Scritto per noi da
Erminia Calabrese
Sud del Libano. Naqura,
Dueir, Srifa, Yater, Kfar Kila,
Chebaa, Damour, Baflay, Bint Jbeil, Kafer Hammam. Khiam. Sono questi i
paesi
sotto attacco israeliano. Piccoli centri abitati nel Libano sud, dove
già in
tempi normali vivere è difficile. Ora con la guerra è peggio. Le
cisterne
d'acqua sono ormai distrutte, le linee telefoniche e l'elettricità sono
state
distrutte. La gente fugge cerca di
raggiungere la capitale, di andare in Siria o di raggiungere la valle
della Bekaa.
La famiglia
di Abu Ahmad vive a Bint Jbeil, un piccolo paese tra le colline del
Sud. Ieri
mattina dopo i bombardamenti ha lasciato la sua casa e si è diretto dai
parenti
a Beirut, che vivono a Dikueine, quartiere cristiano, dove almeno per
adesso si può stare tranquilli. “Ci sono stati attacchi vicino alla
nostra
casa. Una famiglia di cinque persone è stata sterminata. Insieme a mia
moglie
Laila abbiamo deciso di partire. Abbiamo sei bambini. Il più piccolo ha
solo sei mesi. Devo salvarli”. Laila la moglie piange: “Non sono
riuscita a prendere
tutto il necessario per il mio bimbo. Ho paura di un altro attacco. Ma
ce la
faremo”. La strada verso Beirut è distrutta, bisogna attraversare
strade e
vicoli tra le campagne. I taxi sono stracolmi,
così come i bus. “Abbiamo aspettato due ore prima che arrivasse un
autobus dove ci fosse posto. Il ricordo della passata guerra, quella
cominciata
nel 1975 e durata venti anni, è vivo
nelle menti di molte persone. "Tutto quello che è successo è davvero
una
tragedia. Abbiamo vissuto già vent'anni di guerra. Non abbiamo voglia
di rifarla.
Certo io adesso ho meno paura. E' come se mi fossi abituata”, replica
Mariam,
45 anni.
Verso Damasco. A Naqura vive invece la famiglia di Abu Ibrahim. Anche loro
hanno tutto pronto. Partiranno per Damasco,
hanno dei parenti lì che li accoglieranno. “Damasco è più sicura
certamente. Mio cugino mi aiuterà. Ieri vicino casa nostra ha perso la vita una
ragazza di 16 anni e i suoi fratelli di
3 e 7 anni”. La moglie: “Sappiamo che la strada verso Damasco è molto
trafficata. Per uscire da Naqura impiegheremo molto tempo ma è l'unica
soluzione. Qui non c' è più niente. Le case sono distrutte ed è pericoloso
restarci. Ho preso tutto e andremo via. Inshallah". Poi si prosegue verso
"Tariq al matar" (strada dell'aeroporto), la prima strada che si
incontra quando da Saida si va a Beirut. Lì vicino c'è Haret
Hareik, quartiere sciita e il più popolato del Libano. La mamma e le sorelle di
Hussein, 23 anni, che adesso è in
Italia a studiare, vivono qui. "Ho chiamato la mia famiglia. Stamattina,
dopo che gli aerei israeliani avevano lanciato dei volantini che avvertivano di
possibili bombardamenti sul quartiere, sono andate nella valle della
Bekaa". A Beirut la gente è nei supermercati a fare scorta di cibo. Marie,
25 anni: "Hizbollah non ha il diritto di decidere della vita degli altri.
Non abbiamo voglia di vivere un'altra guerra”. Meggie invece, 19 anni, è a
Beirut mentre sua nonna di 80 anni si trova a Yaroun al Sud. "Per ora
Yaroun non è stato ancora colpito. Ma mia nonna vive lì da sola. Per me è impossibile
scendere al Sud e non
riesco a contattarla perché ormai le linee telefoniche non funzionano. Non so
che fare".