14/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L’amministrazione Usa stanzia 80 milioni di dollari per il futuro di Cuba. Senza Castro
George W. Bush
Da qualche tempo le voci sulla successione politica alla guida di Cuba tengono banco nelle pagine dei quotidiani internazionali. Dopo Fidel Castro a governare l’isola sarà Raul Castro, suo fratello. Almeno questo è quello che lui stesso ha detto. In molti però avrebbero pensato a un altro volto per il dopo Fidel: quello di Felipe Perez Roque, attuale numero uno del dicastero degli Esteri, uomo affidabile e politicamente preparato. Chi avrà il difficile compito di governare Cuba, comunque, si troverà ad affrontare un’opposizione agguerrita ma soprattutto con enormi disponibilità economiche.

I fatti.
C’è anche la conferma da parte di Washington. “Offriremo assistenza a un governo cubano di transizione che organizzi elezioni multipartitiche, libere e imparziali”. Chiaramente dopo la morte del comandante en jefe Fidel Castro (che il prossimo 13 agosto compirà 80 anni). L’amministrazione di Washington ha già stanziato 80 milioni di dollari (il programma che ha previsto tutto questo è stato denominato ‘Compromesso con il popolo cubano’), che per i prossimi due anni andranno a sovvenzionare tutte le forze cubane democratiche che vogliono un cambio politico dell’isola. Ma con delle condizioni: l’eventuale governo di transizione dovrà liberare tutti i prigionieri politici, convocare elezioni libere e chiedere espressamente aiuto agli Usa. Non solo: saranno riviste le misure restrittive nei confronti di Cuba. “Miglioreremo l’applicazione delle sanzioni economiche - fanno sapere dagli Usa - nei confronti di Cuba, in modo da mantenere una forte pressione economica sul regime di Castro”.

Fidel CastroLe reazioni alla notizia non sono mancate. Da Cuba fanno sapere che “si tratta di un rapporto vergognoso che viola apertamente la sovranità e l’indipendenza degli stati”, e il presidente del parlamento dell’isola, Ricardo Alarcon, ipotizza che dietro il programma previsto dagli Usa ci sia un progetto per eliminare fisicamente Castro.
Ma anche all’interno della dissidenza cubana ci sono perplessità. In una dichiarazione alle agenzie il dissidente cubano Manuel Morua ha fatto sapere che il programma “conferisce al governo cubano una carta in più per dimostrare che l’opposizione è un prolungamento della politica statunitense a Cuba”. Dello stesso pensiero Elisardo Sanchez, rappresentante della ‘Commissione per i Diritti Umani e la Riconciliazione’ che commentando la diffusione del rapporto ha fatto sapere: “Apprezzo le intenzioni, ma il programma potrebbe portare acqua al mulino del regime”.
Nella relazione fatta pervenire al presidente Usa, G. Bush, dalla ‘Comision para la Asistencia a una Cuba Libre’ (presieduta dal segretario di Stato Condoleeza Rice e dal segretario per il Commercio Carlos Gutierrez) si nota come “gli Usa stanno lavorando, e non semplicemente aspettando”, per un effettivo cambio politico nell’isola caraibica. Ma Washington ha anche invitato tutti gli “alleati e gli amici ad unirsi nell’appoggiare la libertà del popolo cubano”.

La nota emessa dalla Comision. In tutto sono 90 dettagliate pagine inviate a Bush contenenti raccomandazioni e suggerimenti su come accelerare la transizione politica di Cuba. E le misure ipotizzate sono diverse: dare maggiore assistenza alla società civile cubana, distruggere il blocco informativo imposto da Castro ai suoi cittadini e “sviluppare una strategia diplomatica oltre che  impedire al governo di Castro di usare la sua forza contro l’eventuale cambiamento”. Anche il segretario di Stato Usa Condolezza Rice ha voluto esprimere la sua opinione, facendo sapere che l’iniziativa è la dimostrazione dell’appoggio Usa ai ‘valorosi leader dell’opposizione cubana”.

           

Alessandro Grandi

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