09/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Finisce con un nulla di fatto la Conferenza che avrebbe dovuto disciplinare il commercio delle armi leggere
Un'occasione sprecata. E' questo il giudizio unanime dei promotori della Conferenza sulle armi di piccolo calibro, conclusasi nei giorni scorsi a New York. Due settimane di lavori, svoltisi dal 26 giugno al 7 luglio al Palazzo di Vetro, sede dell'Onu, avrebbero dovuto portare all'approvazione di una serie di principi atti a regolare i trasferimenti internazionali di armi, in vista di un Trattato internazionale che rendesse meno facile, per governi e trafficanti, operare in violazione dei divieti di esportazione verso Paesi sottoposti a embargo, o nei quali si praticano sistematiche violazioni dei diritti umani, o ancora, verso quelli dove alligni una cronica povertà o quelli i cui governi siano accusati di genocidio.
 
 
Armi leggere sequestrate in BosniaUn milione di volti. Invece, l'incontro si è trascinato fino all'ultimo giorno senza alcun accordo, e al documento, inizialmente sostenuto da 116 Paesi, si sono opposti strenuamente, e già dalle prime battute dei lavori, una manciata di governi, tra i quali Usa, Russia, Cuba, India, Iran e Pakistan. Amnesty International, Oxfam International e Iansa (Rete contro le armi di piccolo calibro), promotori della campagna 'ControlArmlas', non hanno nascosto il loro sconcerto per l'esito della Conferenza, accusando alcuni Stati di "tenere in ostaggio tutti gli altri e far deragliare qualsiasi piano teso a portare un miglioramento in questa crisi globale", come ha riferito Rebecca Peters dell'Iansa. La campagna, corroborata dalla foto-petizione 'Un milione di volti', aveva già conseguito il sostegno della maggioranza dei governi ancor prima di essere presentata nelle mani di Kofi Annan all'apertura della Conferenza. Il latore della petizione, Julius Arile, milionesimo firmatario, aveva detto queste parole, nel consegnare la petizione al Segretario Generale delle Nazioni Unite: "Vengo dal Kenya del nord, e a causa della violenza armata ho perso mio fratello e molti amici. Sono amareggiato perché il mondo non fa nulla per aiutare me e milioni di persone come me". In tutta risposta, la 'National Rifle Association', lobby Usa che 'difende' i diritti dei portatori d'arma da fuoco, aveva inondato le Nazioni Unite con una contro-petizione di 100 mila lettere, nella quale chiedeva la sospensione della stessa Conferenza.

Infanzia spezzataFatturato miliardario. Mille persone muoiono ogni giorno a causa di 640 milioni di armi portatili, una ogni 10 abitanti. Le armi leggere variano dalla pistola, al fucile, alla granata, al mortaio e ai razzi antimissile portatili. Otto milioni di armi leggere vengono prodotte annualmente, per un valore di 4 miliardi di dollari, dei quali più di un miliardo è illegale. L'Italia è il secondo produttore mondiale di armi leggere, dopo gli Stati Uniti. Secondo un rapporto dell'Istituto internazionale 'Archivio Disarmo', il nostro Paese ha aumentato del 22.6% il fatturato 2004-2005 rispetto al biennio precedente. I trasferimenti hanno raggiunto la cifra di 410 milioni di euro. Un quinto delle esportazioni ha raggiunto teatri di guerra, Paesi accusati da Onu e Ue di violazione dei diritti umani o Paesi sottoposti a embargo. In Colombia sono 'piovuti' dal 2001 al 2005 quasi 1 milione e 600 mila euro di armi da fuoco e munizioni. Nello stesso periodo, il Congo Brazzaville ne ha ricevuti 6 milioni e 500 mila euro. In Colombia migliaia di persone muoiono a causa di un ventennale conflitto tra paramilitari e forze di sicurezza da un lato e milizie 'rivoluzionarie' dall'altro. Il piccolo stato del Congo Brazzaville si trova invece in un crocevia di conflitti nella regione dei Grandi Laghi, e vi è il fondato dubbio che da lì le armi possano transitare verso altre destinazioni, come l'Angola, la Repubblica Democratica del Congo o la Repubblica Centrafricana.

Soldati africaniSanzioni inapplicabili. Spesso, infatti, il commercio si avvale di Paesi terzi come intermediari, e la transazione ha luogo in un territorio dove le armi non entreranno mai. Parte di questa situazione è imputabile alle carenze della normativa italiana. La legge 185/1990 fissa precisi criteri e divieti per l'esportazione di armi militari. Le armi leggere a uso civile – pistole, revolver, fucili, carabine e munizioni – ricadono invece sotto la Legge 110 del 1975, che è a sua volta un aggiornamento del Testo Unico di Pubblica Sicurezza del 1931. Per garantire la riservatezza commerciale delle imprese si preferisce ignorare che spesso i terminali delle transazioni sono dittatori, Paesi sottoposti a embargo o afflitti da guerre e povertà. In assenza di un Trattato con principi condivisi, anche nella legislazione italiana sui trasferimenti d'armi si aprono lacune enormi, che rendono difficile, e talvolta impossibile, punire i mediatori e i trafficanti internazionali.

Categoria: Armi
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