11/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Alla sbarra i 6 uomini che insanguinarono il Kosovo, mentre Belgrado chiede fiducia
Ieri all’Aja, davanti al tribunale speciale per la ex-Jugoslavia, è cominciato il processo contro 6 uomini politici serbi, tra i quali l’ex presidente della Repubblica Milan Milutinovic, del deposto regime di Slobodan Milosevic. Sono tutti accusati di crimini di guerra e contro l’umanità.
 
una fossa comune di vittime albanesi delle violenze serbeUn processo difficile. Accanto a Milutinovic, al banco degli imputati, siederanno Nikola Sainovic ex primo ministro, Dragoljub Ojdanic, ex capo di stato maggiore dell’esercito, Nebojsa Pavkovic, ex comandante dell’esercito in Kosovo, Vladimir Lazarevic, ex comandante dei Pristina Corps e Sreten Lukic ex comandante della polizia in Kosovo. I capi d’imputazione dei quali sono accusati i 6 dirigenti serbi sono tutti legati alla guerra del Kosovo e sarebbero stati commessi tra il 1998 e il 1999. Il momento non poteva essere più delicato, perché il processo inizia mentre, a Vienna, si discute del futuro della provincia serba autonoma del Kosovo a maggioranza albanese. Il procedimento punta a ricostruire i fatti del conflitto e, attraverso le testimonianze dei 6 imputati (che all’epoca dei fatti rappresentavano il gotha del potere in Serbia) e di quelle dell’accusa, la procura tenterà di dimostrare che esisteva un disegno politico preciso per attuare una ‘pulizia etnica’ in Kosovo a danno degli albanesi. Gli imputati tenteranno di difendersi sostenendo di avere solo obbedito agli ordini di Milosevic. Le prove non mancano: le autorità serbe, il 30 giugno scorso, hanno consegnato i resti degli ultimi 110 corpi di vittime albanesi delle repressioni condotte dal regime di Milosevic in Kosovo, esumati da due fosse comuni individuate negli ultimi anni nei dintorni di Belgrado. Con i resti di queste 110 vittime, sale a 707 il totale dei corpi rimpatriati di persone disseppellite in due fosse comuni presso Batajnica e Perucac, non lontano da Belgrado, a partire dal 2002: anno nel quale l'esistenza dei due siti fu svelata dal nuovo governo democratico serbo dopo la cacciata a furor di popolo del regime di Milosevic. Resta da capire che valore possa avere un processo dove, l’11 marzo scorso, è venuto meno il principale imputato. Milosevic è morto nella sua cella e ha portato con lui le risposte più importanti, ma si tratta comunque dei 6 personaggi che, subito dopo il capo, tenevano in mano le leve del potere in Serbia.
 
una donna piange un parente vittima del massacro di sbrenicaLa Serbia al bivio. Quelle leve che oggi sono nelle mani di del primo ministro serbo Vojislav Kostunica e del presidente della repubblica Boris Tadic. L’inizio del processo è avvenuto un giorno prima della visita ufficiale di Kostunica a Washington, tappa finale di un giro che ha visto il premier serbo in visita ufficiale anche in Italia. Lo scopo del viaggio è uno solo: convincere gli stati coinvolti nel negoziato sul futuro del Kosovo, dopo 6 anni di amministrazione delle Nazioni Unite, a non concedere l’indipendenza alla regione. La Serbia, appena mutilata dello sbocco al mare a causa della secessione votata dalla popolazione del Montenegro, non può permettersi di perdere il Kosovo, con tutti i luoghi di culto più importanti per la confessione ortodossa. La popolazione kosovara di origine albanese punta invece all’indipendenza e non sembra accontentarsi di nulla di meno. Kostunica ha puntato tutto sulla stabilità regionale, sottolineando come un altro stato nei Balcani non favorirebbe l’equilibrio dell’area. Ma le testimonianze che arriveranno dall’Aja non aiuteranno la Serbia: convincere la comunità internazionale che l’autonomia del Kosovo all’interno della Serbia sarà garantita, mentre verranno rievocati stupri, stragi e fosse comuni non sarà facile. Kostunica punterà tutto sull’accelerazione della procedura di adesione della Serbia all’Unione europea. L’ingresso di Belgrado nell’Unione garantirebbe confini più simbolici che reali, dove l’indipendentismo kosovaro potrebbe tranquillizzarsi. Ma qui l’ostacolo diventa un altro, anzi due: la consegna di Radovan Karadzic e Ratko Mladic al Tribunale dell’Aja. L’Ue ritiene che il governo serbo non collabori abbastanza alla ricerca dei due criminali di guerra serbi che, durante il conflitto dei Balcani degli anni Novanta, si macchiarono di atrocità inaudite in Bosnia. Kostunica, durante la tappa di Bruxelles del suo viaggio, ha presentato un nuovo ‘piano Mladic’ per la cattura del generale, ma adesso bisognerà vedere i risultati e, nell’attesa, la comunità internazionale eviterà di prendere una posizione su adesione all’Ue e indipendenza del Kosovo, per tenere sotto pressione il governo di Belgrado. Domani, mentre Kostunica entrerà alla Casa Bianca, a Sebrenica si commemoreranno le 8mila vittime della strage del 1995 guidata proprio da Mladic. Non si può dire che il calendario sia stato amico di Kostunica nel suo viaggio. 

Christian Elia

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