15/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il punto di vista degli israeliani sull'attacco al Libano
scritto per noi da
Yael Artom
 
L’ultima escalation di violenza in Medio Oriente è arrivata con una rapidità sorprendente. Molti in Israele la imputano alla personalità dei leader politici coinvolti e a una situazione esplosiva abbandonata a sé stessa da troppo tempo. 
 
un tank israeliano in ritirata nel 2000Fantasmi del passato. La guerra in Libano è stata un po’ il Vietnam israeliano: molte vittime per un obiettivo di cui si è perso il senso. Il ritiro è stato accolto con gioia, ma anche con la sensazione che sarebbe dovuto avvenire prima e che le vittime degli ultimi anni siano state vittime inutili. Gli Hizbollah hanno festeggiato il ritiro come una vittoria, e per anni ci sono stati  pochi incidenti al confine tra Libano e Israele. Quello che il movimento di Hizbollah non ha calcolato è il problema della legittimità della sua esistenza dopo il ritiro israeliano. Hizbollah ha un vero e proprio esercito, motivato dalla loro guerriglia contro Israele nel Libano meridionale. Appoggiato e finanziato dalla Siria, ha quasi un governo indipendente da quello di Beirut, che controlla il sud del paese. L’omicidio Hariri ha però cambiato le carte in tavola: lo choc e la rabbia dei libanesi si è trasformata in un forte movimento anti-siriano. Hezbollah, da sempre filo-siriano, ha visto mettere in dubbio la legittimità della sua esistenza e si sono sentite le prime voci che esigevano un disarmo del loro esercito. Gli israeliani vedono lo stato libanese debole, colpevole di non aver potuto o voluto affrontare il problema per tempo. Dopo il ritiro israeliano del 2000, Hezbollah ha usato la relativa calma al confine per riorganizzarsi e riarmarsi. Così Hezbollah, tradizionale pedina della Siria per mettere pressione a Israele, ha trovato anche un nuovo alleato nell’Iran estremista di Ahmadinejad. Hanno comprato armi da Siria e Iran e, secondo molti osservatori, anche missili a lunga gittata che potrebbero arrivare fino a Tel-Aviv. 
 
un paramedico israeliano soccorre una donna ferita dall'esplosione di un razzo katiushaPaura in città. Gli israeliani vedono gli avvenimenti degli ultimi giorni come un tentativo di Hezbollah di sopravvivvere, di dare un nuovo senso e una legittimità alla loro esistenza e al loro potere armato nel sud.  Per quanto riguarda i leader israeliani, le opinioni sono più divise, ma molti sono d’accordo che la politica israeliana è anche dettata dalla difficile posizione di Olmert e Peretz. Entrambi hanno poca esperienza e devono dimostrarsi in grado di gestire la situazione. Un leader come Sharon, tradizionalmente ‘duro’ e di destra, poteva permettersi reazioni ‘morbide’ senza essere accusato di debolezza. Olmert e Peretz sono in una posizione diametralmente opposta: devono provare la loro capacità di reagire con efficacia a situazioni difficili. Gli israeliani vedono i loro incubi tornare in vita. I ricordi dei morti in Libano e della sofferenza di una guerra troppo lunga tornano a farsi vivi. La paura di una nuova guerra è visibile e la tensione per le strade diventa sempre più palpabile. L’incubo dei missili, noto agli israeliani dalla guerra del Golfo del 1991, sta ridiventando realtà. Persino a Gerusalemme, lontana dal nord del paese, l’atmosfera è pesante. A Naharya, tutti hanno paura. A Haifa, molti non escono di casa, e alcuni passano molte ore nei rifugi. I missili sono spesso poco precisi e l’area attorno a Haifa è densamente popolata e a fare le spese di questa situazione sono anche i numerosi villaggi arabi e drusi intorno a quest’ultima.
Categoria: Guerra
Luogo: Israele - Palestina