03/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Uruguay ha estradato in Argentina sei ex agenti del regime
Scritto per noi da
Ernesto Galli 
 

Per la prima volta, a più di vent'anni dalla restaurazione della democrazia in Uruguay, ex agenti della dittatura verranno processati in Argentina per crimini commessi durante il periodo tra il 1973 e il 1985. Nei circoli militari uruguaiani si teme la fine del "compromesso del silenzio”, che ancora oggi impedisce di fare luce su molti episodi accaduti in quegli anni. Macarena Gelman, nipote del poeta argentino Juan Gelman, spera invece di sapere dov'è sepolto il corpo della madre, sequestrata ancora incinta e uccisa dopo averla data alla luce.

Il ricordo di madri e parentiAmnistia e estradizione. Negli anni '70 e '80 i servizi di sicurezza delle dittature sudamericane cooperavano, all’interno della cosiddetta “Operazione Condor” al fine di individuare, torturare ed eliminare i dissidenti. In Argentina i desaparecidos furono circa 30 mila, in Cile 1000 e in Uruguay 200 - almeno secondo stime ufficiali ma molto approssimative. Di molti di loro non si conosce il luogo di sepoltura, perchè chi sa non ha mai parlato. Diversamente da quanto accaduto in Argentina e in Cile, in Uruguay una legge del 1986 ha introdotto l'amnistia per i reati commessi sotto la dittatura, decisione approvata tre anni dopo dagli elettori con un referendum. L'Argentina, seguendo l’esempio del Cile che si era già mosso nella stessa direzione e con risultati soddisfacenti, ha chiesto però l'estradizione di sei ex agenti di polizia ed esercito per poterli processare in un proprio tribunale per i crimini commessi nel proprio territorio nazionale. Il 6 maggio, il giudice uruguaiano Aída Vera Barreto, con l’appoggio dal governo, ha accolto la richiesta ed emesso l’ordinanza di arresto.
 
Gilberto VázquezLa strana fuga di Gilberto Vázquez. Per comprendere lo stato d’animo di chi vive con angoscia e preoccupazione il probabile crollo del muro di omertà che ha retto fino a oggi, è emblematica la vicenda di uno dei sei accusati, l’ufficiale dell’esercito in pensione Gilberto Vázquez. Una volta preso atto dell’ordinanza di arresto emessa nei suoi confronti, Vázquez si era inizialmente costituito. Trasferito in un ospedale militare per problemi di salute, è incredibilmente riuscito a evadere, per poi essere rintracciato e arrestato pochi giorni dopo. In un’intervista dopo la cattura, Vázquez ha motivato la fuga con l’esigenza di fornire la propria versione dei fatti, secondo cui gli atti imputati ai funzionari della dittatura non possono essere considerati al di fuori del contesto dell’epoca, una situazione in cui dovettero versare “un sacrificio di sangue per fermare gente intenzionata a sovvertire l’ordine con la violenza”, dicendosi poi dispiaciuto al pensiero che i suoi nipoti studieranno tutta un’altra storia. Alcuni mezzi di informazione in Uruguay sono invece certi che l’evasione di Vázquez sia un’operazione di intelligence progettata dai vertici militari nel tentativo di screditare l’attuale capo dell’esercito, il tenente generale Carlos Díaz e di conseguenza indebolire la posizione del governo del presidente Tabaré Vázquez, storicamente dall'altra parte della barricata.
 
María Claudia GarcíaUna famiglia distrutta. I sei dovranno rispondere del rapimento e dell’assassinio di María Claudia García e del suo  compagno Marcelo Gelman, figlio del poeta Juan. I due giovani furono rapiti insieme in Argentina nell’agosto del 1976. Il corpo di Marcelo fu ritrovato poco dopo. A María invece, in procinto di diventare madre, fu dato il tempo di partorire. Morì l’anno dopo in circostanze ancora non chiare, mentre sul luogo di sepoltura non si è mai saputo niente. Come nulla, fino a poco tempo fa, si conosceva del destino della piccola nata durante la prigionia. Solo nel 2000 il nonno, Juan, riuscì a rintracciarla a Montevideo e poi finalmente a incontrarla. Dopo l’assassinio della madre fu affidata alla famiglia di un agente di polizia, anch’essa all’oscuro dell’identità dell’orfana. Cinque anni dopo il ricongiungimento con il poeta, Macarena fu invitata dalle autorità a visitare il luogo dove, le avevano fatto intendere, sarebbero stati sepolti i resti della madre. Gli scavi effettuati in seguito non hanno però portato al rinvenimento di alcun corpo, deludendo ogni aspettativa. Ancora una volta, le indagini svolte non avevano portato a nessun risultato soddisfacente. La speranza di Macarena è che adesso un processo possa fare finalmente emergere la verità e rendere giustizia a lei e alla sua famiglia.
 
Onore. L’esecutivo, dopo il polverone sollevatosi durante la latitanza dell’ex ufficiale, ha preferito non fidarsi della sorveglianza dell’esercito e della promessa con cui gli imputati hanno garantito che non tenteranno in alcun modo la fuga. I sei sono stati presi in custodia dal ministero dell'Interno e si trovano nel carcere centrale di Montevideo. José María López Mazza, capo della squadra di antropologi che si occupa della ricerca dei corpi dei dissidenti, ha colto l’occasione per perorare la sua causa commentando ironicamente: “se tengono così tanto all’onore e alla loro parola come dicono, possono indicarci dove si trovano i resti che stiamo cercando”.
Categoria: Diritti, Donne, Tortura, Muri
Luogo: Uruguay