Si è consegnato all'esercito birmano l'ex piccolo guerrigliero Johnny Htoo, oggi diciottenne
Nella foto che li
rese celebri, Johnny aveva lo sguardo più impaurito, a differenza del gemellino
Luther che, quasi in posa per il fotografo, fumava una sigaretta in segno di irriverenza.
Due modi diversi di
essere bambini soldato nella giungla birmana, dove da mezzo secolo si combatte,
si scappa dalle razzie dell’esercito, si soffrono la fame e la sete. Oggi però
Johnny e Luther non combattono più e ancora una volta hanno reagito in modo
differente ad anni di latitanza nella vicina Thailandia, dove si sono rifugiati
nel gennaio 2001, su invito dell’esercito di Bangkok. Johnny, infatti, a inizio
luglio ha deciso di tornare nel suo Paese e di arrendersi alla giunta militare
che aveva combattuto, guidando - sempre fianco a fianco del fratello – un
gruppo ribelle chiamato “L’esercito di Dio”, per la fede cristiana battista,
che animava i ragazzini guerriglieri.

La resa. Ormai diciottenne, Johnny
ha raggiunto con altri otto ex combattenti e forse anche il padre il commando
costiero birmano nel sud del Paese, lasciando la madre e l’inseparabile Luther
nel campo profughi di Ban Don Yang. Nessuno può dire quale sarà ora il suo
destino, dopo essere stato addirittura deificato dalla popolazione Karen, per
la cui indipendenza aveva impugnato le armi. Nel 1997 i due fratellini,
all’epoca solo dodicenni, erano riusciti a respingere il terribile Tatmadaw, l’esercito birmano, dai loro
villaggi. Crebbe quindi fra la popolazione locale il mito che fossero
invincibili e addirittura invulnerabili ai proiettili e alle mine antiuomo. I
Karen
uniscono spesso le loro credenze in spiriti e stregoni alla tradizione
animista, cristiana e buddista. “Per i Karen erano delle divinità. Per i
tailandesi, invece, dei diavoli”, si legge in un articolo di Robert Horn per
Time Asia.
Azioni disperate. Poco tempo dopo l’Esercito
di Dio divenne popolare in tutto il mondo per aver dato sostegno e rifugio a un
altro esercito di ragazzi birmani, i
Vigourous Burmese Student Warriors, che
nel ’99 tennero in ostaggio l’ambasciata birmana a Bangkok. La vicenda si
concluse con il rilascio degli ostaggi e la possibilità di scappare concessa ai
ribelli. Ma qualche mese più tardi, nel gennaio 2000, si compì una strage: “I
cinque (sequestratori dell'ambasciata, ndr.) si erano rifugiati nel campo dei
gemelli,
Kamerplaw, giusto dietro la collina che sto guardando in questo momento”,
scriveva Enzo Baldoni in un articolo intitolato "La crociata dei bambini". “Un
gruppo di uomini d'affari thai, interessati ai
diritti di pesca nelle isole Andamane, ha voluto fare un grazioso regalo ai
militari birmani: ha messo una taglia di cinque milioni di baht (250 milioni di
lire, una fortuna qui) per chi li prendeva, vivi o morti”.
“I comandanti locali
thai e birmani si sono messi d'accordo – continua il giornalista - e hanno
cominciato a cannoneggiare da ambo le parti del confine le povere capanne di
bambù, col risultato di uccidere 20 persone (su un totale di 700), quasi tutte
donne e bambini, e di ferirne un numero imprecisato. Così, presi dalla
disperazione, dieci ragazzi poco più che adolescenti sono usciti dalla giungla,
hanno sconfinato in Thailandia, hanno dirottato un autobus e occupato con le
armi la cosa più cretina che potevano occupare: l'ospedale di Ratchabury”.
La fine di un mito. Tutti i dieci
ragazzi, che avevano preso in ostaggio duecento persone nell'ospedale, furono
giustiziati dalle
forze militari tailandesi, che nei mesi successivi cominciarono i negoziati con
i ribelli Karen. Risultato: i gemellini Htoo, messi alle strette da una parte
dal Tatmadaw, arrivato a cinque
chilometri dalla loro base, e dall’altra dai soldati di Bangkok, si
consegnarono alle autorità tailandesi. “Probabilmente sono stati usati come
vetrina dai ribelli anziani”, ha spiegato il generale tailandese Chulanont. E
forse i veri capi dell’Esercito di Dio erano tre adulti, nominati Rambo, Samoo
e Subiya, che però hanno voluto sottolineare: “Sconfissero veramente i birmani
con un pugno di uomini”.