27/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un documentario racconta la storia delle prime 50 donne imam
Tutto è cominciato a maggio scorso, quando il primo gruppo di studentesse si è diplomato all’accademia statale di Rabat, in Marocco, per imam (colei che guida la preghiera) donna. Un gruppo di 50 ragazze ha completato il corso con successo. Non era mai accaduto prima nel mondo arabo e islamico, almeno in quello moderno, perché la storia antica dell’Islam è piena di donne in primo piano.
 
il gruppo di studentesse al lavoro a rabat durante il corso per diventare imamPrediche al femminile. Donne imam quindi, anche se esistono dei limiti, come quello di non poter guidare la juma, la preghiera del venerdì, ma per il resto possono a tutti gli effetti predicare e guidare spiritualmente dei gruppi di fedeli. Da quel giorno, le 50 imam diplomate, attraversano il Marocco recandosi nelle moschee, nelle scuole, negli ospedali, nelle prigioni a predicare e a guidare le preghiere e persino in televisione e alla radio, all’interno di trasmissioni molto seguite che aiutano i fedeli a osservare correttamente i precetti del Corano.
Qualcuna di loro ha avuto dei problemi a farsi accettare, altre hanno ricevuto delle minacce da qualche fanatico, in generale però l’esperimento sembra riuscito. E adesso arriva un documentario che racconta questa esperienza unica. Si chiama Class of 2006. La regista è Gini Reticker, una documentarista da sempre impegnata a raccontare l’universo femminile  in giro per il mondo, ed è prodotto dalla Pbs.
Il documentario è, per forza di cose, un po’ lacunoso per quello che riguarda la figura del re.
 
una moschea di fez, in maroccoTra testimonianza e autocelebrazione. Mohammed VI, grande sponsor dell’iniziativa, non è solo un monarca, ma secondo la tradizione marocchina è considerato ‘custode della fede’: è quindi al tempo stesso la massima autorità religiosa e politica nel paese maghrebino. Da tempo Mohammed VI è impegnato in una riforma radicale dell’islamismo marocchino. In particolare dopo che, a maggio 2003, Casablanca è stata oggetto di una serie di attentati suicidi che hanno causato la morte di più di 40 persone. Il re, temendo anche l’avanzata degli islamisti del al-Adl Wal Issane, il massimo movimento islamista marocchino, negli ultimi anni ha ordinato un giro di vite all’interno del mondo islamico del Paese. Arresti arbitrari, processi che non rispettano i diritti della difesa, censura sui giornali e così via.
Tutte prove di forza accompagnate anche da iniziative volte a promuovere un Islam moderato. E quindi corsi di stato per imam (come quello per le donne), monitoraggio dei sermoni del venerdì in moschea e trasmissioni radiofoniche che diffondono solo messaggi religiosi improntati alla tolleranza.
Di tutto questo nel documentario non c’è traccia e a tratti il video indulge nell’esaltazione della lungimiranza del monarca. Ma in fondo con le politiche di Mohammed VI le 50 ragazze c’entrano poco. E in questo senso era giusto lasciare a loro la ribalta della conquista storica di essere le prime imam al femminile dell’epoca moderna. 

Christian Elia

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