Dieci Paesi
dell’Asia contro le azioni di guerra di Israele. Lo si legge in un comunicato
dell’
Associazione dei Paesi del Sud Est Asiatico (Association of South East
Asian Nations, ASEAN) che hanno iniziato
lunedì l’annuale meeting in Malesia: secondo i rispettivi ministri degli Esteri,
Israele ha fatto un uso della forza “sproporzionato, indiscriminato ed
eccessivo” sia in Libano sia nei territori palestinesi. Ha ribadito il concetto
il primo ministro malese, Abdullah Ahmad Badawi, presidente di turno del summit
e anche dell’Organizzazione della Conferenza Islamica: “Non dovremmo tollerare
le rappresaglie eccessive dell’esercito di Israele”, ha detto il premier
secondo il quale i recenti sviluppi sono una minaccia alla pace internazionale.

Migranti in fuga. Parole dure in attesa
dell’arrivo giovedì prossimo a Kuala Lumpur del segretario di Stato Usa,
Condoleezza Rice,
dopo la sua visita nel travagliato Medio Oriente e a Roma. I leader dell’ASEAN,
checomprende il Paese musulmano più popoloso al mondo, l’Indonesia,
hanno chiesto
un cessate il fuoco immediato fra Libano e Israele, senza tuttavia
condannare
le azioni degli hizbollah.
La crisi in Medio
Oriente, intanto, sta coinvolgendo migliaia di espatriati asiatici, che in
Libano fanno per lo più gli operai, i muratori o i domestici. La comunità straniera
più numerosa è costituita da oltre 90mila srilanchesi, seguono 30mila filippini,
12mila indiani e altre migliaia di bengalesi e nepalesi. Molti stanno cercando
di lasciare Beirut e il sud del Libano, nonostante le strade distrutte e il
rischio di bombardamenti.
Intrappolate nel sud. “Cerchiamo di
andarcene, ma i datori di lavoro non ce lo permettono. Siamo davvero
terrorizzate”, ha detto alla Bbc Padma, che fa parte di un gruppo di cameriere
srilanchesi
intrappolate in una cittadina meridionale del Libano. “Non vogliono darci i
passaporti – continua la ragazza – vogliono che continuo a lavorare qui e non
mi pagheranno ciò che mi spetta se me ne vado ora. Ho lavorato per un anno e
mezzo, ma ho ricevuto solo la paga di tre mesi”. Il ministro cingalese Athauda
Senevirathne dice che si tratta di casi isolati, ma che le cameriere potranno
rifugiarsi nell’ambasciata di Beirut ed essere poi rimpatriate anche senza
documenti. Il problema, però, è raggiungere la capitale libanese, a causa delle
condizioni disastrate delle strade e dei bombardamenti che prendono di mira mezzi
di trasporto come i camion.
Circa 300
srilanchesi hanno già lasciato il Paese mediorientale, ma altri 800 partiranno
nei prossimi giorni. Gli indiani fuggiti sono invece 1500, mentre altri 300
attendono di essere portati via dalle navi di Nuova Delhi che si trovano nelle
acque internazionali vicino a Beirut. Non è chiaro quale sarà il destino degli
altri migranti asiatici, diversi dei quali da oltre vent’anni vivono in Libano
e che
non volevano un’altra guerra.