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Solidarietà e passione. Da sempre, desiderio di Allende era mettere l’arte alla
portata del popolo, dare a tutti indistintamente l’opportunità di godere della
bellezza suprema, della sensibilità, dell’armonia. E nel 1972 ci provò:
inaugurò una mostra con mille opere regalate da artisti spagnoli a ingresso
libero, frutto di una proposta del pittore Juan Genoves e che Allende definì
“un avvenimento eccezionale, che dà il via a un tipo di relazione inedita fra
gli artisti e il pubblico”. L’anno dopo, il golpe cancellò tutto. Molte opere
andarono disperse in rimessaggi dello stato, altre confinate. Ma la solidarietà
e la passione di coloro che lottavano contro Pinochet, in vari paesi del mondo,
produsse piccoli musei della Resistenza “Salvador Allende” che racimolarono
molte opere, alimentando e accrescendo questo sogno, con la speranza di poterle
inviare un giorno in Cile.
In memoria di Allende. Ad accogliere i visitatori, una stanza, la prima, la più
immediatamente visibile: il monumento alla memoria del presidente Allende, una
raccolta di alcuni dei pochi oggetti che sopravvissero al bombardamento e al
saccheggio dei golpisti nel 1973. Fra questi spiccano alcuni braccianti
scolpiti, due pedine della sua scacchiera preferita, il suo tesserino di
militante socialista e la banda presidenziale. Ma la direttrice della
fondazione intitolata al presidente caduto, Patricia Espero, a quell’epoca sua
segretaria personale, assicura: “Fra poco arriveranno altre sue cose. Coloro che
ce l’hanno le consegneranno. Abbiamo appena recuperato lo stemma del Cile che
teneva in casa”. Uno spazio che termina con il muro delle voci, dal quale
proviene quella di Allende in alcuni dei suoi discorsi più pregnanti.
Giustizia è fatta. È così che la figura di Allende è definitivamente riscattata dalla
demonizzazione perpetuata dal regime. Pinochet proibì persino che la tomba di
Allende ne portasse il nome e fu solo con l’avvento della democrazia che ebbe
il funerale pubblico che meritava. E solo dopo 25 anni dalla sua morte,
inoltre, venne inaugurato il primo monumento alla sua memoria. E al 30esimo
anniversario l’allora presidente Ricardo Lagos riaprì la porta de La Moneda da
dove i militari trascinarono fuori il suo cadavere. Adesso anche molte piazze
e
molti viali lo ricordano, ma è stato un processo lento e difficile, di cui
questo Museo della Solidarietà ne è il momento più concreto e solenne. Che
coincide, di contro, con il momento più squallido della vita di Pinochet, il
momento in cui stanno venendo fuori abusi, nefandezze e corruzione a delinearne
la figura. Ecco, ora giustizia è finalmente fatta.
Stella Spinelli