21/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo indiano ha oscurato alcuni blog, dopo gli attentati di Mumbai
Arginare la rete per motivi di sicurezza: censura o misura necessaria per evitare illeciti, violenze o addirittura tensioni religiose? Il quesito si pone in India, dove 17 blog sono stati oscurati per motivi generici, due giorni dopo i gravi attentati di Mumbai (ex Bombay), che hanno causato 207 morti e oltre 800 feriti.
  Internaute
La rabbia dei blogger. Il blocco dei siti, che appartengono al servizio internazionale Blogspot di Google, il più importante motore di ricerca al mondo, ha scatenato la reazione dei loro internauti che parlano già di “attacco alla libertà di espressione”. “Se l’accesso ai siti oscurati non verrà ristabilito in uno o due giorni, ci sarà di sicuro una reazione attiva nella blogosfera occidentale”, ha detto un blogger indiano alla Bbc. E molti altri la pensano più o meno allo stesso modo: “Sono davvero teso e arrabbiato - ha aggiunto un giovane di 23 anni – noi scriviamo per essere letti. Il bando ci isola dalla gente”.
 
Rischio di tensioni comunitarie. Il governo non ha giustificato il blocco per ogni blog, ma ha detto in generale che la misura è stata resa necessaria nell’interesse “della sovranità o dell’integrità dell’India, della sicurezza dello Stato, delle relazioni amichevoli con gli stati stranieri e dell’ordine pubblico” e, infine, “per prevenire l’incitamento a commettere ogni tipo di delitto”.
Il problema, infatti, si pone sui contenuti dei blog, alcuni dei quali sono frequentati dai nazionalisti indù. Dopo le accuse agli estremisti musulmani di aver compiuto gli attacchi di Bombay, le autorità temono un acuirsi delle relazioni fra la comunità indù e quella islamica, che a Bombay, cuore commerciale dell’India, è composta da 4 milioni di persone. Nella città, del resto, la tensione sarebbe palpabile, dopo che centinaia di musulmani sono stati portati nelle stazioni di polizia per essere interrogati in merito agli attentati. Sabato scorso i residenti preoccupati del quartiere sud di Bombay hanno persino organizzato una manifestazione per mantenere la calma nella zona.
 
Strage di MumbaiPiste di indagine. Il governo indiano, intanto, sta indagando su più fronti, chiamando anche in causa i Paesi vicini. Ha innanzitutto sospetti sul gruppo kashmiro, Lashkar e Toiba, che secondo lui ha base in Pakistan, e ritiene che l’esplosivo usato nei sette attacchi alla rete ferroviaria di Bombay provenga dal Bangladesh, dove sono attivi altri gruppi estremisti islamici. Entrambi i Paesi, però, hanno negato ogni responsabilità e condannato la strage. Si segue poi una pista interna all’area di Bombay, dove agirebbe lo Students Islamic Mouvement of India (SIMI) divenuto gruppo terrorista dopo i pogrom nello stato del Gujarat del 2002. Allora, dopo la demolizione di una moschea da parte dei nazionalisti indù, un treno di pellegrini indù fu dato alle fiamme causando la morte di 59 persone. Ne seguirono violenti scontri con 2mila vittime, per lo più musulmani, anche se le statistiche ufficiali riportano di 253 morti fra indù e di 793 fra gli islamici.  Tra ieri e oggi tre membri del SIMI sono stati i primi a essere  arrestati  in connessione con gli attentati di Mumbai.

 

Francesca Lancini

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