Scritto per noi da
Francesco Fantoli
La tensione non accenna a placarsi a Haiti. Le bande armate (delinquenti senza
scrupoli riconducibili al movimento Lavalas) tengono sotto scacco la popolazione
civile e nei quartieri più poveri e diseredati, le bidonville, da almeno dieci
giorni gli operatori umanitari e i missionari presenti nella zona non possono
a uscire dalle loro strutture. Dopo molti giorni che cercavamo un contatto, siamo
riusciti a sentire telefonicamente Suor Anna, una delle missionarie più conosciute
e rispettate all’interno del Paese, che abita in località Cité Militare e gestisce
una scuola salesiana. Il quadro che ne è uscito dipinge una situazione devastante:
la zona della capitale nella quale vive è in stato insurrezionale.
Che cosa succede?
Da almeno dieci giorni ascoltiamo spari, giorni e notte, senza sosta. Fortunatamente
la scuola è chiusa per le vacanze, i bambini non ci sono, ma io e le sorelle presenti
viviamo ore di terrore.
Ma cosa ha provocato questa ripresa di violenza?
Secondo me il problema centrale è un deposito di camion a circa 250 metri da
noi, precisamente tra i quartieri di Nanpelé e Cité Simon, dove le Chimere (poliziotti senza divisa, ma armati fino ai denti, che hanno seminato il terrore
nel periodo in cui il presidente era Aristide, ndr), hanno nascosto alcuni container di cemento e di riso rubati. La polizia non
interviene, ma alcuni blindati delle Nazioni Unite nel tentativo di entrare nel
deposito hanno provocato una reazione violentissima ed una serie di botta e risposta
interminabile. Tra le altre cose, il 19 luglio scorso, un nostro operaio che lavora
all'edificazione della nuova sezione dedicata alle ragazze orfane è stato colpito
da una pallottola vagante al braccio. Il proiettile è fortunatamente fuoriuscito,
ma ha toccato l'osso e al momento non conosco il referto medico. Ieri in un momento
di calma ho messo il naso fuori dall'istituto ed ho notato all'angolo della strada
vere e proprie montagne di cartucce. D’altronde per sparare giorno e notte di
cartucce se ne devono consumare molte.
Suor Anna, ma non è meglio lasciare almeno momentaneamente l'istituto?
Si, effettivamente ci stiamo pensando, la zona è profondamente priva di sicurezza,
anch'io adesso non dormo più nella mia camera da letto, perché ho due finestre
e le pallottole sappiamo bene che possono colpire anche di rimbalzo. E’ già successo l'anno scorso quando durante
la preghiera del mattino nel cortile una pallottola di rimbalzo ha colpito la
povera Nadin di otto anni, paralizzandola a vita.
Ma il governo, la polizia, lo stato dove sono?
Avevamo sperato tutti che questo nuovo governo democraticamente eletto fosse
l'inizio della rinascita di Haiti, ma purtroppo non è cosi. Già dal mese scorso
le strade di Cité Militaire erano pattugliate da uomini con enormi mitragliette, passeggiavano tranquillamente
ed oggi ecco come ci troviamo. Loro mi conoscono perché molti dei loro figli sono
miei allievi, quindi non attaccano mai la nostra auto, ma da circa dieci giorni
bloccano la strada con delle barricate perché non vogliono far entrare i blindati
della Minustah, la Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite, e cosi anche
noi restiamo in trappola. Ho poi notato che la gente del posto li appoggia, perché
sanno che poi almeno una parte del riso verrà loro donata. D’altronde la miseria
è tale che ad Haiti oggi per un piatto di riso si è disposti pure ad uccidere.