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Un processo
difficile. Accanto a
Milutinovic, al banco degli imputati, siederanno Nikola Sainovic ex
primo ministro, Dragoljub Ojdanic, ex
capo di stato maggiore dell’esercito, Nebojsa Pavkovic, ex
comandante dell’esercito in Kosovo, Vladimir Lazarevic, ex
comandante dei Pristina Corps e Sreten Lukic ex comandante della
polizia in Kosovo. I capi
d’imputazione dei quali sono accusati i 6 dirigenti serbi sono tutti legati
alla guerra del Kosovo e sarebbero stati commessi tra il 1998 e il 1999. Il
momento non poteva essere più delicato, perché il processo inizia mentre, a
Vienna, si discute del futuro della provincia serba autonoma del Kosovo a maggioranza
albanese. Il procedimento
punta a ricostruire i fatti del conflitto e, attraverso le testimonianze dei 6
imputati (che all’epoca dei fatti rappresentavano il gotha del potere in
Serbia) e di quelle dell’accusa, la procura tenterà di dimostrare che esisteva
un disegno politico preciso per attuare una ‘pulizia etnica’ in Kosovo a danno
degli albanesi. Gli imputati tenteranno di difendersi sostenendo di avere solo
obbedito agli ordini di Milosevic. Le prove non mancano: le autorità serbe, il
30 giugno scorso, hanno consegnato i resti degli
ultimi 110 corpi di vittime albanesi delle repressioni condotte dal regime di
Milosevic in Kosovo, esumati da due fosse comuni individuate negli ultimi anni
nei
dintorni di Belgrado. Con i resti di queste 110 vittime, sale a 707 il totale
dei corpi rimpatriati di persone disseppellite in due fosse comuni presso
Batajnica e Perucac, non lontano da Belgrado, a partire dal 2002: anno nel
quale l'esistenza dei due siti fu svelata dal nuovo governo democratico serbo
dopo la cacciata a furor di popolo del regime di Milosevic. Resta da
capire che valore possa avere un processo dove, l’11 marzo scorso, è venuto
meno il principale imputato. Milosevic è morto nella sua cella e ha portato con
lui le risposte più importanti, ma si tratta comunque dei 6 personaggi che,
subito dopo il capo, tenevano in mano le leve del potere in Serbia.
La Serbia al bivio. Quelle leve che oggi sono
nelle mani di del primo ministro serbo Vojislav Kostunica e del presidente della
repubblica Boris
Tadic. L’inizio del processo è avvenuto un giorno prima della visita ufficiale
di Kostunica a Washington, tappa finale di un giro che ha visto il premier
serbo in visita ufficiale anche in Italia. Lo scopo del viaggio è uno solo:
convincere gli stati coinvolti nel negoziato sul futuro del Kosovo, dopo 6 anni
di amministrazione delle Nazioni Unite, a non concedere l’indipendenza alla
regione. La Serbia, appena mutilata dello sbocco al mare a causa della secessione
votata dalla popolazione del Montenegro, non può permettersi di perdere il
Kosovo, con tutti i luoghi di culto più importanti per la confessione
ortodossa. La popolazione kosovara di origine albanese punta invece
all’indipendenza e non sembra accontentarsi di nulla di meno. Kostunica ha
puntato tutto sulla stabilità regionale, sottolineando come un altro stato nei
Balcani non favorirebbe l’equilibrio dell’area. Ma le testimonianze che
arriveranno dall’Aja non aiuteranno la Serbia: convincere la comunità
internazionale che l’autonomia del Kosovo all’interno della Serbia sarà
garantita, mentre verranno rievocati stupri, stragi e fosse comuni non sarà
facile. Kostunica punterà tutto sull’accelerazione della procedura di adesione
della Serbia all’Unione europea. L’ingresso di Belgrado nell’Unione
garantirebbe confini più simbolici che reali, dove l’indipendentismo kosovaro
potrebbe tranquillizzarsi. Ma qui l’ostacolo diventa un altro, anzi due: la
consegna di Radovan Karadzic e Ratko Mladic al Tribunale dell’Aja. L’Ue ritiene
che il governo serbo non collabori abbastanza alla ricerca dei due criminali di
guerra serbi che, durante il conflitto dei Balcani degli anni Novanta, si
macchiarono di atrocità inaudite in Bosnia. Kostunica, durante la tappa di Bruxelles
del suo viaggio, ha presentato un nuovo ‘piano Mladic’ per la cattura del
generale, ma adesso bisognerà vedere i risultati e, nell’attesa, la comunità
internazionale eviterà di prendere una posizione su adesione all’Ue e
indipendenza del Kosovo, per tenere sotto pressione il governo di Belgrado.
Domani, mentre Kostunica entrerà alla Casa Bianca, a Sebrenica si
commemoreranno le 8mila vittime della strage del 1995 guidata proprio da
Mladic. Non si può dire che il calendario sia stato amico di Kostunica nel suo
viaggio. Christian Elia