Dopo le elezioni politiche dello scorso 5 luglio in
Macedonia è stato infine raggiunto l'accordo per formare il nuovo governo.
Permane però un clima carico di tensione. Il modello politico macedone della
divisione del potere ha dimostrato chiaramente che non necessariamente chi
vince le elezioni poi va al governo. Ed è una consapevolezza con la quale non
è
facile convivere.
Accordi di governo. Il Vmro-Dpmne di Nikola Gruevski tra la comunità
slavo-macedone ed il Dui di Ali Ahmeti tra gli albanesi di Macedonia hanno
ottenuto la maggioranza dei voti. I perdenti sono stati i Socialdemocratici
(che hanno governato assieme al Dui gli ultimi 4 anni) e il Dpa di Arben
Xhaferi.
Dalle negoziazioni iniziali per la creazione del nuovo governo sembrava
che
sarebbe emerso un accordo tra i due partiti vincitori, il Vmro-Dpmne e
il Dui,
assieme ad altri partiti minori. Più che sufficiente per creare una
nuova
maggioranza stabile. Sembrava che il Vmro-Dpmne e il Dui avessero
addirittura
iniziato a fissare le priorità politiche del nuovo governo. Poi
la situazione è cambiata. La scorsa settimana il Vmro-Dpmne e il Dpa di
Xhaferri hanno reso noto di essere pronti a creare il nuovo governo.
Chi aveva
perso le elezioni nel campo albanese ha avuto occasione di entrare
nella
maggioranza di governo. Non a caso del resto. Il Dpa è stato partner
del
Vmro-Domne quando questi ultimi erano al potere tra il 1998 ed il 2002
e la
cooperazione nel passato e la fiducia attuale ha permesso si
raggiungesse un
accordo. ”Abbiamo una maggioranza ed abbiamo un governo, abbiamo
trovato l'accordo”, ha
affermato Antonio Milosevski, portavoce del Vmro-Dpmne. Milosevski ha
poi
chiarito le novità degli ultimi giorni sottolineando come si sia
ritenuto che
il Dpa fosse il partner più affidabile. “La fiducia reciproca ha
permesso di
raggiungere più facilmente l'accordo, e questa è la base della
collaborazione
con il Dpa e forse anche il motivo per cui le negoziazioni con altre
forze
politiche sono andate a rilento”, ha aggiunto Milosevski. Il Dui sembra
essere
stato preso in contropiede. Mentre veniva dato l'annuncio dell'accordo
sul
nuovo governo i suoi rappresentanti ancora rilasciavano dichiarazioni
ai media
sul fatto che le negoziazioni con il Vmro-Dpmne stessero procedendo.
Hanno
impiegato qualche giorno a capire che erano stati superati nella corsa
al
governo. A quel punto è emersa rabbia e la retorica è cambiata.
Minacce politiche. “Proteste, rivolte, kalashnikov
nel caso Nikola Gruevski non rispetti la volontà espressa dalla maggioranza
della comunità albanese". Sono parole che si dice abbia pronunciato in
un'intervista al quotidiano
Dnevnik Musa Xhaferi, alto dirigente del Dui
e vice-primo ministro uscente. Se arriva dal Dui, l'invito a tirar fuori i
kalashnikov è senza dubbio preoccupante. Il partito infatti è nato dalla
guerriglia albanese che ha acceso la Macedonia nel conflitto del 2001. Paure che
le posizioni del Dui, se lasciato all'opposizione, possano radicalizzarsi
rimangono non dette ma presenti sia a livello locale che in seno alla comunità
internazionale. Queste dichiarazioni hanno segnato il definitivo allontanamento
tra Vmro-Dpmne
e il Dui. Sino ad allora, almeno a parole, il Vmro aveva lasciato aperta la
possibilità che entrambi i partiti “albanesi” potessero far parte del governo.
Dopo le dichiarazioni di Xhaferri quest'ipotesi è stata esplicitamente esclusa.
In risposta alle dichiarazioni del vice-primo ministro uscente Milosevski ha
affermato che “non si compera al supermercato una cultura politica democratica
e nemmeno si porta giù dalle montagne. Occorre impararla, lavorarci sopra e
dovrebbe caratterizzare ogni partito politico in Macedonia”. Ha inoltre
aggiunto che il proprio partito non intende piegarsi a minacce o intimidazioni
chiedendo poi che venissero presentate delle scuse per le dichiarazioni di
Xhaferi. Da parte del Dui la replica è stata però che non vi è nulla per cui scusarsi
anche se poi sono stati accusati i media di aver esagerato le dichiarazioni di
Xhaferi. “I media usano la parola kalashikov come pare a loro”, ha affermato Ermira
Mehmeti, portavoce del Dui. Secondo lei comunque è un dato di fatto che “i
kalashnikov fanno parte della quotidianità della Macedonia. Un nostro attivista
è stato recentemente aggredito a Kondovo e a Rasce con dei kalashinkov e
nessuno ha dimostrato interesse per la vicenda”.
Il tempo dei kalashnikov. Ali Ahmeti, leader del Dui, ha
alleggerito la
dichiarazione del collega di partito senza però nei fatti smentirla.
“Il tempo
dei kalashnikov è finito. Ora stiamo vivendo una situazione diversa.
Ritengo
che la dichiarazione di Xhaferi sia stata fraintesa. Però ritengo abbia
fatto
quella dichiarazione per ricordare come la volontà della maggioranza
albanese
debba essere rispettata”. Dal punto di vista di Mehmeti il nuovo
governo
potrebbe avere “dei problemi con la comuntà albanese”. “Questa è
retorica degna dei tempi di Milosevic e Seselj”, ha affermato Menduh
Taci, vice-presidente del Dpa, contendente del Dui. Nei giorni
successivi il
Dui ha fatto capire chiaramente che non ha alcuna intenzione si
starsene
tranquillamente all'opposizione. Ali Ahmeti ha organizzato un incontro
con i
suoi ex comandanti militari presso il quartier generale del partito a
Tetovo.
L'incontro si è tenuto a porte chiuse e l'unica cosa che i giornalisti
hanno
percepito sono stati i lunghi applausi provenienti dalla sala
dell'incontro.
“Siamo venuti per vedere se Ali Ahmeti è in buona salute”, ha
dichiarato
cinicamente uno tra gli ex comandanti della guerriglia presenti.
I giorni precedenti i sindaci dei comuni a maggioranza albanese, la maggior
parte dei quali espressione del Dui, hanno annunciato che interromperanno la loro
collaborazione con le istituzioni macedoni che si occupano di governo locale.
I
rappresentanti del Dui hanno inoltre inviato una lettera a Nato, Unione europea
e Stati Uniti in richiesta di sostegno.
Tensione latente. “Dopo gli Accordi di Ohrid gli albanesi non hanno
intenzione di accettare il fatto che il loro futuro venga determinato dalla
maggioranza macedone. La nuova situazione creatasi pone il dilemma su chi
prenda le decisioni: i legittimi rappresentanti dell'elettorato albanese o il
partito macedone che ha ottenuto il mandato di creare il governo?”, si legge
nella lettera. Sino ad ora solo l'ufficio dell'Alto rappresentante della politica estera
europea Javier Solana ha risposto alla lettera con un breve commento nel quale
ci si auspica un “dialogo costruttivo”. Sotto traccia comunque molti
rappresentanti internazionali sembrano del tutto insoddisfatti della retorica
violenta scatenata dal Dui. Secondo Ali Mehmeti “la comunità internazionale è
corresponsabile della costruzione della Macedonia post-Ohrid e lui si aspetta
che intervenga tutte le volte che emerga un problema nel promuovere una
democrazia consociativa ... dopo il 2001 è nata una nuova Macedonia, dove si
rispetta il volere degli albanesi. Altrimenti si rischia di fare passi indietro
rispetto alla democrazia”. Per Menduh Taci invece il Dui dovrebbe realizzare al
più presto di essere all'opposizione. “Devono affrontare questo dato di fatto”,
ha aggiunto “è terminata l'epoca dei grandi leader e delle grandi idee e la
gente non deve più essere minacciata”.
Anche se non sono stati ancora resi noti i nomi di tutti i ministri il nuovo
governo sembra essere cosa fatta. Ci si augura il Dui se ne renda conto, più
prima che dopo.