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Le martiri di al Aqsa. Mano a mano che il
riconoscimento reciproco viene meno, cresce il radicalismo in seno alle due
società, che cercano il dialogo a parole e, nei fatti, l’escalation militare.
Oggi un nuovo gruppo armato si è presentato alla stampa: si tratta di un
centinaio di donne legate al partito del presidente Mazen, al Fatah, e alla sua
fazione armata, le Brigate dei Martiri di al Aqsa. Una di loro, Um al Abed, ha
annunciato la nascita del gruppo a Gaza city e ha dichiarato che le cento donne
– provenienti dalla Cisgiordania, da Gerusalemme e della Striscia di Gaza - si
sono offerte per condurre attacchi suicidi in Israele in risposta all’invasione
in corso. Le donne di Fatah, oltre al comune nemico israeliano hanno promesso
di
combattere anche gli esponenti di Hamas, colpevoli di avere ucciso esponenti di
Fatah. Il riferimento è all’omicidio di un miliziano recentemente assassinato
da miliziani di Hamas e queste minacce mostrano che anche la guerra civile tra
Hamas e Fatah, che si credeva disinnescata con l’accordo sul 'documento dei
prigionieri', è pronta a ri-esplodere. Il nuovo casus belli, tra Mazen e Hamas,
è stata la decisione del presidente palestinese di nominare ministro degli
Esteri un uomo di sua fiducia, al posto di Mahmoud Zahar, accusato di avere
orchestrato il rapimento di Shalit. Hamas ha ribadito la fiducia a Zahar,mentre
per Fatah il ministro degli Esteri sarà Fatouk Kaddoumi. Non certo la miglior
condizione possibile per affrontare una situazione così dura.
Crisi umanitaria. L’invasione della Striscia,
che stando alle autorità israeliane non sarà una ri-occupazione, ha aggravato
non poco le già precarie condizioni di vita dei palestinesi. Privati delle
entrate delle tasse e degli aiuti dell’Unione Europea, gli abitanti di Gaza si
sono trovati nuovamente i tank sotto casa. La distruzione di infrastrutture
primarie, come la centrale elettrica, i ponti e diversi campi coltivati, hanno
generato
un’emergenza umanitaria. Negli ospedali le scorte di medicinali sono terminate
e sta finendo anche il gasolio per alimentare i generatori. Manca anche l’acqua
perché l’acquedotto ha bisogno di corrente, manca cibo perché i valichi sono
chiusi e mancano soldi perché l’Autorità palestinese non è in grado di pagare
gli stipendi. In questo clima di violenza generalizzata cadono nel vuoto anche
gli appelli dell’Unione Europea affinché Israele eviti “un eccessivo uso della
forza rispetto alle circostanze”. Olmert ha risposto seccamente all’appello
dell’Ue, dicendo che l’operazione non si fermerà finché il soldato Shalit non
verrà liberato. “Quando è stata l’ultima volta che l’Unione Europea ha
condannato gli spari palestinesi e ha preso misure effettive per impedirli?” ha
domandato il primo ministro d’Israele. “Non c’è altro modo di impedire “la
paura, gli spaventi e l’insicurezza dei civili israeliani minacciati dai razzi
Qassam”. Hamas, in cambio della liberazione del soldato, chiede il rilascio dei
prigionieri palestinesi dalle carceri israeliane, a cominciare da donne e
bambini, ma Israele ha deciso di “non trattare con i terroristi”.
Naoki Tomasini