22/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un reportage da Teheran racconta le reazioni all'offensiva israeliana in Libano
scritto per noi da
Nardana Talachian*
 
Martedì 18 luglio 2006. Sono le quattordici, arriva l’appuntamento quotidiano con il notiziario della radio di stato in Iran: “Migliaia di  iraniani si sono radunati oggi nella piazza Palestina di Teheran per condannare ancora una volta le brutalità del regime occupante sionista a Gaza e in Libano”.
 
una studentessa a teheranLa Palestina nel cuore. Dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica, le notizie sulla Palestina hanno avuto una loro priorità nei servizi dei media iraniani. Ma stavolta la crisi mediorientale e la probabilità dell'espansione degli attacchi  israeliani oltre alle frontiere libanesi ha suscitato dure reazioni delle autorità in Iran. Al contrario, come accade di solito nei paesi arabi, che normalmente parlano con un tono razzista di un'unica nazione araba (tagliando quindi fuori l’Iran che è persiana), gli altri governi della regione si sono astenuti dal prendere una posizione davanti all'offensiva israeliana in Libano. Ne risulta che l’Iran rimane la solita pecora nera della regione per il suo appoggio a Hizbollah e Hamas, considerati terroristi dall'Occidente.  “La comunità internazionale o preferisce tacere sui crimini sionisti o non può farci niente, perché i sostenitori del regime sionista capeggiati dagli Usa neutralizzano ogni sforzo internazionale per porre fine alla violenza. Ma in ogni caso  si pretende che i governi islamici, e particolarmente quelli arabi, applicando tutte le forze, offrano il loro pieno sostegno  al popolo inerme palestinese e al governo popolare e rivoluzionario di Hamas", dichiara Gholam Ali Haddad Adel, presidente del parlamento iraniano (l'unico parlamento islamico che ha biasimato le incursioni israeliane), durante il suo discorso ai  manifestanti presenti nella piazza Palestina.
 
una manifestazione per la palestina in iranLa rabbia dei giovani. Stesso, in un locale al nord di Teheran, frequentato in massima parte da giovani. Sembra che nessuno parli della crisi:  un'apparente indifferenza totale. Ma tuttavia una cosa e' certa: per la maggior parte della popolazione iraniana esiste una  forte indignazione verso il "maledetto" Israele. Gli Stati Uniti, come paese, e' amato da molti iraniani, ma nessun segno di simpatia verso i sionisti. Però ci si chiede spesso perché debba essere sempre l’Iran in prima fila nel sostegno alla Palestina, mentre i  paesi arabi dimostrano un'evidente trascuratezza. Nel giro di un solo anno sono successe tante cose: il ritiro israeliano da Gaza, la malattia di Sharon il cui destino non e' chiaro  per nessuno, la nomina di Olmert come premier in Israele e il ritorno delle truppe israeliane a Gaza e, per finire, la rappresaglia israeliana  contro il Libano. Secondo molti analisti iraniani, quest'ultima mossa d'Israele non ha altro  significato che quello di espandere il proprio dominio e occupare ancora altri territori. Secondo loro ne e' una prova l'accordo raggiunto per creare  un corridoio umanitario in modo che i libanesi possano lasciare il loro paese per trovare un posto sicuro. Il giudizio più diffuso in Iran è che sarà una seconda naqba (catastrofe, come i palestinesi chiamano la nascita d’Israele e la fuga dei profughi palestinesi dalle loro terre) per la  storia del Medio Oriente.
 
una donna iraniana con un manifesto di gerusalemmeL'impegno degli studenti. “Gli ultimi avvenimenti non possono essere analizzati in un breve arco di tempo, anche perché hanno delle radici assai  profonde”, dice Mohammad Ali Abtahi, membro del Consiglio iraniano dei Religiosi Combattenti, e vice dell'ex presidente  iraniano, Khatami, che ha vissuto per alcuni anni in Libano. “Israele non ha mai voluto adattarsi ai cambiamenti del mondo e continua ad andare avanti con i metodi di 40 anni fa”. Abtahi riconosce la presenza della potente lobby sionista negli Usa come il motivo principale d'instabilità e di guerra in Medio Oriente. Per Abtahi e' impossibile che l’Iran possa contribuire alla fine delle violenze nella regione: da una parte non ha alcun rapporto con il potere principale della zona, ovvero gli Usa e dall'altra e' quasi l'unico sostenitore delle forze di resistenza e perciò rischia solo di intensificare la tensione. La settimana scorsa gli studenti partecipanti alla conferenza  sui doveri dei movimenti studenteschi nei confronti del popolo palestinese, organizzata da alcuni gruppi universitari, in una nota hanno sottolineato che” la Palestina ha bisogno del sostegno multilaterale del mondo islamico” e già per la prossima settimana diversi gruppi di studenti universitari iraniani si recheranno in Palestina e Libano.
 
il presidente iraniano ahmadinejadSulla pelle dei civili. Il Grande Medio Oriente, progettato dagli Usa, e' stato un fallimento per loro. Perchè si e' già visto quale e' il risultato della democrazia nei paesi arabi: in Palestina ha vinto Hamas e in Iraq i gruppi sciiti hanno preso il potere. Cosa non gradita ne' agli Usa, ne' agli arabi. E se ci fosse la possibilità di libere elezioni in Arabia Saudita ci sarebbe il rischio della vittoria di Bin Laden. Secondo Mohammad Sadr, ex vice ministro degli esteri iraniano, visto l'atteggiamento degli arabi, per Israele e' molto facile essere impegnato in una guerra su tre fronti: Palestina, Libano e Siria. L'unico punto debole d'Israele e' Hizbollah di Libano che è l’unico gruppo ad aver imposto delle sconfitte a Israele, nel Libano meridionale.
Per molti iraniani il silenzio internazionale su quello che succede alla popolazione civile a Gaza e in Libano e' insopportabile. E' come se le grida di bambini e donne di quelle parti non abbiano alcuna importanza per quelli che si autodefiniscono i sostenitori dei diritti umani in tutto il mondo. Per questo forse, nonostante la loro apparente contrarietà al sostegno iraniano a Hizbollah e Hamas, dentro di loro condividono la linea adottata dal governo.  
Categoria: Guerra, Politica, Popoli
Luogo: Iran