Truppe georgiane nella gola di Kodori per combattere le milizie di un ex-governatore
Diversi morti, anche due civili e decine di feriti nei combattimenti iniziati
ieri sera nella gola di Kodori, in
Abkhazia. Gli scontri sono ancora in corso e altri 300 militari stanno arrivando per
dare man forte ai 500 arrivati ieri mattina. Le notizie sono poche, perché nella
zona sono state interrotte le comunicazioni telefoniche. Ma pare che per ora le
forze separatiste abkhaze non siano state coinvolte.
L'obiettivo dell'operazione militare georgiana sono i ‘Monadire’ (i cacciatori),
le milizie guidate da Emzar Kvitsiani: un losco personaggio che dalla fine della
guerra è stato il rappresentante del governo georgiano nella gola di Kodori (unico
territorio abkhazo rimasto sotto controllo di Tbilisi), ma che l’anno scorso è
stato disconosciuto con l’accusa di attività criminale.
Il signore di Kodori. Sabato scorso Kvitsiani, che sembrava essersi adattato all’idea, ha improvvisamente
dichiarato che il governo georgiano stava preparando un’offensiva militare contro
di lui e che era pronto a combattere pur di difendere l’autonomia della valle
di Kodori.
Gli anziani rappresentanti degli svaneti, le genti che da sempre abitano queste
pittoresche vallate – si sono affrettati a prendere le distanze dal ribelle ma
hanno chiesto al governo georgiano di non usare la forza e di trattare con Kvitsiani.
Le autorità dell’autoproclamata repubblica d’Abkhazia hanno mobilitato le proprie
forze armate e il presidente abkhazo Sergey Bagapsh ha fatto sapere che l’ingresso
di truppe georgiane nella gola di Kodori rappresenterebbe una gravissima violazione
degli Accordi di Mosca del 1994, secondo cui le truppe di Tbilisi non possono
varcare le “frontiere dell’Abkhazia”. Anche se l’alta valle di Kodori è formalmente
territorio georgiano, essa si trova all’interno del territorio abkhazo: è una
zona smilitarizzata sotto controllo della missione Unomig delle Nazioni Unite
(che
in realtà hanno cessato i pattugliamenti dopo che, l’8 ottobre 2001, un loro elicottero
è stato abbattuto e 9 caschi blu sono morti).
Nuovo pretesto di guerra. Da mesi l’irrequieto presidente georgiano, il nazionalista filo-occidentale
Mikhail Saakashvili, sta cercando pretesti per scatenare una guerra di riconquista
contro le due regioni separatiste di Abkhazia e Sud Ossezia – resesi indipendenti
da Tbilisi nei primi anni Novanta in seguito a brevi guerre vinte grazie al sostegno
delle truppe di Mosca, che ancora sostiene i due regimi indipendentisti di Suhumi
e Tskhinvali,
rispettive capitali delle due autoproclamate repubbliche.
Ora rischia di riuscirci.
Dopo un’escalation di provocazioni verbali, e non solo, contro le due autorità
separatiste e contro la Russia, due settimane fa il governo georgiano ha ufficialmente
chiesto il ritiro del contingente di pace russo che pattuglia le due regioni,
implicitamente uscendo dagli accordi di pace del ’94. Del resto il presidente
Saakashvili, fin da quando è arrivato al potere con la Rivoluzione delle Rose
del 2003 (sostenuta dagli Usa), ha sempre detto che “il ripristino dell’autorità
governativa su tutto il territorio nazionale” era il suo scopo principale.
E lo ha ribadito oggi, rispondendo alla proposta di trattative da parte degli
anziani svaneti. “Con Kvitsiani siamo a disposti a discutere solo di una cosa,
se deciderà di arrendersi: quale cella vorrà occupare nella prigione di Tbilisi”.