13/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un giornalista libanese commenta l’attacco israeliano
“Credo che le operazioni andranno avanti ancora per un paio di giorni. Quando si blinda un paese in cielo, terra e mare, non lo si fa per fermarsi poche ore. Intanto la gente è spaventata e ha preso d’assalto i supermercati e i benzinai, per fare le scorte, come in tempo di guerra”.
 
una colonna di funo si alza dall'aeroporto bombardato di beirutNon finirà presto. Camille Eid, giornalista libanese, inviato di Avvenire in Medio Oriente, commenta così l’attacco dell’esercito israeliano al Libano. La reazione militare all’uccisione di 8 militari israeliani e alla cattura di altri 2 da parte del movimento sciita filo-iraniano Hizbollah, battezzata ‘giusta retribuzione’ dai vertici militari d’Israele, si è abbattuta come un maglio sul paese dei cedri. Bombardato l’aeroporto internazionale di Beirut e la sede del canale satellitare di Hizbollah al-Manar e della televisione al-Arabya, oltre che tutta una serie di obiettivi nella valle della Bee’ka, controllata da Hizbollah, che ha reagito lanciando 60 razzi sulla Galilea e sulle istallazioni militari israeliane sulle alture del Golan. Due israeliani sono rimasti uccisi. Unità della marina d’Israele hanno invaso le acque territoriali libanesi. Il Libano in sostanza è chiuso in una morsa: sotto i missili e i razzi non è solo la parte meridionale del paese, in mano a Hizbollah fin dai tempi dell’invasione dell’esercito israeliano, ma anche la capitale Beirut. Al momento le vittime dei raid israeliani sono 52. L’invasione si è estesa quindi al di fuori della zona controllata da Hizbollah, ma il governo di Beirut avrebbe potuto impedire l’attacco dei miliziani sciiti? “Non credo proprio”, risponde Eid, “non controlla quella parte del paese. Adesso l’unica carta che il governo libanese può giocare è quella della richiesta d’aiuto alla Francia e agli Stati Uniti, paesi dei quali è un alleato dopo che ha allentato i legami con Damasco. Certo nel parlamento siedono esponenti di Hizbollah e del movimento Amal, filo siriani, ma il Libano deve essere trattato come un governo amico”.
 
un ponte distrutto dalle bombe israeliani nel libano meridionaleSituazione complessa. Anche Israele lo è e, dal punto di vista del governo Olmert, non può passare il messaggio che i soldati israeliani possono essere catturati e uccisi impunemente. Cosa accadrà adesso? “Credo che come sempre in questi casi siano già in corso trattative sotterranee”, risponde il giornalista libanese, “sul tavolo c’è un quadro confuso: il Libano, Israele, quello che sta succedendo nella Striscia di Gaza, la Siria, l’Iran e gli Stati Uniti. E’ probabile che l’Iran stia utilizzando la sua influenza su Hizbollah per fare pressione sulla comunità internazionale dopo che il dossier dell’uranio di Teheran è stato posto all'esame del Consiglio di Sicurezza delle Nazione Unite. Allo stesso tempo gli Usa gestiranno la situazione per fare pressione su di loro. Le trattative andranno avanti fino a trovare un accordo perché, anche se si combattesse per mesi, i militari israeliani non verrebbero mai trovati”. Tutto questo brulicare di diplomazie internazionali passa sulla pelle dei libanesi. Quanto crede che quest’azione abbia a che fare con il dialogo interno alle fazioni libanesi? “Sicuramente Hizbollah sa come far fruttare questo genere di azioni”, risponde Eid, “basti pensare che anni fa è riuscito a ottenere la liberazione di centinaia di prigionieri in cambio dei cadaveri di alcuni militari israeliani. Hizbollah, già dopo il ritiro d’Israele dal Libano, si era accreditato come il vincitore della guerra e questa azione lo rafforza. Il problema è quello di capire il prezzo che pagherà il Libano Quanti saranno i libanesi che continueranno a ritenere giusto che esista una milizia armata che può scatenare quello che è accaduto oggi?”. 

Christian Elia

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