Europa. Venerdì 21 luglio
Ore 13. Ora della preghiera musulmana
VIA LIBANO
Oggi abito in via Libano, forse un caso dopo aver vissuto un
anno in Libano. Un caso o un amore profondo per quel Paese a metà strada tra
Oriente e Occidente intriso di culture e religioni differenti.
ACCENDO LA TV
E vedo paesaggi familiari, di quelli che hai
visto e rivisto per mesi durante il lavoro o le giornate libere. Viaggiare su
e giù per il Libano era facile: per chi poteva
bastava un bus e 5 euro o un taxi e i 220 km che separano la
frontiera siriana a nord da quella a sud con Israele, era un gioco.
IMMAGINI CANCELLATE
Oggi le immagini stringono lo stomaco e restando a bocca
aperta spero che non sia vero tutto ciò che vedo.
Immagini che cambiano i ricordi. Le fotografie di quei luoghi
diventano ricordi. Il Libano sta morendo sotto gli occhi dell’Occidente
colpevole.
SULLA STRADA DI DAMASCO
Il ponte che da Beirut porta a Damasco percorso decine di
volte per visitare la Siria, collega le due capitali sorelle e i
taxi gialli siriani, per 10 dollari a testa, ti portavano in una delle
città più belle al mondo: Damasco.
“Il ponte è stato costruito da imprese italiane” mi fu
detto da diplomatici italiani. Oggi lo si vede traforato dagli israeliani
per impedire gli Hezbollah di scappare in Siria.
RAFFINERIA E CENTRALE ELETTRICA DI BEIRUT
Beirut era quasi arrivata al punto di nascondere i segni
della guerra finita nel 2000. Restavano ancora interi immobili traforati
a ricordo e monito che un’altra guerra non la si voleva più. La centrale e la
raffineria a bordo dell’autostrada libanese
a sud della capitale era una delle poche infrastrutture che
facevano sembrare il Libano un paese industrializzato. Oggi fumo e fiamme.
IL SUD E GLI HEZBOLLAH
La notizia del bus bruciato che da sud di Tiro percorreva la
strada che porta alla città di Tiro mi scuote ancor più. Un bus con
bambini e
mamme che scappavano centrati dagli israeliani. Forse questi ultimi
pensavano essere Hezbollah che scappavano? Lo scorso anno il Sud
Libano, era ancora sconosciuto a molti
libanesi del nord, ritenuto pericoloso per la presenza degli
Hezbollah. Questo gruppo eletto democraticamente dai libanesi e facente
parte del governo democratico del Libano non piace all’Europa. Vivere e lavorare
insieme ai simpatizzanti Hezbollah, alle
loro iniziative sociali che il governo libanese non realizza, era
un modo per conoscerli da vicino. In Libano tutti si ricordano che
gli Hezbollah hanno liberato l’invasione israeliana del Libano
nel 2000. Percorrendo il sud Libano era tutto un ricordo di questi
avvenimenti. La gente non se ne dimenticherà facilmente.
PALESTINESI
Alla tv si parla di partenze, dell’Europa che invia
elicotteri navi aerei per riprendersi i cittadini. I libanesi possono scegliere
se fuggire in Siria o in
Europa, ma i Palestinesi? I Palestinesi senza documenti e passaporti restano chiusi
nei loro recinti vecchi di 50 anni realizzati dalle Nazioni Unite e
forse dimenticati là dentro. L’unica possibilità è quella di
ripulire i bunker del '82 ormai quasi dimenticati. Lo scorso anno bunker visitati
per raccontare la storia
dell’invasione israeliana. Era difficile immagine questi bunker utilizzati
dai palestinesi, oggi i palestinesi che non possono fuggire si
rifugiano nei bunker.
T. è un ragazzo libanese vive nel nord est del Libano.
Architetto, scoprì le condizioni di vita estreme dei campi palestinesi
del sud Libano e subito si attivò per un aiuto concreto. Oggi vive con la sua
famiglia vivendo di persone tutti quei
racconti dei palestinesi, quelle immagini viste sui libri di guerra
in Libano, delle invasioni israeliane.
Ij. è un ragazzo palestinese sposato con una ragazza
libanese. Fortunato tra i palestinesi, ha tre figlie, e vive
fuori dai campi palestinesi. Lo scorso anno si è procurato un
passaporto per
l’eventuale fuga dal Libano. Pensava che le cose stessero
peggiorando giorno dopo giorno con la morte di Rafiq Hariri. Oggi vive
nella periferia sud di Beirut.
A. è un ingegnere palestinese di lunga esperienza vive nel
quartiere di Sabra e Chatila, teatro di stragi israeliane. La famiglia
della moglie è originaria della Siria, ma non pensa di andarsene
dal Libano e dal quartiere palestinese.
H. è una ragazza palestinese fortunata di non vivere nei
campi palestinesi. Giovane, è studentessa universitaria e terrorizzata dalla
guerra. Vive di prima persona quello che i palestinesi le hanno raccontato giorno
dopo giorno.
Y. è un architetto palestinese vive nel centro di Beirut,
quartiere musulmano. Vive con la famiglia rivivendo gli anni della
guerra mai dimenticata.
SPERANZA CANCELLATA
Lo scorso anno si parlava di una situazione tranquilla ma
sempre pronti a ogni evenienza. Chi sperava, come i palestinesi, di
ritornare nelle sue terre in Palestina occupata e i libanesi che
speravano di chiudere per sempre i bunker del 1982. Oggi la tv, i giornali dicono
che molti sogni sono finiti
appena 6 anni dopo che gli israeliani di erano ritirati, sconfitti,
dall’occupazione del sud Libano. Erano ripartiti progetti di miglioramento delle
condizioni
del Libano uscito dalla guerra. Lo scorso anno fu terminato il tratto di autostrada
da Saida
a Tiro con la speranza dei più ottimisti che quella autostrada
avrebbe portato alla frontiera con la Palestina, oggi quella autostrada è in
fiamme e colpita dagli israeliani. A oggi gli israeliani hanno bruciato vivi
circa 300 civili libanesi, chi fuggiva dai bombardamenti, chi si nascondeva
nei bunker. Un augurio ad amici e colleghi laggiù in cerca di speranza.
Adriano Drammissino