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Abiure video. Nel video-messaggio, secondo la rivista
conservatrice Resalat, vicina al presidente iraniano Mahmoud
Ahmadinejad, Jahanbegloo spiega di essere entrato in contatto in Canada con
alcune persone che lo hanno convinto a collaborare a una rivoluzione di
velluto, orchestrata dagli Usa, per rovesciare il regime dei mullah. Nel video,
che per ora sarebbe stato mostrato solo in alcuni circoli culturali,
Jahanbegloo spiega di aver infiltrato, presso gli ambasciatori europei a
Teheran, elementi antirivoluzionari per sostenere il cambio della guardia del
potere in Iran. La confessione, che non sarebbe l’unica di elementi dissidenti
di spicco, ricalca fedelmente il commento di Mohseni Ejhei, il ministro per la
Sicurezza iraniana che, il giorno dopo l’arresto di Jahanbegloo, aveva
commentato che l’intellettuale collaborava con gli Usa che “preparano una serie
di rivoluzioni di velluto in alcuni paesi scomodi, tra i quali l’Iran”. Il 10
luglio scorso, la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, in una nota,
aveva stigmatizzato il comportamento dell’Iran rispetto alla tutela dei diritti
umani, citando proprio le ombre sul caso di Jahanbegloo. Il messaggio quindi,
almeno rispetto all’opinione pubblica interna, è arrivato al momento gusto.
L’avvocato in carcere. Tra qualche giorno potrebbe
arrivare, in questo senso, anche la video confessione di Abdolfattah Soltani,
uno dei più noti avvocati iraniani. Soltani ha difeso Akbar Ganji, il
giornalista dissidente per la cui causa si era mobilitato il mondo
dell’informazione occidentale, e tutelava la famiglia di Zahra Kazemi, la
fotoreporter di origini iraniane e di passaporto canadese che, arrestata nel
2003 a Teheran, è morta il 10 luglio 2003 dopo
essere entrata in coma per un’emorragia cerebrale, causata dalle percosse alla
testa, ricevute durante più di tre giorni di interrogatorio. L’unico imputato
al processo, svolto in Iran per accertare la dinamica della morte della Kazemi,
è stato assolto per mancanza di prove. Soltani non era insomma l’avvocato
preferito del governo di Teheran e, un anno fa, è stato arrestato “per
sedizione e per aver diffuso informazioni riservate del governo”.
Christian Elia