scritto per noi da
Erminia Calabrese
Il presidente libanese Emile Lahoud, lunedì 24 luglio, ha
accusato l’esercito israeliano di aver utilizzato, in questi 13 giorni di
bombardamenti, armi chimiche e ha
chiesto alle Nazioni Unite un ‘cessate il fuoco’ immediato. Molti libanesi,
soprattutto quelli rimasti nel sud del Paese, confermano le parole del
presidente.
Testimonianze dirette. Mohammad, 21 anni, che è
rimasto a Srifa, uno dei villaggi più colpiti, racconta: “Il nostro villaggio
è
stato raso al suolo: siamo rimasti in 500 qui e circa 40 persone sono morte
mentre tutti gli altri sono andati via. Io non posso lasciare il mio villaggio;
la mia famiglia non ha una macchina e non si può raggiungere Beirut a piedi.
Ancora oggi bombardano e ci sono dei cadaveri per strada. Questi corpi hanno un
odore strano, un odore molto forte. Mia madre dice che stanno usando armi
chimiche e che queste sono proibite. Molte persone scampate ai bombardamenti
hanno vomitato respirando quell'aria”. Continua Hassan: “Israele sta lanciando
delle bombe che qui in Libano
chiamiamo
kanabel ankudiyye. Sono bombe che, una volta entrate in un
edificio, tolgono l'ossigeno e dopo un po’ di tempo esplodono facendo crollare
tutto il palazzo. Molta gente brucia viva e molti di quelli che restano in
vita hanno il viso o altre parti del
corpo bruciati. I capelli invece restano intatti”. Stessa denuncia da parte di
Zahara, 22 anni: “Molti dottori del sud dicono che i feriti e i morti
presentano segni che sarebbero la prova dell'utilizzo di bombe chimiche. Io non
lo so, preferisco non guardare i morti per strada. Ora qui la gente comincia a
parlare di
kanabel zakiyye (bombe intelligenti) che servirebbero per
distruggere i rifugi degli hizbollah”.
La denuncia di Hrw. A parziale conferma della
denuncia del presidente Lahoud e dei libanesi del sud è stato pubblicato,
sempre il 24 luglio,
un rapporto di Human Rights Watch (Hrw),
l’organizzazione internazionale che si batte per il rispetto dei diritti umani.
Il documento denuncia l'uso di proiettili a frammentazione da parte
dell'aviazione israeliana in Libano. Secondo le testimonianze raccolte da Hrw,
nell'attacco del 19 luglio scorso, nel villaggio di Blida, nel Libano
meridionale, dove hanno perso la vita 19 persone e altre 12 sono rimaste
ferite, sarebbero stati utilizzati questi proiettili devastanti che sono
proibiti nelle zone ad alta densità abitativa.
Inoltre HRW mostra delle foto scattate da suoi
ricercatori, il 23 luglio nel Libano meridionale. Le foto ritraggono alcuni
depositi di missili dell'esercito israeliano, pronti per essere utilizzati. Le
fotografie mostrano le
Dual
Purpose Improved Conventional Munitions (Dpicm), cioè munizioni
convenzionali migliorate a doppio uso, e le
M483A1, che vengono prodotte e fornite dagli Stati Uniti, ovvero
munizioni a grappolo da artiglieria. Le fotografie evidenziano i contrassegni
che distinguono queste munizioni, incluso un simbolo a diamante e ogive di
forma più lunga delle artiglierie normali. Questo tipo di proiettili tende a
rimanere inesploso al suolo e finisce per funzionare come delle mine anti-uomo,
arma vietata dalle convenzioni internazionali.