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Per la prima volta, a più di vent'anni dalla restaurazione della democrazia in Uruguay, ex agenti della dittatura verranno processati in Argentina per crimini commessi durante il periodo tra il 1973 e il 1985. Nei circoli militari uruguaiani si teme la fine del "compromesso del silenzio”, che ancora oggi impedisce di fare luce su molti episodi accaduti in quegli anni. Macarena Gelman, nipote del poeta argentino Juan Gelman, spera invece di sapere dov'è sepolto il corpo della madre, sequestrata ancora incinta e uccisa dopo averla data alla luce.
Amnistia e
estradizione.
Negli anni '70 e '80 i servizi di sicurezza delle dittature
sudamericane cooperavano, all’interno della cosiddetta “Operazione
Condor” al
fine di individuare, torturare ed eliminare i dissidenti. In Argentina
i
desaparecidos furono circa 30 mila, in Cile 1000 e in Uruguay 200 -
almeno secondo stime ufficiali ma molto approssimative. Di molti di
loro
non si conosce il luogo di sepoltura, perchè chi sa non ha mai parlato.
Diversamente
da quanto accaduto in Argentina e in Cile, in Uruguay una legge del
1986 ha
introdotto l'amnistia per i reati commessi sotto la dittatura,
decisione
approvata tre anni dopo dagli elettori con un referendum. L'Argentina,
seguendo
l’esempio del Cile che si era già mosso nella stessa direzione e con
risultati
soddisfacenti, ha chiesto però l'estradizione di sei ex agenti di
polizia
ed esercito per poterli processare in un proprio tribunale per i
crimini commessi
nel proprio territorio nazionale. Il 6 maggio, il giudice uruguaiano
Aída Vera
Barreto, con l’appoggio dal governo, ha accolto la richiesta ed emesso
l’ordinanza
di arresto.
Una famiglia
distrutta. I sei dovranno rispondere del rapimento e dell’assassinio di
María Claudia García e del suo compagno Marcelo Gelman, figlio del poeta Juan. I due
giovani furono rapiti insieme in Argentina nell’agosto del 1976. Il corpo di
Marcelo fu ritrovato poco dopo. A María invece, in procinto di diventare madre,
fu dato il tempo di partorire. Morì l’anno dopo in circostanze ancora non
chiare, mentre sul luogo di sepoltura non si è mai saputo niente. Come
nulla, fino a poco tempo fa, si conosceva del destino della piccola nata
durante la prigionia. Solo nel 2000 il nonno, Juan, riuscì a rintracciarla a Montevideo
e
poi finalmente a incontrarla. Dopo l’assassinio della madre fu
affidata alla famiglia di un agente di polizia, anch’essa all’oscuro
dell’identità dell’orfana. Cinque anni dopo il ricongiungimento con il poeta,
Macarena fu invitata dalle autorità a visitare il luogo dove, le avevano fatto
intendere, sarebbero stati sepolti i resti della madre. Gli scavi effettuati in
seguito non hanno però portato al rinvenimento di alcun corpo, deludendo ogni
aspettativa. Ancora una volta, le indagini svolte non avevano portato a nessun
risultato soddisfacente. La speranza di Macarena è che adesso un processo possa
fare finalmente emergere la verità e rendere giustizia a lei e alla sua
famiglia.