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Alle 9.53, ora locale, Buenos Aires ha commemorato le
vittime della strage della Mutua Judía Argentina (Amia), l’istituto
assicurativo ebreo che a quell’ora, dodici anni fa fu fatto saltare in aria in
un violento attentato di matrice razzista che ancora segna la società
argentina: 85 persone rimasero uccise, decine ferite. Rappresentanti della
società civile, della chiesa cattolica, della politica hanno sfilato per le vie
della città, soffermandosi nel quartiere ebraico, 250mila persone che vivono in
case circondate da palizzate e recinti. Mura per difendersi, che gli ebrei
argentini sono stati costretti a tirar su dopo quell’attacco al cuore della
loro società, e che ancora sono lì quale monito: “per non dimenticare”.
Nessuna giustizia. “Dopo tutti questi anni non
abbiamo ancora avuto giustizia”, ha commentato Luis Grynwald, presidente
dell’Amia, nei primi momenti della cerimonia, “la giustizia deve investigare.
Ci sono due processi aperti contemporaneamente e nessun arrestato”. Aspre
critiche alla giustizia provengono costantemente dalla società ebraica. Il
fatto che l’aggressione degli skinheads sia stata condannata con l’obbligo a
visitare il Museo dell’Olocausto di Buenos Aires, e altri casi siano stati
valutati come comuni aggressioni, senza considerazione per l’aggravante della
discriminazione razziale, ha scosso profondamente gli israeliti.
Con le lacrime agli occhi. Riascoltando il nome della figlia Paola nella lista delle 85 vittime di
quel maledetto 18 luglio 1994, Luis Czyczewsky non ha resistito, commosso e
arrabbiato ha rilanciato a nome dei familiari pesanti critiche contro
l’amministrazione giudiziaria, non risparmiando neppure il presidente Nestor
Kirchner..
Czyczewsky ha ricordato il discorso pronunciato da Kirchner il 25 Maggio, dove
sottolineava con orgoglio come l’Argentina avesse “recuperato il valore della
memoria e della giustizia” e ha obiettato: “Se fosse vero, staremmo qua solo
versando lacrime e ricordando coloro che morirono, non parlando di
impunità e mancanza di spiegazioni”. Poi rivolgendosi al giudice federale Ariel
Lijo, che investiga sulle irregolarità delle indagini sull’attacco terrorista,
punta il dito contro l’ex presidente Carlos Menem e l’ex ministro dell’Interno,
Carlos Corach: “Dottor Lijo, indaghi su Menem e Corach. Abbia la forza e il
coraggio che tutti i giudici dovrebbero avere. Se non lo farà, finirà anche lei
per essere responsabile”. Nestor
Kirchner non era presente alla cerimonia commemorativa, per un impegno in
Paraguay, ma durante il suo governo mai ha perso l’occasione per ribadire il
suo no al razzismo e alla discriminazione.
Stella Spinelli