scritto per noi da
Nardana Talachian*
Martedì
18 luglio 2006. Sono le quattordici, arriva l’appuntamento quotidiano con il
notiziario della radio di stato in Iran: “Migliaia di iraniani si sono radunati oggi nella piazza Palestina di Teheran
per condannare ancora una volta le brutalità del regime occupante sionista a
Gaza e in Libano”.
La Palestina nel cuore. Dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica, le notizie
sulla Palestina hanno avuto una loro priorità nei servizi dei media iraniani.
Ma stavolta la crisi mediorientale e la probabilità dell'espansione degli
attacchi israeliani oltre alle
frontiere libanesi ha suscitato dure reazioni delle autorità in Iran. Al
contrario, come accade di solito nei paesi arabi, che normalmente parlano con
un tono razzista di un'unica nazione araba (tagliando quindi fuori l’Iran che
è
persiana), gli altri governi della regione si sono astenuti dal prendere una
posizione davanti all'offensiva israeliana in Libano. Ne risulta che l’Iran
rimane la solita pecora nera della regione per il suo appoggio a Hizbollah e
Hamas, considerati terroristi dall'Occidente.
“La comunità internazionale o preferisce tacere sui crimini sionisti o
non può farci niente, perché i sostenitori del regime sionista capeggiati dagli
Usa neutralizzano ogni sforzo internazionale per porre fine alla violenza. Ma
in ogni caso si pretende che i governi
islamici, e particolarmente quelli arabi, applicando tutte le forze, offrano il
loro pieno sostegno al popolo inerme
palestinese e al governo popolare e rivoluzionario di Hamas", dichiara
Gholam Ali Haddad Adel, presidente del parlamento iraniano (l'unico parlamento
islamico che ha biasimato le incursioni israeliane), durante il suo discorso
ai manifestanti presenti nella piazza
Palestina.
La rabbia dei giovani. Stesso,
in un locale al nord di Teheran, frequentato in massima parte da giovani.
Sembra che nessuno parli della crisi:
un'apparente indifferenza totale. Ma tuttavia una cosa e' certa: per la
maggior parte della popolazione iraniana esiste una forte indignazione verso il "maledetto" Israele. Gli
Stati Uniti, come paese, e' amato da molti iraniani, ma nessun segno di
simpatia verso i sionisti. Però ci si chiede spesso perché debba essere sempre
l’Iran in prima fila nel sostegno alla Palestina, mentre i paesi arabi dimostrano un'evidente
trascuratezza. Nel giro di un solo anno sono successe tante cose: il ritiro
israeliano da Gaza, la malattia di Sharon il cui destino non e' chiaro per nessuno, la nomina di Olmert come
premier in Israele e il ritorno delle truppe israeliane a Gaza e, per finire,
la rappresaglia israeliana contro il
Libano. Secondo molti analisti iraniani, quest'ultima mossa d'Israele non ha
altro significato che quello di
espandere il proprio dominio e occupare ancora altri territori. Secondo loro ne
e' una prova l'accordo raggiunto per creare
un corridoio umanitario in modo che i libanesi possano lasciare il loro
paese per trovare un posto sicuro. Il giudizio più diffuso in Iran è che sarà
una seconda
naqba (catastrofe, come i palestinesi chiamano la nascita
d’Israele e la fuga dei profughi palestinesi dalle loro terre) per la storia del Medio Oriente.
L'impegno degli studenti. “Gli
ultimi avvenimenti non possono essere analizzati in un breve arco di tempo, anche
perché hanno delle radici assai
profonde”, dice Mohammad Ali Abtahi, membro del Consiglio iraniano dei
Religiosi Combattenti, e vice dell'ex presidente iraniano, Khatami, che ha vissuto per alcuni anni in Libano.
“Israele non ha mai voluto adattarsi ai cambiamenti del mondo e continua ad
andare avanti con i metodi di 40 anni fa”. Abtahi riconosce la presenza della
potente lobby sionista negli Usa come il motivo principale d'instabilità e di
guerra in Medio Oriente. Per Abtahi e' impossibile che l’Iran possa contribuire
alla fine delle violenze nella regione: da una parte non ha alcun rapporto con
il potere principale della zona, ovvero gli Usa e dall'altra e' quasi l'unico
sostenitore delle forze di resistenza e perciò rischia solo di intensificare la
tensione. La
settimana scorsa gli studenti partecipanti alla conferenza sui doveri dei movimenti studenteschi nei
confronti del popolo palestinese, organizzata da alcuni gruppi universitari, in
una nota hanno sottolineato che” la Palestina ha bisogno del sostegno
multilaterale del mondo islamico” e già per la prossima settimana diversi
gruppi di studenti universitari iraniani si recheranno in Palestina e Libano.
Sulla pelle dei civili. Il Grande
Medio Oriente, progettato dagli Usa, e' stato un fallimento per loro. Perchè si
e' già visto quale e' il risultato della democrazia nei paesi arabi: in
Palestina ha vinto Hamas e in Iraq i gruppi sciiti hanno preso il potere. Cosa
non gradita ne' agli Usa, ne' agli arabi. E se ci fosse la possibilità di
libere elezioni in Arabia Saudita ci sarebbe il rischio della vittoria di Bin
Laden. Secondo
Mohammad Sadr, ex vice ministro degli esteri iraniano, visto l'atteggiamento
degli arabi, per Israele e' molto facile essere impegnato in una guerra su tre
fronti: Palestina, Libano e Siria. L'unico punto debole d'Israele e' Hizbollah
di Libano che è l’unico gruppo ad aver imposto delle sconfitte a Israele, nel
Libano meridionale.
Per molti
iraniani il silenzio internazionale su quello che succede alla popolazione
civile a Gaza e in Libano e' insopportabile. E' come se le grida di bambini e
donne di quelle parti non abbiano alcuna importanza per quelli che si
autodefiniscono i sostenitori dei diritti umani in tutto il mondo. Per questo
forse, nonostante la loro apparente contrarietà al sostegno iraniano a
Hizbollah e Hamas, dentro di loro condividono la linea adottata dal governo.