25/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un cooperante italiano di fronte alla guerra che distrugge tutto
Europa. Venerdì 21 luglio
Ore 13. Ora della preghiera musulmana
 
VIA LIBANO
Oggi abito in via Libano, forse un caso dopo aver vissuto un anno in Libano. Un caso o un amore profondo per quel Paese a metà strada tra Oriente e Occidente intriso di culture e religioni differenti.
 
ACCENDO LA TV
E vedo paesaggi familiari, di quelli che hai visto e rivisto per mesi durante il lavoro o le giornate libere. Viaggiare su e giù per il Libano era facile: per chi poteva bastava un bus e 5 euro o un taxi e i 220 km che separano la frontiera siriana a nord da quella a sud con Israele, era un gioco.
 
IMMAGINI CANCELLATE
Oggi le immagini stringono lo stomaco e restando a bocca aperta spero che non sia vero tutto ciò che vedo.
Immagini che cambiano i ricordi. Le fotografie di quei luoghi diventano ricordi. Il Libano sta morendo sotto gli occhi dell’Occidente colpevole.
 
SULLA STRADA DI DAMASCO
Il ponte che da Beirut porta a Damasco percorso decine di volte per visitare la Siria, collega le due capitali sorelle e i taxi gialli siriani, per 10 dollari a testa, ti portavano in una delle città più belle al mondo: Damasco.
“Il ponte è stato costruito da imprese italiane” mi fu detto da diplomatici italiani. Oggi lo si vede traforato dagli israeliani per impedire gli Hezbollah di scappare in Siria.
 
RAFFINERIA E CENTRALE ELETTRICA DI BEIRUT
Beirut era quasi arrivata al punto di nascondere i segni della guerra finita nel 2000. Restavano ancora interi immobili traforati a ricordo e monito che un’altra guerra non la si voleva più. La centrale e la raffineria a bordo dell’autostrada libanese a sud della capitale era una delle poche infrastrutture che facevano sembrare il Libano un paese industrializzato. Oggi fumo e fiamme.
 
IL SUD E GLI HEZBOLLAH
La notizia del bus bruciato che da sud di Tiro percorreva la strada che porta alla città di Tiro mi scuote ancor più. Un bus con bambini e mamme che scappavano centrati dagli israeliani. Forse questi ultimi pensavano essere Hezbollah che scappavano? Lo scorso anno il Sud Libano, era ancora sconosciuto a molti libanesi del nord, ritenuto pericoloso per la presenza degli Hezbollah. Questo gruppo eletto democraticamente dai libanesi e facente parte del governo democratico del Libano non piace all’Europa. Vivere e lavorare insieme ai simpatizzanti Hezbollah, alle loro iniziative sociali che il governo libanese non realizza, era un modo per conoscerli da vicino. In Libano tutti si ricordano che gli Hezbollah hanno liberato l’invasione israeliana del Libano nel 2000. Percorrendo il sud Libano era tutto un ricordo di questi avvenimenti. La gente non se ne dimenticherà facilmente.
 
PALESTINESI
Alla tv si parla di partenze, dell’Europa che invia elicotteri navi aerei per riprendersi i cittadini. I libanesi possono scegliere se fuggire in Siria o in Europa, ma i Palestinesi? I Palestinesi senza documenti e passaporti restano chiusi nei loro recinti vecchi di 50 anni realizzati dalle Nazioni Unite e forse dimenticati là dentro. L’unica possibilità è quella di ripulire i bunker del '82 ormai quasi dimenticati. Lo scorso anno bunker visitati per raccontare la storia dell’invasione israeliana. Era difficile immagine questi bunker utilizzati dai palestinesi, oggi i palestinesi che non possono fuggire si rifugiano nei bunker.
 
T. è un ragazzo libanese vive nel nord est del Libano. Architetto, scoprì le condizioni di vita estreme dei campi palestinesi del sud Libano e subito si attivò per un aiuto concreto. Oggi vive con la sua famiglia vivendo di persone tutti quei racconti dei palestinesi, quelle immagini viste sui libri di guerra in Libano, delle invasioni israeliane.
Ij. è un ragazzo palestinese sposato con una ragazza libanese. Fortunato tra i palestinesi, ha tre figlie, e vive fuori dai campi palestinesi. Lo scorso anno si è procurato un passaporto per l’eventuale fuga dal Libano. Pensava che le cose stessero peggiorando giorno dopo giorno con la morte di Rafiq Hariri. Oggi vive nella periferia sud di Beirut.
A. è un ingegnere palestinese di lunga esperienza vive nel quartiere di Sabra e Chatila, teatro di stragi israeliane. La famiglia della moglie è originaria della Siria, ma non pensa di andarsene dal Libano e dal quartiere palestinese.
H. è una ragazza palestinese fortunata di non vivere nei campi palestinesi. Giovane, è studentessa universitaria e terrorizzata dalla guerra. Vive di prima persona quello che i palestinesi le hanno raccontato giorno dopo giorno.
Y. è un architetto palestinese vive nel centro di Beirut, quartiere musulmano. Vive con la famiglia rivivendo gli anni della guerra mai dimenticata.
 
SPERANZA CANCELLATA
Lo scorso anno si parlava di una situazione tranquilla ma sempre pronti a ogni evenienza. Chi sperava, come i palestinesi, di ritornare nelle sue terre in Palestina occupata e i libanesi che speravano di chiudere per sempre i bunker del 1982. Oggi la tv, i giornali dicono che molti sogni sono finiti appena 6 anni dopo che gli israeliani di erano ritirati, sconfitti, dall’occupazione del sud Libano. Erano ripartiti progetti di miglioramento delle condizioni del Libano uscito dalla guerra. Lo scorso anno fu terminato il tratto di autostrada da Saida a Tiro con la speranza dei più ottimisti che quella autostrada avrebbe portato alla frontiera con la Palestina, oggi quella autostrada è in fiamme e colpita dagli israeliani. A oggi gli israeliani hanno bruciato vivi circa 300 civili libanesi, chi fuggiva dai bombardamenti, chi si nascondeva nei bunker. Un augurio ad amici e colleghi laggiù in cerca di speranza.
 
                                                                                                                               Adriano Drammissino
Categoria: Guerra
Luogo: Libano