Lo avevano anticipato in tanti, il
vero problema è farla funzionare. La ferrovia che collega Golmud, in Cina, a
Lhasa, capitale della Regione Autonoma Tibetana è il fiore all'occhiello
dello sviluppo tecnologico e infrastrutturale cinese, ma mercoledì, a meno di
due mesi
dall’inaugurazione, un treno è deragliato. È stato un banale guasto
dell’elettronica a fare uscire dai binari il vagone ristorante, nei pressi del
lago Co Nag, 250 miglia a nordest di Lhasa, ma l’incidente ha costretto a una
lunga attesa i circa quattromila passeggeri.
In questi primi due mesi di
attività la linea ferroviaria è stata al centro delle polemiche degli attivisti
per l’indipendenza del Tibet, ma i problemi non sono finiti qui. A pochi giorni
dall’inaugurazione un anziano 77enne cinese moriva sul treno per le
conseguenze di un edema polmonare. La ferrovia corre infatti lungo l’altipiano
Himalayano ad altitudini superiori ai quattromila metri, costringendo i
passeggeri ad affrontare condizioni difficoltose per i fisici meno allenati, a
causa della scarsità di ossigeno. Ufficialmente i vagoni sono pressurizzati e
dotati
di erogatori di ossigeno ma, da allora, altre otto persone hanno perso la vita,
per problemi di cuore, nel tentativo di raggiungere il tetto del mondo.
di Tenzin Tzundue*
Dhargyal è terribilmente preoccupato perché la sua terra ancestrale è
stata rivoltata come un campo minato e la sua famiglia nomade vaga
per l’altopiano cercando un riparo temporaneo per gli yak e le
pecore.
Vivendo qui, a Dharamsala,
la patria in esilio del Dalai Lama in India, Dhargyal non può
né tornare a casa al remoto villaggio tibetano per essere con
i suoi, né smettere di preoccuparsi.

Come i familiari di
Dhargyal, ci sono centinaia di tibetani che hanno perso la terra in
seguito alla richiesta del governo per la ferrovia Golmud-Lhasa;
molti sono ancora in attesa di essere risarciti per la terra
confiscata dal governo, oppure vivono in rifugi temporanei in attesa
di una sistemazione. Ed è pressoché impossibile per i
poveri contadini tibetani ottenere che sia fatto qualcosa nel sistema
altamente corrotto e gerarchico del governo comunista. La costruzione delle linea
ferroviaria Golmud-Lhasa, che corre dall’estremo nordest del Tibet
alla capitale al centro-sud del paese, è stata terminata nel
settembre dello scorso anno, quasi un anno in anticipo sul progetto,
ed i treni hanno cominciato a percorrerla. Questa è vantata
come la ferrovia più alta del mondo e come un prodigio
d’ingegneria, ma la vera sfida non è tanto la costruzione
quanto il farla funzionare.
Lungo tutti i 1140 km dei
binari, l’amministrazione cinese delle Ferrovie Occidentali ha
acquisito vasti tratti di terreno da contadini e nomadi tibetani,
tagliando attraverso la prateria che i tibetani chiamano “
Jangthang “. Poiché l’altopiano tibetano è una zona
ad alto rischio sismico, i binari non si potevano semplicemente
posare su una stretta striscia di terra. Sono stati creati enormi
cumuli di terra con fianchi digradanti per sostenere e rendere
sicuri i binari, e ciò ha richiesto grandi appezzamenti di
terreno. Inoltre, più di 500 km di binari sono stati posati
sul permafrost, costringendo gli ingegneri a scavare in profondità,
cosicché la larghezza media dello spazio occupato dalla
ferrovia ammonta a circa 100 metri.
Nello Yangpachen, dove
vive la famiglia di Dhargyal, gli ingegneri in un primo tempo hanno
sbagliato il tracciato, ed hanno così dovuto modificarlo,
abbandonando chilometri di scavi. I contadini si lamentano del fatto
che la fragile composizione del suolo è stata alterata e
quella terra non può più essere coltivata, e che solo
per livellarla sarebbero necessari macchinari pesanti e centinaia di
giorni di duro lavoro da parte di gente molto povera. Nomadi del Nagchu, Damxung
e Yangpachen raccontano che da quando è arrivata la ferrovia
c’è stata una moria di animali sotto ai ponti sopraelevati.
Le Ferrovie Cinesi hanno costruito ponti sopraelevati e sottopassaggi
per gli animali, ma i nomadi sostengono che gli spazi tra i piloni
che sostengono i ponti sono troppo stretti. Gli animali come le
pecore, gli yak, i chiru ( antilope tibetana) ed i kiang ( asini
selvatici) pascolano in grandi
branchi – formati a volte da diverse centinaia di capi – e questi
branchi, correndo tra i piloni dei ponti,tendono ad accalcarsi; in
tal modo decine dei più piccoli e deboli muoiono. Ciò
che è stato progettato per essere un via sicura si è
rivelato essere una trappola mortale per animali selvatici e
domestici.

Ogni giorno Dharamsala
riceve profughi tibetani che scappano in India, e con loro arrivano
aggiornamenti sulla costruzione della ferrovia e su cosa ne pensano i
tibetani rimasti. Man mano che si avvicinava il primo luglio, data
dell’inaugurazione della ferrovia, i tibetani temevano sempre più
che il Tibet si sarebbe riempito di ladri e rapinatori provenienti
dalla Cina. Questo evoca
immediatamente strani ricordi delle invasioni di Gengis Khan o degli
exploits dei signori della guerra nel Tibet orientale dei tempi
antichi. Ma nel 2006 i tibetani si preoccupano del flusso di migliaia
di migranti cinesi in cerca di occupazione; questi sono laureati ma
disoccupati, formati ma senza esperienza e spesso portano con sé
gioco d’azzardo, rapine e traffico di stupefacenti. Per essi il
treno è un passaggio diretto per una terra di opportunità.
E la Cina in effetti reclamizza il Tibet come “Xizang”, che
significa “ Casa Occidentale del Tesoro “. In città cinesi
come Chengdu, Shenzen, Shanghai, Beijing e Guangzhou , la ferrovia è
pubblicizzata e i biglietti venduti per cifre irrisorie, come 49
dollari USA e possono arrivare fino a 160 dollari per la classe di
lusso. A Londra agenzie di viaggi come GW Travel promuovono un
viaggio di lusso sul treno per il Tibet a 4195 Sterline britanniche.
Compagnie canadesi come Bombardier Inc e Nortel sono direttamente
coinvolte nella costruzione della ferrovia con supporto logistico.
Stanno facendo affari d’oro al costo di danni irreparabili per il
Tibet .
Le maggiori città
tibetane come Lhasa, Golmud, Chamdo e Shigatse sono già invase
dai cinesi; negozi, ristoranti, pensioni e hotel sono di proprietà
cinese mentre i tibetani rimangono spettatori silenziosi di queste
attività commerciali. Nel 1997 la Cina tentò di
risistemare 80.000 cinesi in una remota area della provincia di Amdo
nel Tibet del nordest. La campagna pro Tibet scatenata da sostenitori
occidentali fece sì che la World Bank ci ripensasse. In
seguito il governo cinese dovette ritirare il progetto per mancanza
di finanziamenti. Secondo una stima fatta dal programma di sviluppo
cinese, circa 200 milioni di cinesi si stabiliranno in Tibet per il
2015. Già ora i tibetani sono una minoranza nel loro stesso
paese. Con l’arrivo delle ferrovia i tibetani in Tibet temono di
sprofondare nell’insignificanza. Il conteggio dei turisti
rilasciato dal dipartimento del turismo del governo cinese può
essere indicativo; di 1.220.000 turisti l’anno scorso, il 92% erano
cinesi, mentre negli anni 80 il piccolo afflusso turistico era
essenzialmente di stranieri. La costruzione di una
ferrovia da Beijing a Lhasa è stata per lungo tempo un sogno
de Partito Comunista Cinese, fin dai tempi di Mao Zedong. Jung Chang,
la più recente autorità sulla vita di Mao, parlando
dell’invasione del Tibet da parte della Cina, scrive che quando,
nel 1950, le Guardie Rosse non riuscirono a penetrarvi per via della
natura montuosa ed impervia del territorio, Mao usò il doppio
gioco promettendo l’autonomia al giovane Dalai Lama. In seguito,
una volta aperte le strade, la Cina mandò l’Armata di
Liberazione Popolare (PLA) ad occupare il paese anticamente
proibito.
Le linee ferroviarie in
paesi occupati dai cinesi come la Mongolia interna, la Manciuria, la
zona islamica del Turkestan Orientale (Xinjiang), hanno da tempo
portato un gran flusso di popolazione cinese Han in questi
territori. Oggi, l'85% della popolazione della Manciuria è Han.
I mongoli a stento parlano ancora la loro lingua e gli irrequieti
turkestani orientali sono sotto il controllo della PLA. La ferrovia fa parte del
programma di sviluppo occidentale della Cina; in una più vasta
prospettiva serve anche ad ottenere un più veloce ed pratico
modo di raggiungere la cintura himalayana. La Cina ha in progetto di
estendere la ferrovia alle città del Tibet meridionale come
Shigatse, Gyangtse e Yatung. Altre due reti ferroviarie si
collegheranno dal Chengdu e dallo Yunnan alla ferrovia di Lhasa. L’India riconosce
queste
come mosse strategiche militari e sta attentamente osservando gli
sviluppi. Ciò crea automaticamente forti pressioni su altri
paesi dell’Asia del sud.
La ferrovia per Lhasa è,
da un altro punto di vista, una mossa strategica da parte della Cina
per omogeneizzare il Tibet con l’introduzione dello sviluppo
moderno di stile cinese. Eppure, stranamente, i Tibetani non possono
partecipare a nessuno di tali progetti si sviluppo, in quanto mancano
della conoscenza tecnica e scientifica necessaria. Tutti i lavori di
falegnameria, idraulica, meccanica elettrica o elettronica forniscono
una scusa per importare ed impiegare manodopera cinese.

Nel 1997 andai a piedi in
Tibet. Fui arrestato perché non avevo documenti per l’entrata.
Mentre mi portavano a Lhasa dal Tibet occidentale in una macchina
della polizia, ci fermammo nella città di Lhatse. Vedendo una
famiglia tibetana che suonava il liuto per chiedere l’elemosina,
chiesi all’ufficiale, per provocarlo: “Ma voi non date istruzione
ai bambini tibetani? In India tutti i bambini tibetani ricevono
istruzione gratuita”. A questo l’autista tibetano, che sosteneva
di essere al servizio del governo da trent’anni, rispose “I
tibetani sono gente pigra, non lavorano sodo, a che scopo educarli?
I cinesi possono fare tutti i lavori tecnici per noi”. Quell’atteggiamento
sottomesso mi scioccò, e mi fece comprendere quanto
profondamente l’occupazione ha corroso la nostra gente. La ferrovia può
segnare l’arrivo simbolico della nuova invasione. Ciò che
sta realmente invadendo il Tibet adesso è la mentalità
consumistica sotto forma di bar karaoke, alcolismo, prostituzione,
traffico di droga, sfruttamento minerario e turismo esagerato; una
vita motivata dal commercio imposto dalla cultura rampante
dell’economia di mercato.
Tutto questo è
direttamente in conflitto con i principi basilari della vita
tibetana. Ma con una facciata di liberalismo e di sviluppo che fa
intravedere le comodità della vita, ci può essere
scarsa resistenza alla nuova invasione. Ciò che la Rivoluzione
Culturale non poté distruggere con la brutalità e
l’indottrinamento comunista, ciò che la legge e
l’oppressione del pugno di ferro non sono riusciti a distruggere in
tutti questi 50 anni dall’invasione cinese, può ora essere
sul punto di cedere davanti alla globalizzazione.
Se la Cina volesse davvero
portare lo sviluppo in Tibet, Beijing dovrebbe ascoltare le
richieste dei tibetani. Introdurre la loro idea di “sviluppo” ed
imporla ai tibetani non è altro che un atto di sopraffazione,
come quella verso le popolazioni povere della Cina rurale ed operaia;
queste hanno vita dura mentre l’élite che guida il paese o ha
agganci col governo gode dei frutti del lavoro, sudore e sangue di
milioni di cinesi ordinari. Se i Tibetani vogliono sviluppare il loro
paese, acquisire nuove e moderne
tecnologie, dovrebbero poterlo fare in base ai propri bisogni. Tutto ciò non può
continuare. Il giorno che la Cina ha mandato il primo treno in Tibet,
ero per la prima volta in Inghilterra; insieme ad altri dimostranti
tibetani e sostenitori stranieri abbiamo urlato a pieni polmoni, “Cina,
ferma il Treno” davanti all’ambasciata cinese a Londra.
Proteste simili si sono verificate simultaneamente in tutto il mondo.
Il primo luglio di quest’anno è e sarà una “giornata
nera” per i tibetani ed i loro sostenitori.
Più di 50 ragazzi
tibetani del Tibet Youth Congress, la principale NGO tibetana, hanno
invaso l’ambasciata cinese a New Delhi. Dopo aver superato il filo
spinato sui muri del complesso dell’ambasciata, i giovani attivisti
tibetani hanno dato fuoco alla bandiera cinese, gridando slogan come
“fermate il Treno”, “ Tibet libero”. Quando tutte le preghiere,
le petizioni, le proteste non funzionano, come il Mahatma Gandhi
dovremo infrangere delle regole; infrangere le leggi usate dai
prepotenti e dai bruti come mezzi per sopprimere ulteriormente la
verità. Sono convinto che dovremo davvero farlo; la parti
complici si disperderanno naturalmente.