Dopo le violenze dei giorni scorsi si apre in Salvador il dibattito sulla pace sociale
Le manifestazioni a El Salvador dell’inizio
del mese di luglio, che hanno visto la morte di due agenti di polizia e
il ferimento di decine di persone, hanno riportato alla mente dei
salvadoregni i tristi giorni della rivolta sociale del 1992.
I fatti. Le proteste di universitari, sindacati e società civile, scrittori e giornalisti
contro l’eccessivo aumento delle bollette dell’energia elettrica e delle tariffe del
trasporto pubblico, unite alla richiesta di una riforma che preveda l’istruzione gratuita, hanno
fatto nascere un grande movimento di massa (una mobilitazione del genere non si
vedeva dagli inizi degli anni ’90), dal nome ‘Sí a la paz, no a la violencia’,
che si pone come obiettivo la cessazione di qualsiasi forma di violenza nel paese
centroamericano.
Secondo quanto espresso dal movimento la gravità della situazione ha dato una
scossa al Paese, nonostante la quasi abitudine quotidiana alla violenza, e alle
passate esperienze della guerra civile degli anni '90.
La conferma arriva anche dagli aderenti all’iniziativa come lo scrittore Manlio
Argueta, la presidente della Camera di Commercio e dell’Industria, Elena María
de Alfaro e l’ex presidente della Corte Suprema di Giustizia, Domingo Méndez,
che si sono detti disponibili a qualsiasi forma di lotta in supporto alla pace
sociale.
Nel frattempo mercoledì 19 luglio, i rappresentanti del movimento hanno rilasciato
una dichiarazione (e stilato un documento), secondo la quale si rifiuta in maniera
categorica qualsiasi tipo di azione violenta, commessa da chiunque, “Qualunque
sia la sua motivazione”. Nel documento, invece, si fa riferimento alla pace, al
dialogo, alla tolleranza fra i popoli e al tempo stesso si cerca la soluzione
ai problemi sociali che attanagliano El Salvador.
Le reazioni. Il ministro dell’Educazione, Evelin Jacir, ha fatto sapere che “Dopo quello
che è avvenuto il 5 luglio scorso ci siamo resi conto che la società civile non
poteva stare in silenzio. I fatti dell’inizio del mese – continua il ministro
- unici nella recente storia di El Salvador, ci dicono di stare molto attenti
affinché non si ripetano nel Paese i tristi eventi del passato”. Ma il numero
uno del dicastero dell'Educazione lancia anche un appello alla società civile.
“Che le forze sociali non siano solo spettatrici di quello che accade nel Paese
– ha esortato il ministro – tutto quello che succede nella sfera politica e nella
costruzione della nostra democrazia, ci interessa direttamente”.
“Quello che si è venuto a verificare è molto più grave di quello che appare”,
ha fatto sapere Julio Hernandez, rappresentante del Frente Democratico Revolucionario
(formazione politica del centrosinistra). “Il malcontento popolare cresce quotidianamente,
soprattutto per la crisi economica e per il continuo aumento del costo della vita”.