L'indologo Michel Guglielmo Torri spiega lo scenario in cui è avvenuta la strage di Bombay
Dopo Nuova Delhi e
Varanasi, il terrorismo ha colpito Mumbay (ex Bombay), capitale finanziaria
dell’India, con sette esplosioni a venti minuti di distanza l’una dall’altra,
che fanno pensare a “una logistica sofisticata risultato di una pianificazione
accurata da parte di un gruppo esperto”. Questo il parere dell’indologo Michel
Guglielmo Torri, che ci aiuta a capire i retroscena di una strage che ha
causato 200 morti e 724 feriti.

Operazione congiunta. Il governo indiano
per ora è cauto e preferisce non azzardare ipotesi sui responsabili degli
attacchi. La polizia, invece, accusa il gruppo militante kashmiro con base in
Pakistan, Lashkar-e-Toiba, che però respinge ogni responsabilità. Secondo Torri
il quadro è molto più complesso e potrebbe trattarsi di un’operazione congiunta
di due gruppi. “L’esplosivo usato a Bombay, nonostante una quota minima di Rxb
ad alto potenziale, è stato fatto con agenti chimici facilmente reperibili. Ciò
fa credere che le azioni terroristiche siano state compiute da un gruppo locale,
che potesse mescolarsi facilmente col contesto urbano di questa città. Ovvero
dallo
Student Islamic Mouvement of India (SIMI), attivo nell’India occidentale, dove
si trova Bombay”.
Il SIMI. Ma che tipo di
movimento è il SIMI, di cui pochi finora hanno parlato? “Nasce – spiega il
professore – da un gruppo di giovani colti della classe media, che dopo il
massacro di musulmani nello stato del Gujarat del 2002, con 2mila morti, ha
deciso di adottare metodi terroristici per combattere contro le discriminazioni
dei musulmani in India”. Oggi il SIMI è bandito dal governo e potrebbe essere
diventato la quinta colonna, che permette ai militanti del Kashmir di operare
nel resto del Paese. “I ribelli separatisti kashmiri – continua Torri - un tempo
non avevano capacità operative fuori dalla loro regione, contesa da India e
Pakistan, ma dal dicembre 2001 hanno allargato il loro raggio d’azione con una
serie di attentati. Le rivendicazioni sul Kashmir si sono congiunte con il
desiderio di rivalsa di certi settori della comunità musulmana in altre
regioni”.
Il ruolo dei servizi segreti pachistani. Militanti islamici
del Kashmir e membri del SIMI uniti, quindi, per portare a termine attentati di
spaventosa portata. Ma negli attacchi di Bombay potrebbe essere intervenuto
anche un terzo attore: “E’ possibile che spezzoni deviati dei servizi segreti
pachistani – insiste Torri - abbiano agito per mettere in pericolo e in cattiva
luce il regime di Musharraf. Si tratta di settori islamizzati dell’esercito che,
non approvando la politica filo-occidentale del presidente, manipolano,
penetrano e aiutano logisticamente gruppi estremisti in India per dimostrare
che Musharraf non è in grado di gestire la situazione”. Per molto tempo, del
resto, i gruppi kashmiri sono stati addestrati, organizzati e finanziati proprio
dai servizi segreti pachistani.
Al Qaeda non c'entra. E’ per questo che,
quando avvengono attentati in India, di matrice kashmira, si chiama a volte in
causa al-Qaeda? Torri è scettico: “Solo alcuni analisti di destra, vicini ai
neoconservatori statunitensi o ai nazionalisti indù, dicono che al-Qaeda ha
ispirato gli attentati in India. Ma è un’affermazione debole: non esiste alcun
legame operativo fra i militanti kashmiri e quelli di Osama Bin Laden. L’unico
elemento in comune risale a tempo addietro, quando a metà anni Novanta alcuni
gruppi che avevano combattuto in Afghanistan contro i sovietici si sparsero nel
mondo islamico: alcuni andarono a combattere con al-Qaeda e altri in Kashmir.
Tra i militanti kashmiri, quindi, ci possono essere origine e posizioni ideologiche
dello stesso tipo. Ma niente di più”.

Rivendicazioni kashmire. Tra gli attentati di
Nuova Delhi, Varanasi e Bombay è incontestabile un filo conduttore: “Dietro –
conclude il docente – ci sono sempre i kashmiri al fine di boicottare il
processo di avvicinamento fra India e Pakistan, in corso da alcuni anni.
All’inizio degli anni Novanta esisteva un gruppo laico, il Jammu e Kashmir
Liberation Front, che voleva l’indipendenza del Kashmir dall’India, ma nel ’92
è stato schiacciato dall’esercito indiano. Oggi sono rimasti gruppi islamisti
che chiedono un’unica cosa: l’annessione al Pakistan, da cui appunto sono
finanziati”. Ma anche qui le cose si complicano. La popolazione, spesso vittima
della guerra in Kashmir fra militanti ed esercito, è in gran parte sostenitrice
dell’indipendenza della regione himalayana.