Scritto per noi da
Erminia Calabrese
Attacchi, bombe e raid aerei continuano a ferire il Paese dei cedri. È passata
solo una settimana e sono già più di 250 le vittime, quasi tutti civili, tra cui
molti bambini. Distrutti i porti, l'aeroporto, il faro, i ponti e le autostrade.
Bombardati il lungomare, Saida, Sur, Beirut e la valle della Bekaa. Fumi, macerie,
rovine e paura. Doha Shams, giornalista del quotidiano libanese As Safir, ci parla
della quotidianità della guerra: la difficoltà di arrivare al lavoro e di trovare
ancora cibo, la disperazione di vivere sotto bombardamenti e attacchi quasi ininterrotti.
Come si vive oggi a Beirut?
Sfortunatamente siamo abituati. La gente qui cerca di vivere come può. Siamo
abituati alla mancanza di elettricità e di cibo. Ma un fattore positivo è che
si è creata una forte solidarietà tra la gente. Ci sono persone che chiamano e
dicono di avere spazio a casa e che se ci sono dei rifugiati possono andare da
loro. E altre che raccolgono soldi per comprare da mangiare alle persone che non
hanno più niente. Qui viviamo in una vera e propria catastrofe, come al sud e
nella Bekaa. Nessuno è al sicuro.
E' difficile comprare il pane o gli altri generi alimentari?
Ci sono commercianti che vogliono vendere le cose ad un prezzo più caro, ma ci
sono anche altri che, invece, vendono a meno per essere solidali con i loro concittadini.
Il prezzo del pane a Beirut è di 1500 lire (equivalgono alle nostre vecchie lire,
ndr), ma se prima con questi soldi ne compravi dieci ora ne compri otto. Nei supermercati
possiamo trovare ancora tutto, a parte frutta e verdura. Tutti i negozi di generi
alimentari e i panifici sono aperti. Restano chiusi, ovviamente, quelli di abbigliamento.
Il problema è il trasporto. Oggi mi c’è voluta un’ora per arrivare al lavoro,
quando normalmente impiego cinque minuti, ma i taxi collettivi sono molto rari
e i bus non circolano più. Solo quando i bombardamenti cessano, qualche bus esce.
Cosa dice di tutto questo la gente? Condanna Hizbollah o Israele?
Oggi Israele ha attaccato persino un quartiere cristiano vicino ad Asharafiyye,
la strada Abd al-Wahab al-Inglisi. All'inizio c'erano gruppi politici che accusavano
Hizbollah di tutto. Non tutti i cristiani, solo una parte. Ma ora, dopo gli attacchi,
anche in alcune zone cristiane non è più cosi. Camion che trasportavano frutta
e verdura per la popolazione civile sono stati attaccati a Jounieh, sono state
attaccate Gbeil e Byblos, zone cristiane. La gente comincia a non aver scelta.
Vede lo spettro di una guerra civile?
No, assolutamente no. Quello che dico è che, siccome la guerra civile non è scoppiata,
è per questo che ancora ci attaccano. Volevano questo ma la popolazione è unita.
Come spiega il fatto che Nasrallah sia diventato un eroe per gli arabi?
Perchè il popolo arabo si è sentito umiliato da Israele e tutti i giorni si identifica
con i palestinesi di Gaza o la gente del Libano. Non ne possono più degli abusi
di Israele. È per questo che Nasrallah è diventato un eroe.