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Non finirà presto. Camille Eid, giornalista libanese, inviato di Avvenire
in Medio Oriente, commenta così l’attacco dell’esercito israeliano al Libano.
La reazione militare all’uccisione di 8 militari israeliani e alla cattura di
altri 2 da parte del movimento sciita filo-iraniano Hizbollah, battezzata ‘giusta
retribuzione’ dai vertici militari d’Israele, si è abbattuta come un maglio sul
paese dei cedri. Bombardato l’aeroporto internazionale di Beirut e la sede del
canale satellitare di Hizbollah al-Manar e della televisione al-Arabya,
oltre che tutta una serie di obiettivi nella valle della Bee’ka, controllata da
Hizbollah, che ha reagito lanciando 60 razzi sulla Galilea e sulle istallazioni
militari israeliane sulle alture del Golan. Due israeliani sono rimasti uccisi.
Unità della
marina d’Israele hanno invaso le acque territoriali libanesi. Il Libano in
sostanza è chiuso in una morsa: sotto i missili e i razzi non è solo la
parte meridionale del paese, in mano a Hizbollah fin dai tempi dell’invasione
dell’esercito israeliano, ma anche la capitale Beirut. Al momento le
vittime dei raid israeliani sono 52. L’invasione si è estesa quindi al di fuori
della zona controllata da Hizbollah, ma il governo di Beirut avrebbe potuto
impedire l’attacco dei miliziani sciiti? “Non credo proprio”, risponde Eid,
“non controlla quella parte del paese. Adesso l’unica carta che il governo
libanese può giocare è quella della richiesta d’aiuto alla Francia e agli Stati
Uniti, paesi dei quali è un alleato dopo che ha allentato i legami con Damasco.
Certo
nel parlamento siedono esponenti di Hizbollah e del movimento Amal, filo
siriani, ma il Libano deve essere trattato come un governo amico”.
Situazione complessa.
Anche
Israele lo è e, dal punto di vista del governo Olmert, non può passare
il
messaggio che i soldati israeliani possono essere catturati e uccisi
impunemente. Cosa accadrà adesso? “Credo che come sempre in questi casi
siano
già in corso trattative sotterranee”, risponde il giornalista libanese,
“sul
tavolo c’è un quadro confuso: il Libano, Israele, quello che sta
succedendo
nella Striscia di Gaza, la Siria, l’Iran e gli Stati Uniti. E’
probabile che
l’Iran stia utilizzando la sua influenza su Hizbollah per fare
pressione sulla
comunità internazionale dopo che il dossier dell’uranio di Teheran è
stato posto all'esame del Consiglio di Sicurezza delle Nazione Unite.
Allo stesso tempo gli
Usa gestiranno la situazione per fare pressione su di loro. Le
trattative
andranno avanti fino a trovare un accordo perché, anche se si
combattesse
per mesi, i militari israeliani non verrebbero mai trovati”. Tutto
questo
brulicare di diplomazie internazionali passa sulla pelle dei libanesi.
Quanto
crede che quest’azione abbia a che fare con il dialogo interno alle
fazioni
libanesi? “Sicuramente Hizbollah sa come far fruttare questo genere di
azioni”,
risponde Eid, “basti pensare che anni fa è riuscito a ottenere la
liberazione
di centinaia di prigionieri in cambio dei cadaveri di alcuni militari
israeliani. Hizbollah, già dopo il ritiro d’Israele dal Libano, si era
accreditato come il vincitore della guerra e questa azione lo rafforza.
Il
problema è quello di capire il prezzo che pagherà il Libano Quanti
saranno i
libanesi che continueranno a ritenere giusto che esista una milizia
armata che
può scatenare quello che è accaduto oggi?”. Christian Elia