Il 26 luglio 2006 la Camera dei Rappresentanti degli USA ha approvato l’accordo
di cooperazione nucleare a scopi civili con l’India, un ulteriore passo verso
la ratifica dell’accordo stesso, dopo il parere positivo della Commissione Esteri
della stessa Camera dei rappresentanti, risalente a fine giugno. Ora la parola
va al Senato USA, dove il provvedimento verrà esaminato a settembre. L’approvazione
della Camera è stata integrale: tutti gli emendamenti riguardanti i limiti al
programma nucleare militare indiano sono stati respinti.

Qualora venga posto in essere, l’accordo prevede che l’India possa acquistare
impianti nucleari ad uso civile di produzione USA ed importare combustibile nucleare.
In cambio l’India distingue fra sue installazioni nucleari civili e militari,
e permetterà l’accesso alle proprie installazioni nucleari civili (14 su un totale
di 22) di ispettori dell’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica).
Gli altri 8 impianti, dichiaratamente a scopo militare, restano fuori dall’accordo
e da qualunque ispezione. L’accordo prevede anche che i 45 stati membri dell’AIEA
che possiedono tecnologie nucleari abbandonino l’embargo verso l’India, permettendo
da ora in poi la fornitura di materiale nucleare allo stato indiano.
Questo accordo, al di là delle belle parole che contiene, è di una straordinaria
gravità sotto diversi punti di vista. Qui cercheremo di metterne in evidenza i
principali:
- L’India non ha mai ratificato il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare (TNP),
che la vede fra gli stati che non possono essere dotati di armamenti atomici[1]. E’ molto grave che gli USA abbiano concluso un accordo nucleare con uno stato
in questa situazione.
- L’India possiede effettivamente armamenti nucleari in spregio al TNP. Il primo
test nucleare[2] indiano è stato quello denominato “Smiling Buddha”, avvenuto a Pokhran, nel Rajastan, il 18 maggio 1974, sostenendo l’India trattarsi
di una “esplosione nucleare pacifica”[3]. E’ grave che l’accordo fra USA e India ratifichi l’esistenza del nucleare militare
indiano, segnando in pratica la fine del TNP.
- Il Pakistan è nella stessa situazione dell’India, avendo anch’esso armamenti
atomici non permessi dal TNP[4]. Per decenni il Pakistan ha subìto, insieme all’India, un embargo sulle forniture
nucleari a causa di questo “strappo” al TNP. Ora, visto l’accordo conseguito dall’India
con gli USA, il Pakistan ricercherà probabilmente un accordo simile con la Cina,
aumentando l’escalation di costruzione di armamenti nucleari. E’ notizia di qualche
giorno fa che il Pakistan ha in costruzione un nuovo reattore plutonigeno[5] da 1000 MW, che gli consentirà la produzione di plutonio per 35/40 testate nucleari
all’anno.

Può essere interessante rivedere il percorso che ha seguito l’India per entrare
a tutto diritto fra le potenze atomiche, risultato ultimo di questo accordo con
gli USA.
La corsa agli armamenti nucleari dell’India è stata per la prima volta stimolata
da uno scontro al confine della Cina, verificatosi nel 1962, e da un test nucleare
condotto da Pechino nel 1964. L’India condusse la sua prima detonazione nucleare,
che definì "un’esplosione nucleare pacifica", come abbiamo visto, il 18 maggio
1974. Questo test, riuscito soltanto in parte, aveva una potenza di circa 18 kiloton.
Successivamente l’India fece progressi significativi nella rifinitura del design
delle sue armi e nella capacità di fabbricazione (che prevedeva la riduzione delle
dimensioni delle armi e l’incremento della loro efficienza e potenza attraverso
l’alimentazione della fissione con il trizio). L’India probabilmente cominciò
a lavorare sull’arma termonucleare prima del 1980. Verso il 1989 era risaputo
pubblicamente che stava lavorando all’isolamento e alla purificazione dell’isotopo
Litio-6, una chiave fondamentale per la produzione di un ordigno termonucleare,
in quanto mezzo per produrre trizio
[6]. Secondo alcune stime, l’India sarebbe in possesso di circa 65 armi nucleari
benché alcuni dati parlino di 200 ordigni nucleari. Queste stime così alte sono
basate sulla quantità di plutonio che può essere estratta dai sei impianti nucleari
ad acqua pesante non sorvegliati. L’11 maggio del 1998 l’India ha condotto tre
test nucleari sotterranei all’altezza di Pokharan. Due giorni più tardi, dopo
aver eseguito altri due test sotterranei il governo annunciò il programma di una
serie di esperimenti. I tre test nucleari sotterranei condotti alle 15:45 dell’11
maggio, erano di tre ordigni differenti: un ordigno a fissione con una potenza
di 12 kiloton, uno termonucleare con una potenza di circa 43 kiloton e uno a subkilotoni.
Tornando all’accordo indo-americano, per concludere, esso apre all’India le porte
del “salotto buono” delle potenze nucleari: contando che questo paese ne è sempre
rimasto fuori, l’esempio che questo accordo potrà fornire ad altri stati è un
pericolo gravissimo per la proliferazione del nucleare militare in tutto il mondo.
Se dal proprio punto di vista è per l’India – in grande crescita economica - uno
straordinario successo, non si capisce come gli USA possano tuttora – dopo un
accordo del genere – ergersi a gendarmi della proliferazione nucleare nel mondo,
come è avvenuto recentemente con l’Iran: il loro strumentale grido d’allarme contro
la bomba atomica iraniana è, alla luce di questi fatti, reso ancora meno credibile.
[1] I possibili utilizzi militari del nucleare, che si inseriscono nel più ampio
problema della dualità della tecnologia nucleare (uso civile e uso militare),
riguardano qualunque nazione che possegga queste tecnologie. Non è questione di
oggi, ma esiste da sempre. Il Trattato di Non Proliferazione è stato stipulato
nel 1970 fra tutte le nazioni mondiali quelle che non vi aderiscono si contano
sulle dita di una sola mano) proprio per controllare questi aspetti, e l’IAEA,
con sede a Vienna) ha fra i suoi compiti proprio quello di implementare questo
controllo, attraverso ispezioni periodiche programmate a tutti gli impianti.Non
è compito di questo lavoro mettere in evidenza con quante difficoltà e contraddizioni
questo compito sia stato portato avanti in questi decenni, e quanto la connessione
fra nucleare civile e militare abbia nuociuto alla causa della pace in passato
e negli anni recenti
[2] Un test nucleare è un'esplosione nucleare condotta principalmente a scopi militari,
per verificare la potenza di un ordigno in fase di progettazione o per verificare
l'efficienza di un ordigno presente in un arsenale. Gli Stati che fino ad oggi
hanno condotto test nucleari sono USA, URSS - Russia, Regno Unito, Francia, Cina,
India e Pakistan.
[3] In ambito nucleare, la connessione fra atomo civile e militare è da sempre un
problema. L’artificio dell’utilizzo civile pacifico non è una invenzione recente:
per alcuni anni, prima di gettare la maschera e di puntarsi reciprocamente le
armi nucleari addosso, India e Pakistan hanno sviluppato le ricerche sulle armi
nucleari gabellandone l’uso come “esplosivi nucleari civili”, da utilizzare per
le “grandi opere” (dighe, miniere, strade, depositi sotterranei) al posto del
tritolo.
[4] Il 28 maggio del 1998 il Pakistan annunciò di aver condotto con successo cinque
test nucleari. Secondo l’annuncio i risultati erano conformi alle aspettative
e non c’era stata dispersione di radioattività. La commissione per l’energia atomica
del Pakistan dichiarò che i cinque test nucleari misuravano fino a 5.0 nella scala
Richter e che la loro potenza era di 40 kiloton. Secondo i rapporti locali queste
detonazioni si verificarono in un periodo di circa 2 ore. Il 30 maggio del ‘98
il Pakistan sperimentò un’altra testata nucleare con una potenza di 12 kiloton.
Gli esperimenti, condotti a Baluchistan, portarono il totale dei test a sei. Venne
inoltre dichiarato da fonti pakistane che almeno un altro ordigno inizialmente
realizzato per esplodere il 30 maggio ‘98 sarebbe rimasto sotto terra, pronto
per la detonazione. Di diverso parere sembrano essere alcune fonti indiane, secondo
le quali solo due ordigni erano stati veramente detonati e la loro potenza era
considerevolmente inferiore da quella dichiarata dal Pakistan.
[5] Un reattore nucleare plutonigeno è un impianto che, mediante l’utilizzo di uranio
come combustibile ed acqua pesante come refrigerante, viene costruito con lo scopo
di produrre plutonio. Questo elemento si forma spontaneamente nel combustibile
nucleare in funzione, e viene periodicamente separato ed estratto da esso per
confezionare bombe atomiche al plutonio, simili a quella esplosa su Nagasaki nel
1945.
[6] Il Litio-6 reagisce con neutroni termici, formando trizio ed elio. Si può pertanto
utilizzare un flusso neutronico, come quello termico presente in un qualsiasi
impianto nucleare, per produrre trizio partendo dal Litio-6.