11/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Almeno 190 morti negli attentati terroristici che hanno sconvolto il Paese
 
Nella capitale finanziaria dell'India, Mumnbai (ex Bombay), sette esplosioni hanno colpito la rete ferroviaria in più punti. Si parla di almeno 190 morti e più di 600 feriti, ma la conta delle vittime purtroppo continua a salire.  La prima esplosione è avvenuta alle 18.30 locali, durante l'orario di punta per i pendolari della Western Railway nella periferia della città. Anche gli altri attacchi sono avvenuti nei sobborghi dell'ex Bombay, dove si è generato il pandemonio ed è stato proclamato lo stato di allerta. Anche se non ci sono state rivendicazioni, si sospetta il coinvolgimento dei militanti kashmiri, che in passato hanno già colpito la capitale Nuova Delhi. Come nell'ottobre scorso, quando sono morte 60 persone. I primi sospetti sono caduti sul gruppo ribelle kashmiro Lashkar-e-Toiba, che però respinge le accuse.  Nel Kashmir  indiano intanto è salito a 8 morti e 30 feriti il numero delle vittime che  martedì mattina sono state provocate da quattro esplosioni nella capitale estiva Srinagar. 
   Attentato in Kashmir
Un paradiso perduto sconvolto da scontri e attentati. Così appare oggi il Kashmir indiano, dove nella capitale estiva Srinagar in un sol giorno quattro attacchi terroristici hanno causato la morte di almeno sette turisti indiani. Una granata è stata lanciata da presunti militanti islamici, che combattono dal 1989 contro l’esercito federale indiano, contro un autobus che trasportava passeggeri del Bengala Occidentale e di Calcutta. Fra le vittime anche tre donne estratte dalla carcassa del veicolo e dodici feriti. Un secondo attacco ha scosso il cuore della città nella Regal Square, popolata dai mercanti ambulanti, con quattro feriti. Le altre due esplosioni hanno provocato ferite a undici civili, fra cui due bambini, nell’area affollata di Lal Chowk.
 
Ricordi lontani. “Lal Chow è un punto di passeggio molto bello”, ricorda Marco Vasta, guida di Avventure del Mondo che si trova nella valle tibetana di Zanskar, una zona non pericolosa del Kashmir, nel Ladakh. “Nelle zone dove è attiva la guerriglia non sono più tornato dall’inizio del conflitto negli anni Ottanta, ma conservo ricordi stupendi. Di Srinagar ricordo le house boat, le case-gondola galleggianti costruite per gli inglesi e oggi proposte ai turisti”. 
Ma quale turismo, visto che da diciassette anni quasi ogni giorno si verificano violenze? “Continuano a recarsi nel Kashmir cosiddetto pericoloso – spiega Vasta - i turisti indiani, e soprattutto in questa stagione per sfuggire al caldo delle altre regioni del Paese. Ma gli indiani sono purtroppo anche i primi viaggiatori a essere presi di mira dai ribelli mujaheddin, che lottano contro il controllo di Nuova Delhi”.
Negli ultimi due mesi sei turisti indiani sono stati uccisi e oltre una cinquantina feriti. I guerriglieri di solito colpiscono la folla con il lancio di granate, come sabato scorso quando gli insorti hanno assassinato cinque persone, tra cui un celebre politico, con un attacco dentro un mausoleo musulmano.
 
Turismo in crisi. A causa della guerra i visitatori stranieri sono quasi scomparsi in diversi distretti della regione himalayana. “Per molto tempo il Kashmir è stata meta di avventurieri per le sue incredibili bellezze”, continua Vasta nostalgico. “Gli imperatori Mogul lo consideravano addirittura il paradiso in terra perché verdissimo, ricco di acque e circondato da montagne innevate”. Ma oggi tutto è cambiato: “I pochi stranieri che vivono qui sono per lo più giovani israeliani che vengono a trascorrere il loro anno sabbatico dopo la ferma di tre anni”. Da una zona di tensione a un’altra.
 
 

Francesca Lancini

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