15/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Le voci di alcune famiglie libanesi che cercano di mettersi in salvo
Scritto per noi da
Erminia Calabrese 
 
Sud del Libano. Naqura, Dueir, Srifa, Yater, Kfar Kila, Chebaa, Damour, Baflay, Bint Jbeil, Kafer Hammam. Khiam. Sono questi i paesi sotto attacco israeliano. Piccoli centri abitati nel Libano sud, dove già in tempi normali vivere è difficile. Ora con la guerra è peggio. Le cisterne d'acqua sono ormai distrutte, le linee telefoniche e l'elettricità sono state distrutte. La gente fugge cerca  di raggiungere la capitale, di andare in Siria o di raggiungere la valle della Bekaa. La famiglia di Abu Ahmad vive a Bint Jbeil, un piccolo paese tra le colline del Sud. Ieri mattina dopo i bombardamenti ha lasciato la sua casa e si è diretto dai parenti a Beirut, che vivono a Dikueine, quartiere cristiano, dove almeno per adesso si può stare tranquilli. “Ci sono stati attacchi vicino alla nostra casa. Una famiglia di cinque persone è stata sterminata. Insieme a mia moglie Laila abbiamo deciso di partire. Abbiamo sei bambini. Il più piccolo ha solo sei mesi. Devo salvarli”. Laila la moglie piange: “Non sono riuscita a prendere tutto il necessario per il mio bimbo. Ho paura di un altro attacco. Ma ce la faremo”. La strada verso Beirut è distrutta, bisogna attraversare strade e vicoli tra le campagne. I taxi sono stracolmi, così come i bus. “Abbiamo aspettato due ore prima che arrivasse un autobus dove ci fosse posto. Il ricordo della passata guerra, quella cominciata nel 1975 e durata venti anni, è vivo nelle menti di molte persone. "Tutto quello che è successo è davvero una tragedia. Abbiamo vissuto già vent'anni di guerra. Non abbiamo voglia di rifarla. Certo io adesso ho meno paura. E' come se mi fossi abituata”, replica Mariam, 45 anni.
 
Verso Damasco. A Naqura vive invece la famiglia di Abu Ibrahim. Anche loro hanno tutto pronto. Partiranno per Damasco,  hanno dei parenti lì che li accoglieranno. “Damasco è più sicura certamente. Mio cugino mi aiuterà. Ieri vicino casa nostra ha perso la vita una ragazza di 16 anni e  i suoi fratelli di 3 e 7 anni”. La moglie: “Sappiamo che la strada verso Damasco è molto trafficata. Per uscire da Naqura impiegheremo molto tempo ma è l'unica soluzione. Qui non c' è più niente. Le case sono distrutte ed è pericoloso restarci. Ho preso tutto e andremo via. Inshallah". Poi si prosegue verso "Tariq al matar" (strada dell'aeroporto), la prima strada che si incontra quando da Saida si va a Beirut. Lì vicino c'è Haret Hareik, quartiere sciita e il più popolato del Libano. La mamma e le sorelle di Hussein, 23 anni, che adesso è in Italia a studiare, vivono qui. "Ho chiamato la mia famiglia. Stamattina, dopo che gli aerei israeliani avevano lanciato dei volantini che avvertivano di possibili bombardamenti sul quartiere, sono andate nella valle della Bekaa". A Beirut la gente è nei supermercati a fare scorta di cibo. Marie, 25 anni: "Hizbollah non ha il diritto di decidere della vita degli altri. Non abbiamo voglia di vivere un'altra guerra”. Meggie invece, 19 anni, è a Beirut mentre sua nonna di 80 anni si trova a Yaroun al Sud. "Per ora Yaroun non è stato ancora colpito. Ma mia nonna vive lì da sola. Per me è impossibile scendere al Sud e non riesco a contattarla perché ormai le linee telefoniche non funzionano. Non so che fare".

 
Categoria: Guerra, Popoli
Luogo: Libano