10/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Ucciso il vero leader della guerriglia cecena, il terrorista di Beslan
Shamil BsayevE’ stato definito “il Che Guevara del Caucaso”, “l’uomo di al-Qeada in Russia”, “l’emiro del terrore”, “un pazzo sanguinario”, “un provocatore al soldo dei servizi segreti russi”. Nato 41 anni fa a Vedenò, un villaggio tra le montagne a sud della Cecenia, Shamil Basayev era un montanaro e un guerriero. Provò a studiare legge e poi ingegneria a Mosca, ma non faceva per lui. Aprì quindi, sempre nella capitale russa, un negozio di computer, ma non faceva affari. La sua strada la trovò nel 1991, sulle barricate a difesa del palazzo presidenziale a lanciare bombe a mano contro i golpisti a Mosca. Nel 1992 andò in Georgia a combattere con gli indipendentisti abkhazi addestrati dai servizi segreti militari russi (Gru). Nel 1993 era in Nagorno-Karabakh, a fare la guerra a fianco degli azeri contro gli armeni. E poi le due guerre in Cecenia e il suo sogno, la sua ossessione: emulare le gesta del leggendario personaggio ceceno di cui portava il nome, l’imam Shamil, leader militare e spirituale della resistenza dei basmachi caucasici contro l’impero zarista nell’Ottocento.  

Stava vivendo la sua rivincita. Solo due settimane fa, Basayev era stato nominato vice-presidente della Repubblica Cecena d’Ichkeria – vale a dire vice-capo della guerriglia indipendentista – dal nuovo leader ribelle ceceno, Doku Umarov, succeduto ad Abdul Khalim Sadulayev, ucciso dalle forze russe il 17 giugno scorso, era in fase di piena ascesa politica. Stava vivendo la sua rivincita dopo anni di emarginazione da parte della vecchia leadership indipendentista cecena, morta nel marzo 2004 assieme ad Aslan Maskhadov. Sperando di sfruttare la fama di capo guerrigliero guadagnatasi durante la prima guerra cecena (1994-1996) e in particolare con il sequestro all’ospedale di Budyonnovsk nel 1995 (che costrinse i russi al negoziato), nel 1997, quando i ceceni furono chiamati ad eleggere il loro primo presidente, Basayev decise di sfidare il popolare leader indipendentista Maskhadov, ma venne battuto. Fu comunque nominato primo ministro, ma dopo sei mesi si ritirò dalla politica e tornò ad indossare la mimetica, ritenendo che solo in guerra poteva primeggiare. Così provvide a farla ricominciare e nel 1999 lanciò un’offensiva nel vicino Daghestan che il neoeletto Putin prese subito come pretesto per reinvadere la Cecenia.  

Guerra santa contro guerra di liberazione.
Nella seconda guerra cecena, quella attualmente in corso, Basayev  decise di competere con il laico e moderato Maskhadov. Sia sul piano ideologico che su quello della strategia militare. Prendendo contatti con gli ambienti del jihadismo internazionale (compresa al-Qaeda, secondo il Cremlino), Basayev si procurò un canale finanziario autonomo che gli permise di creare, all’interno della resistenza cecena comandata da Maskhadov, delle Brigate Islamiche comandate da lui e dai suoi luogotenenti barbuti (Umarov, Khattab e compagnia). Al nazionalismo laico e alla strategia di guerriglia classica di Maskhadov, Basayev contrappose l’ideologia integralista wahabita e la guerra santa con il ricorso al terrorismo anche contro i civili russi, e con un obiettivo che non era più l’indipendenza della Cecenia da Mosca, ma la “liberazione dagli infedeli” di tutte le repubbliche del Caucaso Russo (quindi anche Inguscezia, Daghestan, Cabardino Balcaria ecc.) e l’instaurazione dell’ “Emirato Islamico del Caucaso settentrionale”. Questa linea estremista non incontrò mai il favore popolare. Perché i ceceni sono islamici ma moderati, di tradizione sufi: quanto di più diverso possa esistere dal wahabismo di origine araba.  
 
L’irresistibile ascesa del principe del terrore. Ma tra i giovani ceceni, nati e cresciuti con la guerra e con il desiderio di vendicare le torture, le uccisioni, gli stupri e i saccheggi delle forze russe, le Brigate di Basayev, meglio armate e più ricche delle altre, divennero le più ambite perché considerate le più temibili. Questo ha progressivamente rafforzato la posizione di Basayev all’interno della resistenza cecena, creando però sempre maggiori contrasti con la vecchia guardia di Maskhadov. L’apice della tensione tra i due c’è stata con il tragico sequestro alla scuola di Beslan del settembre 2004, duramente condannato da Maskhadov. La morte di quest’ultimo, avvenuta pochi mesi dopo, nel marzo 2005, cambiò tutto, spianando la strada all’ascesa di Basayev e all’affermazione della sua linea fondamentalsita. Il successore di Maskhadov, Sadulayev – “testa di legno” di Basayev – epurò i moderati della vecchia guardia maskhadovita e li sostituì con i giovani barbuti integralisti di Basayev, e creò un nuovo comando della guerriglia con il compito di portare la guerra sul “Fronte Caucasico”, cioè fuori dalla Cecenia, in tutte le altre repubbliche vicine. Fatto fuori anche Sadulayev, un mese fa, il suo successore Doku Umarov – braccio destro di Basayev – ha subito dichiarato che la jihad contro gli infedeli verrà estesa al territorio russo e ha nominato Basayev suo successore.  
 
Un bel regalo a Putin per il G8 di Mosca. Secondo Nikolai Patrushev, capo dell’Fsb, i servizi segreti russi, Basayev era in Inguscezia per preparare un clamoroso attentato in occasione del G8 di Mosca, che inizia sabato 15 luglio. Nessuno potrà mai dire se era vero. Di certo, il presidente russo Vladimir Putin non si lascerà sfuggire quest’occasione internazionale per ricordare ai leader mondiali la minaccia terroristica che incombe sulla Russia e che per il Cremlino giustifica la guerra senza fine in Cecenia. Un conflitto che dura ormai da dodici anni e che è costato la vita a 300 mila ceceni e almeno 25 mila soldati russi.

Enrico Piovesana

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