31/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Si è consegnato all'esercito birmano l'ex piccolo guerrigliero Johnny Htoo, oggi diciottenne
Nella foto che li rese celebri, Johnny aveva lo sguardo più impaurito, a differenza del gemellino Luther che, quasi in posa per il fotografo, fumava una sigaretta in segno di irriverenza.
Due modi diversi di essere bambini soldato nella giungla birmana, dove da mezzo secolo si combatte, si scappa dalle razzie dell’esercito, si soffrono la fame e la sete. Oggi però Johnny e Luther non combattono più e ancora una volta hanno reagito in modo differente ad anni di latitanza nella vicina Thailandia, dove si sono rifugiati nel gennaio 2001, su invito dell’esercito di Bangkok. Johnny, infatti, a inizio luglio ha deciso di tornare nel suo Paese e di arrendersi alla giunta militare che aveva combattuto, guidando - sempre fianco a fianco del fratello – un gruppo ribelle chiamato “L’esercito di Dio”, per la fede cristiana battista, che animava i ragazzini guerriglieri.
  I gemelli Htoo
La resa. Ormai diciottenne, Johnny ha raggiunto con altri otto ex combattenti e forse anche il padre il commando costiero birmano nel sud del Paese, lasciando la madre e l’inseparabile Luther nel campo profughi di Ban Don Yang. Nessuno può dire quale sarà ora il suo destino, dopo essere stato addirittura deificato dalla popolazione Karen, per la cui indipendenza aveva impugnato le armi. Nel 1997 i due fratellini, all’epoca solo dodicenni, erano riusciti a respingere il terribile Tatmadaw, l’esercito birmano, dai loro villaggi. Crebbe quindi fra la popolazione locale il mito che fossero invincibili e addirittura invulnerabili ai proiettili e alle mine antiuomo. I Karen uniscono spesso le loro credenze in spiriti e stregoni alla tradizione animista, cristiana e buddista. “Per i Karen erano delle divinità. Per i tailandesi, invece, dei diavoli”, si legge in un articolo di Robert Horn per Time Asia.
 
Rifugiati birmani in ThailandiaAzioni disperate. Poco tempo dopo l’Esercito di Dio divenne popolare in tutto il mondo per aver dato sostegno e rifugio a un altro esercito di ragazzi birmani, i Vigourous Burmese Student Warriors, che nel ’99 tennero in ostaggio l’ambasciata birmana a Bangkok. La vicenda si concluse con il rilascio degli ostaggi e la possibilità di scappare concessa ai ribelli. Ma qualche mese più tardi, nel gennaio 2000, si compì una strage: “I cinque (sequestratori dell'ambasciata, ndr.) si erano rifugiati nel campo dei gemelli, Kamerplaw, giusto dietro la collina che sto guardando in questo momento”, scriveva Enzo Baldoni in un articolo intitolato "La crociata dei bambini". “Un gruppo di uomini d'affari thai, interessati ai diritti di pesca nelle isole Andamane, ha voluto fare un grazioso regalo ai militari birmani: ha messo una taglia di cinque milioni di baht (250 milioni di lire, una fortuna qui) per chi li prendeva, vivi o morti”. 
“I comandanti locali thai e birmani si sono messi d'accordo – continua il giornalista - e hanno cominciato a cannoneggiare da ambo le parti del confine le povere capanne di bambù, col risultato di uccidere 20 persone (su un totale di 700), quasi tutte donne e bambini, e di ferirne un numero imprecisato. Così, presi dalla disperazione, dieci ragazzi poco più che adolescenti sono usciti dalla giungla, hanno sconfinato in Thailandia, hanno dirottato un autobus e occupato con le armi la cosa più cretina che potevano occupare: l'ospedale di Ratchabury”.
 
La fine di un mito. Tutti i dieci ragazzi, che avevano preso in ostaggio duecento persone nell'ospedale, furono giustiziati dalle forze militari tailandesi, che nei mesi successivi cominciarono i negoziati con i ribelli Karen. Risultato: i gemellini Htoo, messi alle strette da una parte dal Tatmadaw, arrivato a cinque chilometri dalla loro base, e dall’altra dai soldati di Bangkok, si consegnarono alle autorità tailandesi. “Probabilmente sono stati usati come vetrina dai ribelli anziani”, ha spiegato il generale tailandese Chulanont. E forse i veri capi dell’Esercito di Dio erano tre adulti, nominati Rambo, Samoo e Subiya, che però hanno voluto sottolineare: “Sconfissero veramente i birmani con un pugno di uomini”.
 

red

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