28/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Domenica nel Paese si terranno le elezioni. Le prime in 45 anni
Finalmente, il gran giorno è arrivato. Domenica la Repubblica Democratica del Congo voterà, per la prima volta dopo 45 anni, per eleggere il nuovo presidente e il Parlamento, e per scrollarsi di dosso cinque anni di guerra civile che pesano ancora come un macigno. La tensione nella capitale Kinshasa è alle stelle, e si teme per una possibile ripresa degli scontri. Tra paure e speranze, il Paese vivrà domenica una giornata comunque storica.
 
Il presidente congolese Joseph KabilaKabila. Sono 33 i candidati alla presidenza, con un unico, grande favorito. Il presidente uscente Joseph Kabila, già 5 anni (forse i più difficili) di governo alle spalle. Giunto al potere quasi per caso, dopo l’assassinio, nel 2001, di suo padre Laurent, questo personaggio schivo e riservato, poco più che 30enne, è riuscito a conquistarsi la fiducia della popolazione, facendo terminare la guerra più sanguinosa dal 1945 a oggi (4 milioni di morti in tutto) e traghettando, bene o male, il Paese lungo il periodo di transizione. Di fronte alla sua statura, e nonostante le numerose pecche della sua presidenza, difficilmente gli altri candidati riusciranno a spuntarla. Poche le chances per Azarias Ruberwa e Jean-Pierre Bemba, capi degli ex-gruppi ribelli congolesi e attuali vice-presidenti. Più che altro, Kabila sembra l’unico candidato ad avere la possibilità di guadagnare voti in tutto il Paese, mentre gli altri puntano sulle rispettive regioni natie.
 
Un votante consulta le liste elettoraliTensione. L’unico oppositore di un certo spessore, il leader storico dell’opposizione Etienne Tshisekedi, ha deciso di non presentarsi, bruciandosi forse l’ultima possibilità di poter influenzare seriamente la politica nazionale. Il fatto che Kabila sia il grande favorito è dimostrato anche dalla campagna elettorale che hanno deciso di portare avanti i suoi avversari, tutti coalizzati nell’accusare l’attuale presidente di mancanza di congolité, a causa degli lunghi anni trascorsi in Tanzania. Uno dei tanti motivi che hanno avvelenato la campagna elettorale: dalle accuse a Kabila per il monopolio dei mezzi di informazione e per le presunte irregolarità nella registrazione dei votanti, condivise anche da parte della Chiesa e non del tutto infondate, agli scontri durante i comizi elettorali che hanno provocato almeno una decina di morti, gli ultimi dei quali a Kinshasa, venerdì mattina.
 
Giù le armi. Di fronte alle incognite, non mancano le buone notizie. Tutto sommato, gli incidenti pre-elettorali sono stati limitati, e i paventanti scontri armati nell’est del Paese finora non ci sono stati. Anzi, giovedì tre milizie operanti in Ituri, la regione nord-orientale al confine con l’Uganda, hanno annunciato la loro volontà di rinunciare alla lotta armata e di venire integrate nell’esercito nazionale. In Kivu, i “dissidenti” del generale Laurent Nkunda, che più volte hanno tenuto in scacco le Forze Armate congolesi, hanno fatto sapere di non voler turbare le elezioni, e lo stesso sembrano intenzionate a fare le milizie Mayi-Mayi e i ribelli ruandesi delle Forces Democratiques de Liberation du Rwanda.
 
Caschi blu della MonucSicurezza. A sorvegliare il corretto svolgimento delle elezioni penseranno i 17 mila caschi blu della Monuc, la missione Onu nel Paese, coadiuvati dall’Eufor, la forza di reazione rapida inviata dall’Unione Europea, che conta 800 uomini. Più di mille gli osservatori internazionali che sorveglieranno le urne, anche se, come sempre, verranno dislocati solo nei maggiori centri urbani. Per i seggi elettorali di campagna, i Congolesi se la dovranno cavare da soli. Le incognite maggiori riguardano il dopo voto, e la possibilità che qualche vecchio protagonista del conflitto decida di riprendere le armi in caso di sconfitta. “Ma a questo si comincerà a parlare da lunedì”, dichiara a PeaceReporter Pierre Lumembu, giornalista congolese. “Domenica, il palcoscenico sarà nostro dopo 45 anni, e vogliamo goderci questa giornata storica”. Come dargli torto?

Matteo Fagotto

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