dispersi. Nell'Egeo hanno
perso la vita 396 uomini, di cui 164 dispersi, mentre sulla direttrice spagnola
sono cadute 1.039 persone, 234 quelle disperse. 472 le vittime dell´Adriatico,
delle quali 136 disperse.
Nascoste nei tir hanno perso la vita in incidenti stradali, soffocati o
schiacciati dal peso delle merci, 227 persone e altre 134 sono annegate o
soffocate viaggiando nascosti nella stiva di mercantili diretti nei porti
europei. Il fuoco della Guardia civil e della polizia marocchina ha ucciso 19
persone
lungo le barriere al confine delle enclave spagnole in Marocco di Ceuta e
Melilla e altre 10 sono state ammazzate dai proiettili della polizia turca e
nella ex-Jugoslavia. Nel settembre 2000 inoltre almeno 560 migranti hanno perso
la vita nelle sommosse antistranieri esplose nella città libica di Zawiyah.
Almeno 133 i morti di stenti attraversando il Sahara verso la Libia e 34 gli
assiderati percorrendo a piedi i valichi della frontiera in Turchia, Grecia,
Italia e Slovacchia, a cui si aggiungono 51 persone annegate nei fiumi al
confine tra Croazia e Bosnia, Turchia e Grecia, Slovacchia e Austria, Slovenia
ed Italia e gli 88 ammazzati dai campi minati di Evros, al confine tra Grecia
e
Turchia.