21/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Paura, tensione e violenza scuotono la capitale Port au Prince. Il racconto di Suor Anna
Scritto per noi da
Francesco Fantoli
  
  
Il palazzo presidenziale pattugliato dai marinesLa tensione non accenna a placarsi a Haiti. Le bande armate (delinquenti senza scrupoli riconducibili al movimento Lavalas) tengono sotto scacco la popolazione civile e nei quartieri più poveri e diseredati, le bidonville, da almeno dieci giorni gli operatori umanitari e i missionari presenti nella zona non possono a uscire dalle loro strutture. Dopo molti giorni che cercavamo un contatto, siamo riusciti a sentire telefonicamente Suor Anna, una delle missionarie più conosciute e rispettate all’interno del Paese, che abita in località Cité Militare e gestisce una scuola salesiana. Il quadro che ne è uscito dipinge una situazione devastante: la zona della capitale nella quale vive è in stato insurrezionale.
  
Che cosa succede?
Da almeno dieci giorni ascoltiamo spari, giorni e notte, senza sosta. Fortunatamente la scuola è chiusa per le vacanze, i bambini non ci sono, ma io e le sorelle presenti viviamo ore di terrore.
  
Un militare tiene sotto controllo le strade della capitaleMa cosa ha provocato questa ripresa di violenza?
Secondo me il problema centrale è un deposito di camion a circa 250 metri da noi, precisamente tra i quartieri di Nanpelé e Cité Simon, dove le Chimere (poliziotti senza divisa, ma armati fino ai denti, che hanno seminato il terrore nel periodo in cui il presidente era Aristide, ndr), hanno nascosto alcuni container di cemento e di riso rubati. La polizia non interviene, ma alcuni blindati delle Nazioni Unite nel tentativo di entrare nel deposito hanno provocato una reazione violentissima ed una serie di botta e risposta interminabile. Tra le altre cose, il 19 luglio scorso, un nostro operaio che lavora all'edificazione della nuova sezione dedicata alle ragazze orfane è stato colpito da una pallottola vagante al braccio. Il proiettile è fortunatamente fuoriuscito, ma ha toccato l'osso e al momento non conosco il referto medico. Ieri in un momento di calma ho messo il naso fuori dall'istituto ed ho notato all'angolo della strada vere e proprie montagne di cartucce. D’altronde per sparare giorno e notte di cartucce se ne devono consumare molte.
  
Suor Anna, ma non è meglio lasciare almeno momentaneamente l'istituto?
Si, effettivamente ci stiamo pensando, la zona è profondamente priva di sicurezza, anch'io adesso non dormo più nella mia camera da letto, perché ho due finestre e le pallottole sappiamo bene che possono colpire anche di rimbalzo. E’ già successo l'anno scorso quando durante la preghiera del mattino nel cortile una pallottola di rimbalzo ha colpito la povera Nadin di otto anni, paralizzandola a vita.
  
La Minustah procede anche con arresti pur di cercare di riportare alla clama sociale il PaeseMa il governo, la polizia, lo stato dove sono?
Avevamo sperato tutti che questo nuovo governo democraticamente eletto fosse l'inizio della rinascita di Haiti, ma purtroppo non è cosi. Già dal mese scorso le strade di Cité Militaire erano pattugliate da uomini con enormi mitragliette, passeggiavano tranquillamente ed oggi ecco come ci troviamo. Loro mi conoscono perché molti dei loro figli sono miei allievi, quindi non attaccano mai la nostra auto, ma da circa dieci giorni bloccano la strada con delle barricate perché non vogliono far entrare i blindati della Minustah, la Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite, e cosi anche noi restiamo in trappola. Ho poi notato che la gente del posto li appoggia, perché sanno che poi almeno una parte del riso verrà loro donata. D’altronde la miseria è tale che ad Haiti oggi per un piatto di riso si è disposti pure ad uccidere.
Categoria: Diritti, Pace, Politica, Popoli
Luogo: Haiti