14/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Negli Usa, dal 2001 a oggi, 26mila immigrati sono stati naturalizzati dopo essersi arruolati
L’ultima volta, lunedì 24 luglio, alla cerimonia era presente il presidente George W. Bush in persona: tre immigrati ispanici che hanno servito in Iraq, e lì sono rimasti feriti, sono diventati cittadini statunitensi. “Se una persona è disposta a rischiare la propria vita per il nostro Paese, allora dovrebbe partecipare a pieno titolo alla vita di questo Paese”, ha detto Bush naturalizzando i tre soldati, ricoverati all’ospedale militare Walter Reed. Ma quella del 24 luglio è stato solo l’ultimo esempio di militari immigrati che sono stati premiati da Washington con la cittadinanza. Dagli attentati dell’11 settembre 2001 a oggi, oltre 26mila soldati nati al di fuori degli Usa sono stati naturalizzati. A volte, solo dopo la morte sul campo di battaglia.
 
Una cerimonia di naturalizzazione svoltasi alla base Usa di Bagram, in AfghanistanLa procedura. Secondo le regole vigenti per gli aspiranti cittadini, dopo il ricevimento della green card (il permesso di soggiorno) devono passare cinque anni prima di poter presentare la richiesta di naturalizzazione. Qualche anno fa, per i membri delle forze armate il limite era stato fatto scendere a tre anni. Poi, nel luglio 2002, Bush firmò un ordine esecutivo che, per gli immigrati sotto le armi, aboliva questo periodo di attesa. Anche se si tratta di clandestini arruolatisi con documenti falsi. Oggi, in pratica, per diventare cittadino statunitense basta arrivare negli Usa, farsi reclutare, partecipare a un conflitto e attendere otto-dieci mesi per l’espletamento delle pratiche necessarie. Se si ha la fedina penale pulita, si parla inglese e si dimostra di conoscere a grandi linee la storia statunitense e il funzionamento delle istituzioni, si verrà premiati nel corso di cerimonie collettive che spesso si svolgono direttamente sul campo, in Iraq e in Afghanistan. Con decine di militari a giurare sulla Costituzione, diventando a tutti gli effetti statunitensi.
 
Una giovane filippina diventa cittadina statunitensePiù stranieri nelle forze armate. L’ordine di Bush ha avuto come effetto un aumento delle richieste di arruolamento da parte di stranieri. Nel 2000, nelle forze armate Usa c’erano 28mila soldati immigrati. Oggi sono oltre 39mila. Un aumento di cui l’esercito, alle prese con sempre maggiori difficoltà nel raggiungere gli obiettivi di reclutamento, non può che essere felice. Ma questa accresciuta partecipazione ha anche attirato alcune critiche, secondo le quali gli Usa starebbero di fatto incaricando stranieri di fare il lavoro sporco nelle guerre in cui sono impegnati. Osservazioni a cui i vertici militari ribattono facendo notare la lealtà a Washington di questi futuri cittadini statunitensi, e la loro determinazione nel perseguire questo obiettivo.
 
José Antonio Gutierrez, guatemalteco, è stato il secondo militare Usa a morire in IraqSforzi inutili. Non sempre finisce bene. Il sette percento dei militari Usa morti in Iraq, di statunitense aveva solo la carta verde. La massiccia presenza di immigrati nell’esercito si è vista fin dall’inizio della guerra: il secondo soldato ucciso in Iraq, José Antonio Gutierrez, era un guatemalteco non ancora cittadino Usa. Dall’inizio del conflitto, circa 70 militari sono diventati cittadini Usa solo dopo essere morti, con un conferimento postumo. Che almeno aiuta i familiari nella loro richiesta di permessi di residenza. Con la speranza, un giorno, di essere anch’essi protagonisti dell’American dream

Alessandro Ursic

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