Secondo gli
economisti, entro quarant’anni l’India sarà la terza potenza mondiale,
dietro
Cina e Stati Uniti, ma ciò – oltre a cambiare gli equilibri del mondo –
porterà mutamenti drastici nel Paese asiatico, soprattutto a discapito
dei suoi
milioni di contadini.
Un futuro incerto. Un esperto, che ha stilato un rapporto per
la Bbc, James Robbins, parla di “sfida delle campagne”: per mantenere l’attuale
tasso di crescita economica (8,1 percento), l’Unione indiana dovrà aumentare il
numero delle industrie e convincere milioni di persone a lasciare le loro
terre, per impiegarsi nel settore manifatturiero e in quello dei servizi.
L’agricoltura oggi produce solo un quinto delle entrate dell’economia indiana,
ma due terzi della sua popolazione vive dei frutti del terreno. Il boom
indiano, insomma, porterà benessere anche a questa gente, che oggi vive in
estrema povertà? O la costringerà solamente a inurbarsi con tutti problemi che
l’emigrazione in città può comportare?
Contadini suicidi. Non è chiaro quale sarà il futuro di
Bhagyamma, una delle tante donne rimaste vedove nelle campagne, perché il
marito si è tolto la vita a causa della perdita del raccolto e dei debiti. I
suicidi fra i contadini indiani crescono di anno in anno. Negli stati più
colpiti dal problema (Maharashtra, Andhra Pradesh, Kerala e Karnataka) dal 2001
a oggi si sarebbero uccise fra le 3.600 e le 18mila persone. “Non poteva pagare
i debiti”, spiega a Robbins la donna, che è rimasta sola con la figlia in un
piccolo villaggio dell’Andra Pradesh. “Non sapeva cosa fare, perciò si è
ucciso. Sono così disperata che potremmo arrivare a farla finita allo stesso
modo”. Il marito di Bhagyamma ha bevuto del pesticida, dopo aver perso il
raccolto per la siccità. Adesso l’unica cosa che può consolare la moglie è una
paga di cento giorni di stipendio ogni anno destinata dal governo ai più
poveri.

Aiuti dal governo. A inizio luglio il primo ministro Manmohan
Singh è stato due giorni nel Maharashtra per incontrare i coltivatori di cotone
messi in difficoltà dalla mancanza di precipitazioni, rimanendo profondamente
colpito dalle famiglie che avevano perso in modo tragico i loro cari. Nove
proprio alla vigilia del suo arrivo. Singh ha così stanziato 815 milioni di
dollari per uno dei sei distretti più disastrati della regione che serviranno
a
distinguere i debiti e a migliorare l’irrigazione dei campi. Ma non solo. I
contadini saranno riforniti di sementi e potranno accedere a prestiti liberi da
tassi di interesse. Piani di questo tipo, tuttavia, sono già stati lanciati in
passato, ma non sempre con successo. Sempre nel Maharashtra il governo aveva
stanziato 200 milioni di dollari, ma molti contadini stanno ancora aspettando
di riceverli.
Un circolo vizioso. Alcuni per estinguere un debito sono
costretti a chiedere un altro prestito. Ma siccome le banche allontanano spesso
i contadini che non sono stati in grado di ripagarle, l’unica cosa da fare
resta rivolgersi al cosiddetto sahukar,
il prestasoldi del villaggio che spesso si comporta come uno strozzino,
chiedendo interessi che ammontano fino al 25 percento della somma prestata. E
perseguitati dalle minacce, molti non ce la fanno più a sopportare una vita di
stenti. Così accade in quasi tutta l’India, anche a ridosso di città come
Bangalore e Bombay che in alcuni quartieri crescono ai ritmi forsennati
dell’Occidente.