31/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La storia di un soldato Usa claustrofobico che tra speranze e paure aspetta la chiamata per l'Iraq
Scritto per noi da
Ben Sainsbury*
 
Aspettando la chiamata per l'Iraq, mi sento come le formiche che intrappolavo da bambino: diretto alla tortura come un prigioniero di guerra
 
Ben Sainsbury in servizioQuando ero piccolo, ognuno aveva un eroe. Il mio era il famoso artista delle evasioni Harry Houdini. Volevo essere – avevo bisogno di essere – qualcuno che potesse sempre trovare il modo di uscire da ogni situazione. Ogni giovedì pomeriggio esco presto dal lavoro per evitare il traffico di Los Angeles. Sulla strada verso casa controllo la mia posta da Mailboxes Etc. perché, con le truppe americane ridotte al minimo, il Pentagono cerca soldati i cui contratti non siano ancora scaduti per inviarli in Iraq. Sono canadese, ma sono anche un membro delle riserve inattive pronte a partire in caso di emergenza. Quindi queste mie visite alle poste settimanali mi mettono molto a disagio. Canticchio canzoni militari per distrarmi dal pensiero di come sarebbe la vita se mi capitasse di ricevere la "chiamata alle armi". Di tutte le cose più disastrose che mi potrebbero accadere oltremare, niente mi terrorizza più del mio incubo di essere un prigioniero di guerra americano intrappolato in una prigione come Abu Ghraib. Non sono neanche lontanamente altrettanto spaventato dal pensiero di guidare sopra una mina, di essere colpito con un’arma da fuoco o da una granata.
 
A Second World War leafletSfuggire alla claustrofobia. Quando ho raggiunto l’esercito, mi è stato dato un tesserino della Convenzione di Ginevra. Nel caso mi catturino, devo mostrare il tesserino che tutela i miei diritti umani fondamentali. Ma avendo visto i video amatoriali dei prigionieri, ripresi dai soldati americani, è chiaro che nessuno segue le regole e il tesserino non ha alcun significato. Come vi stavo dicendo, ero mortalmente claustrofobico. L'idea di essere imprigionato o bendato mi paralizzava. Da bambino tentavo ogni rimedio casalingo per liberarmi di questa fobia di soffocamento. Mi infilavo strisciando al contrario nel mio sacco a pelo, sotto la mia trapunta, sotto il letto per vedere quanto tempo avrei impiegato ad uscire. Mentre tutti gli altri bambini giocavano con le loro Hot Wheels nei mucchi di sabbia, io creavo elaborati labirinti pieni di trappole mortali per le formiche. Prendevo le più grandi formiche Camponotus che riuscivo a trovare e le gettavo nei miei labirinti per vedere quanto ci avrebbero messo a fuggire. Se capitava una svolta sbagliata, finivano bruciate da una lente da ingrandimento, o alla deriva su un pezzo di legno sul lago, o depositate in una buca dove le facevo combattere contro altre formiche afferrandole per la testa e facendo intrecciare le loro antenne. In inverno scavavo tombe nella neve e vi gettavo dentro cani e bambini in tuta da sci e….penso che basti. Capite il punto. Ora realizzo che questi sadici giochi d’infanzia erano un patetico tentativo di vincere il terrore e l’impotenza che sentivo.
 
Harry HoudiniIl maestro delle illusioni. Ecco perché conosco ciò che ha spinto le giovani guardie americane a giocare quel terribile gioco ad Abu Ghraib, in cui essi credevano che si dovesse essere o vittima o carnefice, l'uno o l'altro, niente o tutto, io o le formiche. Quando lessi la biografia di Houdini all’età di 10 anni, pensai di aver trovato il personaggio perfetto. La sua abilità di liberarsi da tutto mi dava potere. Non dovevo più giocare a fare Dio con le formiche per vincere il mio senso di impotenza. Le tecniche di Houdini erano solo trucchi, ma pensavo che se ne avessi imparato alcuni avrei potuto sfuggire al panico della mia fobia e guarire. Nel mio seminterrato, chiesi a mio fratello ed al suo amico Tommy di usare una sedia, un sacco a pelo, una canna per innaffiare ed una corda, per chiudermi dentro qualcosa da cui non avrei potuto uscire. Mi fecero sedere sulla sedia, mi legarono le mani dietro la schiena, infilarono il sacco a pelo sopra la mia testa e vi avvolsero intorno la canna dell’acqua. Tommy calciò via la sedia, poi spensero la luce e se ne andarono. Ero intrappolato! Vivevamo a quel tempo a PortoRico e avevamo da poco fatto isolare il seminterrato contro gli uragani, quindi nessuno poteva sentire le mie grida. Un’ora più tardi, mio padre venne nel seminterrato a cercare la sua cassetta portautensili e mi liberò. Un altro fallimento. Il mio terrore mi perseguitò per tutta la scuola superiore e dopo – cioè fino a quando entrai nell’Esercito. 
 
A Us soldier in Iraq"Quando torna il mio papà?". Alcuni mesi fa, la moglie e i bambini di un amico dell’Esercito che attualmente si trova in Iraq sono venuti a stare da me per qualche settimana. La sua missione veniva continuamente prolungata: all’inizio doveva tornare a casa per Natale, poi Pasqua, poi forse per il compleanno di suo figlio Tyler. Non è ancora tornato a casa. La moglie del mio amico, Sue, si è stufata di aspettare e ha portato i ragazzi a Disneyland, ma è stato subito chiaro che la sua decisione di visitare Los Angeles era stata presa principalmente perché i suoi maschietti potessero trascorrere del tempo con un uomo, con qualcuno che potessero associare al loro padre. Alla sera Sue mi chiedeva di rimboccare le coperte ai bambini. Si trattava di una missione difficile. Una settimana prima che arrivassero avevo cancellato dal mio hard disk un mucchio di foto che il loro papà mi aveva inviato. Sapevo che i bambini volevano giocare con il mio computer e – Dio Santo! – non volevo che vedessero quello che il loro papà faceva davvero in Iraq (mi aveva inviato via mail una sua foto in cui fumava un sigaro cubano – avevano trovato la riserva privata di Saddam – con un gran ghigno sulla faccia, la mitragliatrice in mano, in piedi vicino ad un prigioniero iracheno incappucciato). Scesi le scale per raggiungere i suoi figli, cercando di venir fuori con qualche idea per dare un tono positivo al mondo del loro papà assente. I ragazzi, uno di sette ed uno di quindici anni, studiavano ogni mia singola mossa. “Perché mio padre è là e tu no?” “Quando torna il mio papà?” “Morirà?” Prima uscivo con la reginetta della scuola superiore. Ora esco con la mia M-16.
 
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Categoria: Guerra
Luogo: Stati Uniti