Nella capitale finanziaria dell'India, Mumnbai (ex Bombay), sette
esplosioni hanno
colpito la rete
ferroviaria in più punti. Si parla di almeno 190 morti e più di 600 feriti, ma
la
conta delle vittime purtroppo continua a salire. La prima esplosione è avvenuta alle 18.30 locali,
durante l'orario di punta per i pendolari della Western Railway nella
periferia della
città. Anche gli altri attacchi sono avvenuti nei
sobborghi dell'ex Bombay, dove si è generato il pandemonio ed è stato
proclamato lo stato di allerta.
Anche se non ci sono state rivendicazioni, si sospetta il
coinvolgimento dei militanti kashmiri, che in passato hanno già colpito
la capitale Nuova Delhi. Come nell'ottobre scorso, quando sono morte 60
persone. I primi sospetti sono caduti sul gruppo ribelle kashmiro
Lashkar-e-Toiba, che però respinge le accuse. Nel Kashmir
indiano intanto è salito a 8 morti e 30 feriti il numero delle vittime
che martedì mattina sono state provocate da quattro esplosioni
nella capitale estiva Srinagar.

Un paradiso perduto
sconvolto da scontri e attentati. Così appare oggi il Kashmir indiano, dove nella
capitale estiva Srinagar in un sol giorno quattro attacchi
terroristici hanno causato la morte di almeno sette turisti indiani. Una granata
è stata lanciata da presunti militanti islamici,
che combattono dal 1989 contro l’esercito federale indiano, contro un autobus
che trasportava passeggeri del Bengala Occidentale e di Calcutta. Fra le
vittime anche tre donne estratte dalla carcassa del veicolo e dodici feriti. Un
secondo attacco ha scosso il cuore della città nella Regal Square, popolata dai
mercanti ambulanti, con quattro feriti. Le altre due esplosioni hanno provocato
ferite a undici civili, fra cui due bambini, nell’area affollata di Lal Chowk.
Ricordi lontani. “Lal Chow è un punto
di passeggio molto bello”, ricorda Marco Vasta, guida di Avventure del Mondo
che si trova nella valle tibetana di Zanskar, una zona non pericolosa del
Kashmir, nel Ladakh. “Nelle zone dove è attiva la guerriglia non sono più
tornato dall’inizio del conflitto negli anni Ottanta, ma conservo ricordi
stupendi. Di Srinagar ricordo le
house
boat, le case-gondola galleggianti costruite per gli inglesi e oggi
proposte ai turisti”.
Ma quale turismo, visto
che da diciassette anni quasi ogni giorno si verificano violenze? “Continuano
a
recarsi nel Kashmir cosiddetto pericoloso – spiega Vasta - i turisti indiani,
e
soprattutto in questa stagione per sfuggire al caldo delle altre regioni del
Paese. Ma gli indiani sono purtroppo anche i primi viaggiatori a essere presi
di mira dai ribelli mujaheddin, che lottano contro il controllo di Nuova Delhi”.
Negli ultimi due
mesi sei turisti indiani sono stati uccisi e oltre una cinquantina feriti. I
guerriglieri di solito colpiscono la folla con il lancio di granate, come
sabato scorso quando gli insorti hanno assassinato cinque persone, tra cui un
celebre politico, con un attacco dentro un mausoleo musulmano.
Turismo in crisi. A causa della guerra
i visitatori stranieri sono quasi scomparsi in diversi distretti della regione
himalayana. “Per molto tempo il Kashmir è stata meta di avventurieri per le sue
incredibili bellezze”, continua Vasta nostalgico. “Gli imperatori Mogul lo
consideravano addirittura il paradiso in terra perché verdissimo, ricco di
acque e circondato da montagne innevate”. Ma oggi tutto è cambiato: “I pochi
stranieri che vivono qui sono per lo più giovani israeliani che vengono a
trascorrere il loro anno sabbatico dopo la ferma di tre anni”. Da una zona di
tensione a un’altra.