stampa
invia
Si è conclusa ieri a Nairobi, in Kenya, la prima Conferenza degli stati che hanno
aderito al Trattato di Ottawa e si sono così impegnati a non utilizzare, produrre,
accumulare o vendere mine antipersona, oltre che a distruggere quelle già esistenti
e a bonificare le aree minate entro il 2009. A cinque anni dall'entrata in vigore
del Trattato di Ottawa, un migliaio di delegati provenienti da tutto il mondo
hanno fatto il punto sui progressi fatti e sul lavoro ancora da svolgere per arrivare
ad un "Mondo senza mine", come recita il titolo della Conferenza.
In questi cinque anni si sono registrati sicuramente grossi successi nella battaglia
per la messa al bando delle mine: sono scesi da quindici a quattro i Paesi che
fanno ancora uso di mine (Myanmar, Georgia, Nepal e Russia), solo quindici governi
continuano ancora a produrne (erano più di cinquanta nel 1999) e il commercio
è praticamente bloccato. Oltre ai 144 paesi che hanno aderito al Trattato, altri
otto lo hanno firmato senza però ratificarlo, ovvero i tre quarti del mondo fanno
parte della Convenzione sull'abolizione delle mine.
Le cifre parlano chiaro sui progressi raggiunti: sessantadue milioni di mine
che facevano parte degli arsenali sono state distrutte e di queste più di trentasette
milioni dagli Stati che fanno parte della Convenzione. Più di 1100 kmq di terreno
sono stati bonificati, con la conseguente distruzione di quattro milioni di mine
antiuomo, circa un milione di mine anticarro e svariati milioni di proiettili
inesplosi. Ma tutti i delegati intervenuti al Convegno di Nairobi sono concordi nel ritenere
che resta da fare ancora molta strada per poter arrivare ad un mondo senza mine.
Innanzitutto perchè quarantuno paesi sono ancora al di fuori del Trattato di Ottawa,
e tra questi tre dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU
(Stati Uniti, Russia e Cina) oltre che paesi importanti come Finlandia, India,
Pakistan, Egitto e Israele (paesi che si dividono 180 milioni di mine antiuomo).
Ed è in aumento anche l'uso di mine da parte di gruppi armati indipendenti.