12/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



San Paolo ancora a ferro e fuoco. Cinque morti e una scritta: 'Contro la repressione carceraria'
Un militare, sua sorella e tre vigilanti sono stati uccisi nello notte a San Paolo, teatro di attacchi a caserme, banche e supermercati. Molti gli incendi appiccati ad autobus in sosta. E i morti potrebbero essere di più.
 
Autobus in fiammeSulle orme di maggio. Una nuova ondata di violenza mette in ginocchio la capitale paolista, dilagando in tutta l'area metropolitana fino al litorale. Lo spettro del maggio infuocato, che l’ha messa a ferro e fuoco, torna a farsi vivo. Le fazioni criminali che fanno capo al Primero Comando della Capitale, gruppo che decide il bello e il cattivo tempo della città da dietro le sbarre del carcere di massima sicurezza, si scatenano. Il movente sbandierato è sempre quello: ottenere un miglior trattamento carcerario. La scritta “Contro la repressione carceraria”, infatti, è comparsa ovunque, a sigillo dei misfatti. I capi hanno ordinato ai loro uomini di far pressione, di tenere in scacco le forze dell’ordine, di colpire al cuore le forze di sicurezza, per ricattare i carcerieri e sperare di cambiare il sistema. Con la violenza, unico strumento alla loro portata, pensano di poter ottenere più diritti e il rispetto di quelli che già dovrebbero aver garantiti. Ma sbagliano registro.
 
Guardia carcerariaLe vittime. Il soldato, Odair José Lorenzoni, 29 anni, è morto di fronte a casa, nella favela di Boi Malhado. È stato colpito da proiettili sparati a mezzanotte e dieci. Nemmeno la sorella Rita, 39 anni, accorsa per il rumore degli spari, è stata risparmiata. Colpita dagli stessi uomini armati, è morta in ospedale poco dopo. Anche la polizia arrivata in pochi minuti è stata sorpresa da una pioggia di proiettili che hanno ferito un agente.
Alla stessa ora, sul litorale, a 87 chilometri di distanza da quella favela nel cuore di San Paolo, lo stesso copione. Nel medesimo quartiere, il Guarajá, sono due a morire sotto un fuoco incrociato. Entrambi vigilanti. Uno lavorava per un istituto medico legale, sulla costa, ed è stato ammazzato da sei minorenni che, giunti in bicicletta fino all'istituto, hanno aperto la porta e iniziato a sparare. L'altro è stato freddato in un centro comunitario poco più avanti. La ricostruzione del quinto e ultimo omicidio non è ancora stata resa ufficiale.
 
Autobus in fiammeLa voce istituzionale. Il governatore di San Paolo, Caludio Lembo, poche ore prima dell'ondata di violenza, aveva definito la situazione dei presidi carcerari “sotto controllo” e aggiunto: “Il Pcc non domina più”. Nella notte è scoppiato il finimondo. Ma Lembo sminuisce: “E’ opera di un gruppetto di ridicoli mocciosi che vogliono passare da eroi”. Assicura che nelle prigioni vige la disciplina e il controllo della segreteria dell’Amministrazione penitenziaria, degli agenti e della polizia militare.
 
Scritta: "Contro l'oppressione carceraria"Rappresaglia. Ma nelle strade il clima è diverso. La paura torna a farla da padrona e i commenti si sprecano. Sono molti a vedere i fatti di questa notte come grave rappresaglia seguita all’arresto di Emivaldo Silva Santos, detto il BH, trentenne, accusato di essere il “generale” del Pcc nella regione. Nella prima serata di ieri è stato arrestato durante un’operazione congiunta della polizia civile e militare. Una scintilla che ha fatto ravvivare una miccia mai spenta. 
Immediata l'offerta del presidente della Repubblica, Luiz Inacio Lula da Silva, che ha proposto l'invio di truppe federali per aiutare il governo di San Paolo ad affrontare l'emergenza.  

Stella Spinelli

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