Tutto è cominciato a maggio scorso, quando il primo gruppo
di studentesse si è diplomato all’accademia statale di Rabat, in Marocco, per
imam (colei che guida la preghiera) donna. Un gruppo di 50 ragazze ha
completato il corso con successo. Non era mai accaduto prima nel mondo arabo e
islamico, almeno in quello moderno, perché la storia antica dell’Islam è piena
di donne in primo piano.
Prediche al femminile. Donne imam quindi, anche se
esistono dei limiti, come quello di non poter guidare la
juma, la
preghiera del venerdì, ma per il resto possono a tutti gli effetti predicare e
guidare spiritualmente dei gruppi di fedeli. Da quel giorno, le 50 imam
diplomate, attraversano il Marocco recandosi nelle moschee, nelle scuole, negli
ospedali, nelle prigioni a predicare e a guidare le preghiere e persino in
televisione e alla radio, all’interno di trasmissioni molto seguite che aiutano
i fedeli a osservare correttamente i precetti del Corano.
Qualcuna di loro ha avuto dei problemi a farsi accettare, altre
hanno ricevuto delle minacce da qualche fanatico, in generale però
l’esperimento sembra riuscito. E adesso arriva un documentario che racconta
questa esperienza unica. Si chiama Class of 2006. La regista è Gini
Reticker, una documentarista da sempre impegnata a raccontare l’universo
femminile in giro per il mondo, ed è
prodotto dalla Pbs.
Il documentario è, per forza di cose, un po’ lacunoso per
quello che riguarda la figura del re.
Tra testimonianza e autocelebrazione. Mohammed
VI, grande sponsor dell’iniziativa, non è solo un monarca, ma secondo la
tradizione marocchina è considerato ‘custode della fede’: è quindi al tempo
stesso la massima autorità religiosa e politica nel paese maghrebino. Da tempo
Mohammed VI è impegnato in una riforma radicale dell’islamismo marocchino. In
particolare dopo che, a maggio 2003, Casablanca è stata oggetto di una serie di
attentati suicidi che hanno causato la morte di più di 40 persone. Il re,
temendo anche l’avanzata degli islamisti del al-Adl Wal Issane, il massimo
movimento islamista marocchino, negli ultimi anni ha ordinato un giro di vite
all’interno del mondo islamico del Paese. Arresti arbitrari, processi che non
rispettano i diritti della difesa, censura sui giornali e così via.
Tutte prove
di forza accompagnate anche da iniziative volte a promuovere un Islam moderato.
E quindi corsi di stato per imam (come quello per le donne), monitoraggio dei
sermoni del venerdì in moschea e trasmissioni radiofoniche che diffondono solo
messaggi religiosi improntati alla tolleranza.
Di tutto questo nel documentario
non c’è traccia e a tratti il video indulge nell’esaltazione della lungimiranza
del monarca. Ma in fondo con le politiche di Mohammed VI le 50 ragazze
c’entrano poco. E in questo senso era giusto lasciare a loro la ribalta della
conquista storica di essere le prime imam al femminile dell’epoca moderna.