L’amministrazione Usa stanzia 80 milioni di dollari per il futuro di Cuba. Senza Castro
Da qualche tempo le voci sulla successione politica
alla guida di Cuba tengono banco nelle pagine dei quotidiani
internazionali.
Dopo Fidel Castro a governare l’isola sarà Raul Castro, suo fratello.
Almeno questo è quello che lui stesso ha detto. In molti però avrebbero
pensato a un altro
volto per il dopo Fidel: quello di Felipe Perez Roque, attuale numero
uno del
dicastero degli Esteri, uomo affidabile e politicamente preparato. Chi
avrà il
difficile compito di governare Cuba, comunque, si troverà ad affrontare
un’opposizione
agguerrita ma soprattutto con enormi disponibilità economiche.
I fatti.
C’è anche la conferma da parte di Washington. “Offriremo assistenza a un
governo cubano di transizione che organizzi elezioni multipartitiche, libere e
imparziali”. Chiaramente dopo la morte del comandante
en jefe Fidel Castro (che il prossimo 13 agosto compirà 80 anni).
L’amministrazione di Washington ha già stanziato 80 milioni di dollari (il
programma che ha previsto tutto questo è stato denominato ‘Compromesso con il
popolo cubano’), che per i prossimi due anni andranno a sovvenzionare tutte le
forze cubane democratiche che vogliono un cambio politico dell’isola. Ma con
delle condizioni: l’eventuale governo di transizione dovrà liberare tutti i
prigionieri politici, convocare elezioni libere e chiedere espressamente aiuto
agli Usa. Non solo: saranno riviste le misure restrittive nei confronti di Cuba. “Miglioreremo
l’applicazione delle
sanzioni economiche - fanno sapere dagli Usa - nei confronti di Cuba, in modo
da mantenere una forte pressione economica sul regime di Castro”.
Le reazioni alla notizia non sono mancate. Da Cuba fanno sapere che “si
tratta di un rapporto vergognoso che viola apertamente la sovranità e
l’indipendenza degli stati”, e il presidente del parlamento dell’isola, Ricardo
Alarcon, ipotizza che dietro il programma previsto dagli Usa ci sia un progetto
per eliminare fisicamente Castro.
Ma anche
all’interno della dissidenza cubana ci sono perplessità. In una dichiarazione
alle agenzie il dissidente cubano Manuel Morua ha fatto sapere che il programma
“conferisce al governo cubano
una carta in più per dimostrare che l’opposizione è un prolungamento della
politica statunitense a Cuba”. Dello stesso pensiero Elisardo Sanchez,
rappresentante della ‘Commissione per i Diritti Umani e la Riconciliazione’ che
commentando la diffusione del rapporto ha fatto sapere: “Apprezzo le intenzioni,
ma il programma potrebbe portare acqua al mulino del regime”.
Nella relazione
fatta pervenire al presidente Usa, G. Bush, dalla ‘Comision para la Asistencia
a una Cuba Libre’ (presieduta dal segretario di Stato Condoleeza Rice e dal
segretario per il Commercio Carlos Gutierrez) si nota come “gli Usa stanno
lavorando, e non semplicemente aspettando”, per un effettivo cambio politico
nell’isola caraibica. Ma Washington ha anche invitato tutti gli “alleati e gli
amici ad unirsi nell’appoggiare la libertà del popolo cubano”.
La nota
emessa dalla Comision. In tutto sono
90 dettagliate pagine inviate a Bush contenenti raccomandazioni e suggerimenti
su come accelerare la transizione politica di Cuba. E le misure ipotizzate sono
diverse: dare maggiore assistenza alla società civile cubana, distruggere il
blocco informativo imposto da Castro ai suoi cittadini e “sviluppare una
strategia diplomatica oltre che impedire al governo di Castro di usare la
sua forza contro l’eventuale cambiamento”. Anche il
segretario di Stato Usa Condolezza Rice ha voluto esprimere la sua opinione,
facendo sapere che l’iniziativa è la dimostrazione dell’appoggio Usa ai
‘valorosi leader dell’opposizione cubana”.