Laure Salluom, un’archeologa che lavora a Beirut, ha la voce
scossa e i nervi tesi. Le domando come sta, e mi risponde come un fiume in
piena.

“Adesso i bombardamenti israeliani e i lanci di
razzi Kathyusha si stanno concentrando al sud, al confine. Ma più che di
Israele e di Hezbollah, voglio parlare della situazione che vive la gente
comune, nel sud del Paese ma non solo. Ogni giorno leggo notizie e appelli
di persone che chiedono aiuto, gente del sud che non riesce ad accedere a cure
mediche basilari, medicine, o cibo. Bambini e anziani si
trovano in stato di necessità e sono vulnerabili. Non hanno modo di spostarsi
perché ponti e strade sono stati distrutti. Ma per tutti, quello che più fa male
è non
sapere perché tutto questo stia accadendo. Che senso ha bombardare le
infrastrutture civili se l’obiettivo è Hezbollah? Perché uccidere bambini e
famiglie che non hanno nulla a che fare loro? Penso al nord del
Libano, che è stato bombardato ieri notte: in quella zona ci sono cristiani e
musulmani, ma questi ultimi sono sunniti, non sciiti come gli Hezbollah. Tutto
questo per me significa che chi ci bombarda ha l’ordine di distruggere il
Libano”.
Che percezione hai degli eventi da dove vivi?
“Siamo isolati. Siamo tutto il giorno chiusi in casa perché
non possiamo sapere che cosa abbiano in programma di bombardare. Anche
recuperare del cibo è una sfida, perché le merci scarseggiano e i
prezzi
continuano a salire. Non oso pensare cosa faremo tra un mese. Sentiamo
di essere
isolati e impotenti di fronte a questi attacchi. Anche gli stranieri
hanno
avuto difficoltà a lasciare il Paese, questo perché l’esercito libanese
non ha
armi né per attaccare né per difendere alcuno. I soli posti in cui
possiamo
trovare riparo sono alcune ambasciate internazionali. Gli israeliani
hanno
bombardato anche l’aeroporto di Beirut. Cosa c’entra con Hezbollah?
Centra con
l’impedire ai libanesi di lasciare il Paese. La stessa cosa è successa
con le
strade di collegamento con la Siria. Prima dell’attacco il prezzo per
andare da
Beirut a Damasco era intorno ai cinquanta dollari, ora supera i
quattrocento.
Io non difendo Hezbollah, ma non si può definire terrorista un
movimento che
rappresenta l’80 percento degli sciiti libanesi. L’obiettivo comunque
non è
Hezbollah, siamo noi. Il punto è che non capisco quale sia lo scopo di
questa guerra. Hezbollah ha catturato due soldati israeliani? Israele
ha
numerosi prigionieri di Hezbollah nelle proprie carceri, bastava fare
uno
scambio. Era così semplice. Ma se non lo si è fatto è perché Israele
aveva in
agenda di distruggere il Libano”.
Hai sentito solidarietà da parte dei tuoi concittadini e
dalla comunità internazionale?
“Diversi paesi arabi si sono offerti di sostenerci, ma noi
non abbiamo bisogno di loro, le loro promesse sono menzogne. Ma tra le persone
sì. Anche tra arabi e cristiani. Per esempio ci sono dei politici locali di
partiti arabi, che non c’entrano con Hezbollah, che hanno fatto in modo che le
scuole potessero essere usate dei rifugi. Anche le Ong libanesi sono molto
attive. Ma pure tra comuni cittadini, quando qualcuno ha cibo o medicine in
avanzo, le distribuisce ai “visitatori da sud”. Così li voglio chiamare, perché
per me non sono profughi gli arabi che vengono dalle zone a sud del Paese, sono
libanesi, e per me sono i benvenuti ”.
Dopo la partenza dei numerosi internazionali ti sembra che
il paese sia rimasto senza testimoni?
“Penso che questo non sia un problema per noi. Abbiamo sì
bisogno di aiuto, ma non ci fidiamo più di nessuno. Inoltre, ogni forma di
aiuto sarebbe comunque limitata perché Israele non consente a nessuno di
interferire. Solo la cessazione dei bombardamenti sarebbe utile, quel che
facciamo ora è continuare a vivere in attesa che tutto questo finisca. È umiliante
sentire alla televisione i generali o gli esponenti del governo israeliano che
si lanciano in dichiarazioni sulla possibile durata delle operazioni militari:
chi dice venti giorni, chi una settimana, chi un mese. Non sappiamo quando sarà
la fine e che cosa ci sarà dopo. Bisogna solo attendere. Anche se, a volte, mi
sembra che il mio cervello abbia smesso di funzionare normalmente”.