
Sono trascorsi 9 mesi dal giorno in cui l'uragano Stan devastò il territorio
guatemalteco, eppure le autorità non hanno ancora manifestato l'intenzione di
alleviare i disagi che si generarono fra la gente meno abbiente.
Soldi soldi soldi. Centinaia di migliaia di persone persero tutto, rimanendo nella più estrema
miseria. Lo Stato e la cooperazione internazionale destinarono migliaia di milioni
di quetzales (un quetzal vale circa 0.13 €, ndt), che mai arrivarono a essere investiti in
aiuti alla popolazione. Le cause: corruzione e politicizzazione degli investimenti,
che vennero destinati solamente a beneficio dei simpatizzanti o dei membri del
partito ufficiale. A tutt'oggi le persone realmente danneggiate occupano ancora
precariamente alberghi fatiscenti.
Il caso di Panabaj. Migliaia di persone persero la vita in tutto il territorio, dolore e sofferenza
attanagliarono centinaia di comunità. A Panabaj, comunità di Santiago Atitlàn,
in prossimità dell'omonimo lago, famosa località turistica della zona, i terreni
che un tempo ospitarono un distaccamento militare erano in quel momento occupati
da centinaia di famiglie povere, che con gli anni erano riuscite a costruire misere
abitazioni ai piedi di un monte. Già prima dello Stan, la povertà estrema di Panabaj
cozzava con l’opulenza delle grandi catene alberghiere sparse intorno al lago,
uno dei più incantevoli e visitati al mondo, zeppo di turisti che apportano risorse
monetarie per vari milioni di dollari.
Le torrenziali piogge che accompagnarono lo Stan produssero infiltrazioni dalla
cima più alta delle montagne che attorniano il lago, fecendola franare. Nonostante
il rimbombo e i terribili fragori che annunciarono il disastro, molti non si preoccuparono
e in poco tempo la comunità fu sommersa da centinaia di tonnellate di fango e
detriti. Lo smottamento causò, stando ai dati ufficiali, 1000 morti, ma il numero
sembra oscillare intorno ai 1400.
Il villaggio-cimitero. Da allora, le famiglie non hanno ancora ricevuto aiuti e le vittime sono ancora
sepolte là sotto. Una delle decisioni meno azzeccate da parte del governo è l’aver
dichiarato camposanto tutta l’area colpita. Centinaia di famiglie, però, continuano
a lottare affinché quel che rimane dei corpi dei loro cari venga esumato. La cultura
maya non accetta che le salme vengano dimenticate in un terreno qualunque, senza
che ci si adoperi per seppellirle in un vero cimitero.
Il caso di Santa Catarina Ixtahuacàn. Stesso tragico copione per 423 famiglie di Santa Catarina Ixtahuacàn, Sololà.
Da nove mesi si trovano in condizioni incivili, dormono in case provvisorie di
cartone e nylon, senza acqua potabile e i bambini non hanno né scuole né luoghi
per giocare.
L'appello. Il Grupo de Apoyo Mutuo (Gam) considera che la mancanza di volontà da parte
delle autorità e il clientelismo politico con il quale sono stati maneggiati i
fondi destinati alle vittime dell’uragano Stan, costituiscano la principale causa
di questa situazione di emergenza. Ancora non si conosce la quantità esatta di
denaro che è stata destinata alle vittime e che è sparita nel nulla. Il Gam chiede
che la Contralorìa General de Cuentas de la Naciòn (Cgcn) determini l’importo esatto dei fondi investiti e che si conosca a quanto
ammontino i denari sottratti alle vittime dello Stan dalla corruzione.