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La procedura. Secondo le regole vigenti per gli aspiranti cittadini, dopo il ricevimento della
green card (il permesso di soggiorno) devono passare cinque anni prima di poter presentare
la richiesta di naturalizzazione. Qualche anno fa, per i membri delle forze armate
il limite era stato fatto scendere a tre anni. Poi, nel luglio 2002, Bush firmò
un ordine esecutivo che, per gli immigrati sotto le armi, aboliva questo periodo
di attesa. Anche se si tratta di clandestini arruolatisi con documenti falsi.
Oggi, in pratica, per diventare cittadino statunitense basta arrivare negli Usa,
farsi reclutare, partecipare a un conflitto e attendere otto-dieci mesi per l’espletamento
delle pratiche necessarie. Se si ha la fedina penale pulita, si parla inglese
e si dimostra di conoscere a grandi linee la storia statunitense e il funzionamento
delle istituzioni, si verrà premiati nel corso di cerimonie collettive che spesso
si svolgono direttamente sul campo, in Iraq e in Afghanistan. Con decine di militari
a giurare sulla Costituzione, diventando a tutti gli effetti statunitensi.
Più stranieri nelle forze armate. L’ordine di Bush ha avuto come effetto un aumento delle richieste di arruolamento
da parte di stranieri. Nel 2000, nelle forze armate Usa c’erano 28mila soldati
immigrati. Oggi sono oltre 39mila. Un aumento di cui l’esercito, alle prese con
sempre maggiori difficoltà nel raggiungere gli obiettivi di reclutamento, non
può che essere felice. Ma questa accresciuta partecipazione ha anche attirato
alcune critiche, secondo le quali gli Usa starebbero di fatto incaricando stranieri
di fare il lavoro sporco nelle guerre in cui sono impegnati. Osservazioni a cui
i vertici militari ribattono facendo notare la lealtà a Washington di questi futuri
cittadini statunitensi, e la loro determinazione nel perseguire questo obiettivo.
Sforzi inutili. Non sempre finisce bene. Il sette percento dei militari Usa morti in Iraq, di
statunitense aveva solo la carta verde. La massiccia presenza di immigrati nell’esercito
si è vista fin dall’inizio della guerra: il secondo soldato ucciso in Iraq, José
Antonio Gutierrez, era un guatemalteco non ancora cittadino Usa. Dall’inizio del
conflitto, circa 70 militari sono diventati cittadini Usa solo dopo essere morti,
con un conferimento postumo. Che almeno aiuta i familiari nella loro richiesta
di permessi di residenza. Con la speranza, un giorno, di essere anch’essi protagonisti
dell’American dream. Alessandro Ursic